Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
 

CARTOGRAFIA STORICA

 

 
 

 

IL COINVOLGIMENTO DELL’ITALIA
NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE:
LE RICHIESTE DI ROMA
E LE CONTROPROPOSTE DI INTESA ED AUSTRO-TEDESCHI

Fin dallo scoppio del conflitto europeo nell’estate del 1914 il governo italiano venne corteggiato dalle due fazioni in lotta affinché si schierasse con l’una delle due parti o quantomeno accettasse una neutralità benevola. Dal punto di vista territoriale l’Italia avrebbe potuto ricevere dall’Intesa i territori irredenti sotto il dominio asburgico, mentre da parte degli Imperi si ventilavano annessioni ai danni dei francesi (Nizza, Savoia, Corsica) e qualche piccolo aggiustamento sul confine italo-austroungarico.
Tuttavia, specialmente nei confronti dell’Austria-Ungheria, l’Italia sentiva di avere un credito territoriale dovuto all’applicazione del trattato di Triplice Alleanza: Vienna infatti si era allargata nella Balcania inglobando la Bosnia ed ora attaccando la Serbia senza che l’Italia avesse ricevuto alcunché per il mantenimento dell’equilibrio. Di conseguenza le trattative si spostarono ben presto sulla ridefinizione del confine orientale italiano, con l’Austria-Ungheria, restia tuttavia a qualsivoglia concessione, ma pressata dalla Germania affinché accondiscendesse ad alcune richieste di Roma.
Dall’altra parte, gli alleati dell’Intesa erano disposti a ben maggiore larghezza di manica, fatte salve alcune riserve dei russi, che per il loro panslavismo avrebbero teso a favorire maggiormente i serbi nelle loro aspirazioni ad uno sbocco adriatico. Al termine delle trattative, quando l’intervento italiano era oramai improcrastinabile ulteriormente, l’Intesa offriva il confine dello spartiacque alpino al Brennero, la Contea di Gorizia e Gradisca e l’Istria (il Kunstenland austriaco), la parte settentrionale del regno di Dalmazia e la gran parte delle isole dalmate, oltre a vari (e vaghi) compensi in Albania, Turchia e Africa.
L’ultima offerta austrotedesca invece comprendeva solo il Trentino nei suoi confini amministrativi, lo spostamento del confine ad est sulla linea dell’Isonzo e il disinteressamento per l’Albania. L’Italia da parte sua aveva chiesto all’Austria almeno il confine napoleonico del 1810 (con Bolzano compresa nel Regno d’Italia, dunque), Gorizia e Gradisca e l’arcipelago delle Curzolari. Inoltre Roma chiedeva la costituzione di Trieste in Stato Libero e neutralizzato, del quale si sarebbe assunto gli oneri finanziari. La richiesta italiana comprendeva anche per tutte le altre terre da annettersi l’accettazione degli oneri debitori, da pagarsi in contanti a Vienna.
La maggiore congruità delle offerte dell’Intesa a Londra, oltre alla maggiore minaccia costituita dalla flotta anglofrancese che premeva su Sardegna, Sicilia e coste tirreniche, convinse il governo di Roma a scegliere la guerra contro l’Austria-Ungheria. Si noti tuttavia che il confine orientale previsto dal Trattato di Londra era comunque incerto (non era chiaro se l’Italia avesse diritto alla linea dello spartiacque come sul confine alpino oppure se si dovesse limitare ai confini amministrativi del Kunstenland. Peraltro la linea medesima dello spartiacque in alcune zone del Carso orientale – per esempio nei pressi di Longatico – è alquanto incerta a causa della natura carsica delle acque che vi compaiono e scompaiono senza una chiara appartenenza al bacino balcanico o a quello adriatico) e non comprendeva Fiume, il cui porto era previsto come sbocco al mare di un eventuale Stato croato o di un’Austria-Ungheria molto ridotta di potenza. In entrambi i casi, comunque, di uno Stato che non avrebbe potuto minacciare l’Italia nella sua primazia adriatica. Un punto che non fu rispettato dagli alleati dell’Intesa quando consentirono ai serbi di fondare il Regno Serbo-Croato-Sloveno che veniva a ricreare ai confini orientali dell’Italia quella minaccia incombente per eliminare proprio la quale si era scelta la guerra all’Austria-Ungheria.

E.M.


 

Per gentile concessione della rivista "Storia in rete"



 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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