Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
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LA DIPLOMAZIA DELL'ITALIA FASCISTA

 
 
Alzabandiera a Rodi

 
 

LA QUESTIONE DEL DODECANNESO
E DELLE ISOLE GRECO-TURCHE DEL MEDITERRANEO
ALLA CONFERENZA DI LOSANNA
(1922-1923)

Quella del Dodecanneso era parte della più vasta questione relativa alle isole greco-turche del Mediterraneo, questione che si trascinava dal febbraio 1914, quando – a sèguito delle guerre balcaniche – le grandi potenze avevano sancito l’assetto di quelle isole: senza entrare nel merito di ciò che era già consolidato (Creta, le Cicladi e le Sporadi alla Grecia, il Dodecanneso all’Italia, Cipro all’Inghilterra), era stato deciso di attribuire quasi tutte le isole oggetto di contenzioso alla Grecia, lasciando all’Impero Ottomano soltanto le due – Imbro e Tenedo – che erano poste all’imboccatura dei Dardanelli.
In sede di conferenza di pace, la Turchia chiedeva ora la retrocessione di Lemno, Mitilene, Chio, Samo, Nikaria e Samotracia. Ma la richiesta era avanzata quasi soltanto per dovere d’ufficio, essendo evidente che le “potenze” non avevano alcuna intenzione di consentire che la Grecia, costretta ad abbandonare definitivamente l’Asia Minore e la Tracia orientale, venisse privata anche delle isole dell’Egeo.
Egualmente, non appariva possibile modificare la destinazione di Imbro e Tenedo, a suo tempo conservate all’Impero Ottomano nonostante la nettissima maggioranza etnica ellenica: quasi 15.000 unità su una popolazione complessiva di 16.000 abitanti. Erano infatti prevalse evidenti ragioni di ordine geografico e di sicurezza, essendo le due isole di fatto integrate nella zona degli Stretti. Alla conferenza di Losanna, adesso, la Turchia difendeva ovviamente l’attribuzione di Imbro e Tenedo alla propria sovranità. Questa non era peraltro messa seriamente in discussione neanche da greci e inglesi, a patto però che le due isole venissero sottoposte al medesimo regime di smilitarizzazione previsto per le coste degli Stretti.
Del tutto diversa, invece, la situazione della grande isola di Cipro, posta a sud-est del Dodecanneso, nel mar di Levante, defilata rispetto alle piccole isole egee ma anch’essa prossima alle coste turche. La sua articolazione etnica era simile a quella delle altre isole greco-turche del Mediterraneo: il 78% di greci, il 18% di turchi, ed un 4% di franchi,(1) ebrei sefarditi ed altri. Cipro era stata ceduta all’amministrazione civile ed all’occupazione militare “provvisorie” della Gran Bretagna nel 1878, pur rimanendo sotto la teorica sovranità ottomana; nel novembre 1914, come rappresaglia per l’entrata in guerra dell’Impero Ottomano, l’Inghilterra aveva trasformato l’amministrazione dell’isola in annessione piena al proprio impero coloniale. Passato indenne attraverso tutti i riassetti territoriali degli ultimi decenni, il dominio britannico sull’isola era considerato un assioma degli equilibri mediterranei, un dogma che gli inglesi non permettevano venisse posto in dubbio, mentre essi – naturalmente – avevano il sacrosanto diritto di sindacare altre presenze nell’area e, prima tra tutte, quella dell’Italia nel Dodecanneso. Neanche a Losanna, comunque, il possesso inglese di Cipro era messo in discussione: non dalla Grecia, che non si permetteva di fare uno sgarbo all’Inghilterra; e nemmeno dalla Turchia, timorosa che ai britannici potessero subentrare gli ellenici.
Le uniche isole greco-turche ad essere veramente oggetto di un aspro contenzioso erano dunque quelle del Dodecanneso, per le quali – ancòra alla vigilia dell’apertura della conferenza di pace – il Ministero degli Esteri inglese aveva notificato a Roma una nota di contestazione del possesso italiano.(2)
Il Dodecanneso era un vasto arcipelago (27.000 chilometri quadrati con circa 150.000 abitanti) contiguo al litorale sud-occidentale dell’Anatolia, di fronte al tratto di costa fra Smirne ed Antalya. Nonostante il nome,(3) era formato da quattordici isole, oltre a quasi un centinaio di isolotti in buona parte disabitati. Le isole maggiori erano Rodi (che da sola costituiva circa il 50% della superficie dell’arcipelago), Scarpantos, Kos, Kalimnos, Stampalia, Leros, Casos, Piscopis, Simi, Patmos, Nisiros, Calchi, Lisso e Castellorizo. Geograficamente turco, il Dodecanneso era etnicamente ellenico: i greci rappresentavano circa l’85% della popolazione, i turchi il 10%, mentre il restante 5% era diviso fra gli ebrei sefarditi ed una modesta comunità franca.(4)
L’arcipelago era stato occupato dall’Italia durante la guerra con la Turchia del 1911-12,(5) e da allora tenuto a titolo provvisorio in un primo tempo, e poi – con la prima guerra mondiale – sostanzialmente in termini definitivi,(6) anche alla luce del Patto di Roma.(7) L’istituzionalizzazione dell’occupazione italiana era stata però contrastata dall’Inghilterra (che pure aveva agito in modo del tutto analogo su Cipro), ed anzi Londra aveva sistematicamente incitato Atene a rivendicare il possesso dell’arcipelago sulla base della sua connotazione etnica. Il disegno britannico era sembrato sul punto di realizzarsi nel 1919, quando il governo italiano del tempo (guidato dal filowilsoniano Francesco Saverio Nitti) aveva accettato, con l’accordo Tittoni-Venizèlos, di cedere il Dodecanneso alla Grecia. Malgrado il successivo Governo Giolitti avesse prontamente denunziato l’incredibile accordo,(8) l’Italia era stata egualmente costretta, coevamente alla stipula del trattato di pace di Sèvres, a confermare la cessione dell’arcipelago alla Grecia. Tale cessione – si ricorderà – non era stata poi ratificata né attuata, come del resto l’intero trattato. Un’ulteriore dichiarazione di decadenza del Tittoni-Venizèlos, peraltro, era stata formulata dal Governo Facta nell’ottobre 1922.(9)
Quanto al nuovo Governo Mussolini – scaturito da un’agitazione nazionalista ferocemente ostile ad ogni atteggiamento rinunciatario – il suo orientamento era nettissimo: difesa a oltranza del buon diritto italiano sul Dodecanneso e contrapposizione frontale alla pretesa inglese di espellere l’Italia dal Mediterraneo orientale. Per il Duce del fascismo, quella di Losanna era la prima occasione per mostrare al mondo l’immagine di una nuova Italia forte e risoluta, in evidente discontinuità con il cliché di rassegnazione e di subordinazione alle altre potenze che aveva caratterizzato un passato che si voleva cancellare. Il Dodecanneso, soprattutto dopo la pietosa marciaindietro di lord Curzon sui mandati,(10) era il banco di prova diplomatico del governo fascista, il pegno di una scommessa la cui posta era l’acquisizione di un forte prestigio internazionale e di quel ruolo effettivo di grande potenza che i governi liberali del passato non erano stati in grado di ottenere.
Per contro, la Grecia era nettamente indebolita a causa dell’esito della guerra in Asia Minore, e i reiterati, testardi appelli di Venizèlos (plenipotenziario a Losanna del governo del colonnello Gonatàs) perché l’Italia venisse costretta ancòra una volta a subire le prepotenze altrui, trovavano questa volta meno credito.
Quanto al governo turco, questo avrebbe certamente preferito annettere il Dodecanneso; ma – nell’impossibilità di una tale soluzione – era favorevole alla permanenza dell’Italia e, naturalmente, contrarissimo ad ogni ipotesi di ènosis dell’arcipelago al Regno di Grecia.
Si giungeva così – superate le ultime resistenze elleniche – alla conferma del dominio italiano sul Dodecanneso, più tardi sancito dall’articolo 15 del trattato di pace: «La Turchia rinunzia in favore dell’Italia a tutti i diritti e titoli sulle seguenti isole: Stampalia, Rhodi, Calki, Scarpanto, Casos, Piscopis, Nisiros, Calimnos, Leros, Patmos, Lipsos, Simi e Cos, attualmente occupate dall’Italia unitamente agli isolotti che ne dipendono, così come sull’isola di Castellorizo.»(11)
L’Italia trasformava, dunque, da provvisorio in definitivo il possesso del Dodecanneso. Era il primo grosso successo diplomatico del nuovo governo fascista e di Benito Mussolini, che nelle trattative con le altre potenze aveva impegnato il suo prestigio e la sua abilità.

 
 
 
rielaborazione da:
MICHELE RALLO: Il coinvolgimento dell’Italia nella Prima guerra mondiale e la “vittoria mutilata”. La politica estera italiana e lo scenario egeo-balcanico dal Patto di Londra al Patto di Roma, 1915-1924.
 
 
1) I franchi (talora indicati anche come levantini) erano i discendenti degli antichi viaggiatori e commercianti europei – in larga parte italiani – che si erano stanziati nelle isole e sulle coste dell’Egeo in epoca medioevale.
2) Ennio DI NOLFO: Mussolini e la politica estera italiana. 1919-1933. CEDAM, Padova, 1960.
3) Dodecanneso significa Dodici Isole. L’arcipelago era noto anche come Sporadi Meridionali: denominazione impropria, stante la totale separatezza rispetto alle altre Sporadi, lontanissime e prossime alle coste della Tessaglia.
4) Nicholas DOUMANIS: Una faccia, una razza. Le colonie italiane nell’Egeo. Società editrice Il Mulino, Bologna, 2003.
5) Tranne l’isola più meridionale, quella di Castellorizo (o Castelrosso). Questa sarà occupata dalla Francia durante la prima guerra mondiale, e successivamente retrocessa all’Italia (su specifica richiesta degli abitanti) nell’àmbito dell’evacuazione francese dell’Anatolia.
6) L’occupazione italiana era stata bene accetta da parte dell’elemento ellenico, e considerata come una liberazione dalla dominazione turca. Ciò non aveva impedito che i greci del Dodecanneso continuassero ad aspirare all’ènosis alla madrepatria, soprattutto quando il governo di Atene aveva moltiplicato le sollecitazioni in tal senso. Comunque, nonostante il sentito richiamo nazionalista, i dodecannesiaci – come documenta il Doumanis – giudicavano positivamente il ruolo degli italiani, considerati etnicamente affini («una faccia, una razza») ed apportatori di benessere e di progresso.
7) L’articolo 8 del trattato che aveva determinato l’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale così recitava: «L’Italia avrà la completa sovranità sulle isole del Dodecanneso, da lei ora occupate.»
8) L’Italia aveva motivato la denunzia dell’accordo Tittoni-Venizèlos con il mancato soddisfacimento delle sue aspettative in Asia Minore nell’àmbito del trattato di pace di Sèvres, che sarebbe stato firmato da lì a pochi giorni. L’articolo 7 dell’accordo, infatti, subordinava la validità dello stesso al raggiungimento di un assetto anatolico conforme alle aspirazioni italiane.
9) Maria Gabriella PASQUALINI: L’esercito italiano nel Dodecanneso. 1912-1943. Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma, 2005.
10) Quindici giorni dopo aver sottoscritto un documento che riconosceva all’Italia «una perfetta uguaglianza» nella ripartizione dei mandati internazionali, il Ministro degli Esteri britannico aveva candidamente dichiarato di essersi sbagliato.
11) Amedeo GIANNINI: Trattati e accordi per l’Oriente mediterraneo. Edizioni di “Politica”, Roma, 1923.


 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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