Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
 

STORIA DI IERI E DI OGGI
POLEMICHE STORICHE E STORIOGRAFICHE
(CON UN PIZZICO DI POLITICA)

 
 
Russian Victories (www.russian-victories.ru)
 
AGOSTO 2008:
LA GUERRA NEL CAUCASO

Purtroppo, siamo stati facili profeti. Ci si perdoni l’autocitazione, ma ci sembra opportuno ricordare quanto abbiamo avuto occasione di scrivere sul numero di giugno della rivista “Storia in Rete”, nel contesto di un articolo dedicato alla storia del Kosovo ed alla sua recente proclamazione di indipendenza. Ne riportiamo alcuni passaggi:
«Speriamo che Prishtina non debba rappresentare per l’Europa del XXI secolo ciò che Sarajevo ha rappresentato per l’Europa del XX secolo: l’infrangersi di equilibri risicati, l’inizio di una destabilizzazione galoppante, il detonatore di esplosioni epocali. Già, perché il pericolo della strana dichiarazione d’indipendenza kosovara, voluta dagli americani, è proprio questo: la destabilizzazione degli assetti europei, un precedente devastante, un prevedibile effetto “domino” che potrà investire non soltanto la Russia (come è evidente) ma anche altri paesi europei dell’est e dell’ovest, fomentando separatismi e terrorismi dal Caucaso alla penisola iberica, con l’aggravante di favorire la nascita e il rafforzarsi di un “Islam europeo” di cui – francamente – non si avvertiva la mancanza. (…) Perché? Certamente per fare un dispetto a Mosca, la “grande madre slava” protettrice della Serbia, per provocare Putin, per rigettarlo sulle vecchie barricate della “guerra fredda”. Ma, forse, non soltanto per questo. Forse è l’Europa stessa l’obiettivo delle molte azioni destabilizzatrici di una strategia americana che – in caso contrario – sarebbe francamente incomprensibile.»

Già. Perché questa ultima, drammatica pagina della storia esteuropea viene scritta – ancòra una volta – dagli americani. Sono gli USA ad avere spinto la Georgia verso una politica (suicida) di antagonismo, di ostilità, di crescenti provocazioni nei confronti della Russia, fino alla goccia che ha fatto traboccare il vaso: la pulizia etnica nelle repubbliche autonome dell’Ossezia del Sud e dell’Abkazia, il tentativo di spingere alla fuga le loro popolazioni (russe) e di sradicare il movimento (russo) che intendeva trasformare l’autonomia in indipendenza. Così come sono gli USA – sempre in questi giorni – a cercare di allargare il fronte antirusso, a tentare di coinvolgere la Polonia con l’affare dei missili e l’Ukraina con l’affare di Sebastopoli, a diffondere voci allarmanti in Estonia, Lettonia e Lituania, agitando lo spauracchio di una impossibile rioccupazione russa delle repubbliche baltiche.
E, tutto questo, nella completa latitanza dell’Europa. Una Europa che ancòra una volta sembra pronta ad avallare le scelte di politica estera che gli Stati Uniti d’America hanno a suo tempo assunto in splendido isolamento – nel Caucaso come in Medio Oriente – e che adesso pretendono debbano essere condivise (e difese) dagli alleati europei. L’Europa non tenta nemmeno di assumere una posizione autonoma, e la stessa stanca, spompata “mediazione” non è – in realtà – che una riproposizione in termini meno arroganti delle richieste americane, a incominciare dalla condicio-sine-qua-non della “integrità di Stato sovrano” della Georgia. Una “integrità” che, in realtà, significherebbe la condanna senza appello per i russi dell’Abkazia e dell’Ossezia del Sud. Una “integrità” che nessuno o quasi ha invocato in difesa di un altro “Stato sovrano”, la Serbia, che appena sei mesi fa si è vista privare di una parte del suo territorio nazionale, il Kosovo.
Ma nessuno, in Europa, sembra porsi questa domanda: né i governi, né le forze politiche, né tanto meno i mezzi d’informazione, impegnati in una stucchevole gara per avallare l’immagine di una piccola nazione indifesa che viene aggredita da una bieca potenza imperialista, mentre i buoni americani – come sempre – accorrono in aiuto dei deboli contro i prevaricatori.
Le cose – non occorre dirlo – stanno in termini leggermente diversi. La Russia, in realtà, è vittima della “politica d’accerchiamento” americana e, nel caso in specie, di una sanguinosa provocazione del regime georgiano filoamericano. Né a Mosca può essere imputata una reazione “sproporzionata”, perché un atteggiamento meno fermo avrebbe significato una plateale umiliazione della Russia, la fine della sua credibilità, della sua autorevolezza nei confronti dei confinanti e delle sue stesse variegate popolazioni.
Ciò avrebbe potuto determinare sviluppi difficilmente prevedibili: e non soltanto sulla gestione di gasdotti ed oleodotti caucasici, com’è evidente, ma pure sugli equilibri etnici – e quindi politici – di quella vastissima regione che va dal Baltico al Mar Nero. Ed avrebbe potuto causare, anche, un rafforzamento delle forze politiche russe che si rifanno al comunismo ed alla politica di contrapposizione e di aggressione contro l’Europa.
Ma il Presidente statunitense Bush non sembra preoccuparsi di simili particolari, esattamente come in un recente passato non è sembrato preoccuparsi dell’effetto che avrebbe potuto avere sullo sviluppo del fondamentalismo islamico la fine del regime laico baathista di Saddam Hussein in Iraq.

Michele Rallo

L’articolo sulla storia del Kosovo, cui si faceva cenno, è riportato integralmente – per gentile concessione della rivista “Storia in Rete” – nella Sezione 2 / Sottosezione Albania.

 

 

 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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