| “KATYN”
BOICOTTATO DALLA CULTURA UFFICIALE |
Perché
“Katyn”, il film-evento
di Andrzej Wajda, è stato distribuito in sole
12 copie nelle sale italiane, la qualcosa – di
fatto – assomiglia molto a un boicottaggio o ad
una operazione di censura mascherata? Secondo i benpensanti,
ciò è dovuto al fatto che “i comunisti”
controllano ancòra tutti i gangli dell’industria
culturale italiana e che intervengono rudemente non
appena qualcuno osi parlar male del bolscevismo, del
leninismo, dello stalinismo, eccetera.
Balle: “i comunisti” non ci sono praticamente
più, sono diventati dei liberaldemocratici-globalisti-federalisti-liberomercatisti
di centro-sinistra; e i pochi che non hanno fatto atto
di contrizione sono marcati a vista, quasi come “i
fascisti” che hanno rifiutato la trasformazione
in liberaldemocratici-globalisti-federalisti-liberomercatisti
di centro-destra.
No, i comunisti non c’entrano. C’entrano,
invece, coloro che decidono come debba essere scritta
la storia, quali siano le cose da dire e quelle da non
dire, o che – comunque – debbano essere
dimenticate, rimosse dalla memoria collettiva. E, tra
le cose che devono essere cancellate dalla storia narrata
ai semplici, rientra a pieno titolo non soltanto la
strage di Katyn, ma tutt’intera la vicenda dell’aggressione
tedesca e russa alla Polonia, dell’alleanza militare
e politica (che tale era in realtà il “trattato
di non aggressione”) fra il Terzo Reich e l’Unione
delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, del “nazi-comunismo”
operante per i primi due anni della Seconda Guerra Mondiale.
La versione ufficiale è che l’alleanza
russo-tedesca sia stata una piccola sbavatura di nessuna
importanza, e che a spingere l’Europa sulla china
della guerra sia stato un allora inesistente “nazi-fascismo”.
Non occorre aggiungere altro: «e più
non dimandare» direbbe padre Dante.
In fondo, i libri di storia, le trasmissioni televisive,
le produzioni cinematografiche anglo-americane o assimilate
devono ancòra spiegare al mondo come mai “i
buoni” (e cioè gli inglesi ed i loro alleati
del momento) abbiano dichiarato guerra alla Germania
(che aveva attaccato la Polonia da ovest) e non alla
Russia (che sùbito dopo avrebbe attaccato la
Polonia da est). Così come – sia detto
per inciso – i summenzionati strumenti d’informazione
devono ancòra spiegare agli sprovveduti utenti
come mai l’Italia fascista e il Giappone militarista-imperialista
siano stati ferocemente ostili al patto russo-tedesco
ed all’attacco alla Polonia.
La verità vera, quella che non deve venire a
galla assolutamente, è che nazismo e comunismo,
fascismo e democratismo hanno influito solo marginalmente
sulla Seconda Guerra Mondiale, la quale è stata
non uno scontro fra ideologie ma uno scontro fra potenze:
le cinque “grandi potenze europee” sopravvissute
alla Prima Guerra Mondiale (Inghilterra, Germania, Francia,
Italia e Russia) con l’aggiunta della nuova superpotenza
americana.
Il film di Wajda ha il grande torto di far intravedere
questa verità, e perciò deve assolutamente
essere inibito al grande pubblico. Dodici copie bastano
e avanzano per gli storici, i docenti universitari e
per quei pochi imbecilli – di destra e di sinistra
– che ancòra si ostinano ad approfondire
i fatti della storia. Più tardi, qualche passaggio
sulle reti televisive in orari proibitivi (preferibilmente
tra mezzanotte e le 6 del mattino) chiuderà il
cerchio, e la fastidiosa pratica “Katyn”
potrà essere definitivamente archiviata.
Ancòra una volta, quindi, “i buoni”
vincono e l’interpretazione anglosassone della
storia trionfa sui malevoli dubbi che “i cattivi”
volevano instillare nelle menti del pubblico.
Intendiamoci: nessuno accuserà mai il celebrato
autore de “L’uomo di marmo”
di essere un “cattivo”. Ma Wajda ha comunque
il torto di essere figlio di un ufficiale polacco che,
a suo tempo, ebbe il cattivo gusto di farsi ammazzare
a Katyn insieme ad altri 22.000 suoi commilitoni; e
questo è un neo, se non proprio una macchia,
per un uomo di cultura che voglia essere “politicamente
corretto”. I polacchi di oggi, opportunamente
liberaldemocratizzati e globalizzati, dovrebbero tenere
ben presente che i loro padri sono da considerare “buoni”
se si sono fatti massacrare dai tedeschi, ma “cattivi”
– o comunque non del tutto buoni – se si
sono fatti sterminare dai russi.
Quanto agli italiani, basti loro sapere che la Polonia
è stata invasa da Hitler il 1° settembre
1939, e che da questo evento è scaturita la Seconda
Guerra Mondiale. Non c’è bisogno di conoscere
altro. Né che l’accordo nazi-comunista
era diretto alla spartizione della Polonia tra Germania
e Russia, né che lo stesso contemplava anche
la spartizione dell’intera Europa Orientale (la
qualcosa consentì ai russi di impadronirsi di
Lituania, Lettonia ed Estonia e di tentare di fare altrettanto
con la Finlandia), né che Inghilterra e Francia
non mandarono un solo soldato a difendere le linee polacche,
né tantomeno che l’Italia contrastò
fortemente l’iniziativa tedesca e che Mussolini
mise in atto tutta una serie di tentativi per evitare
che un conflitto locale potesse sfociare in una nuova
guerra mondiale.
Visto quanto lontano ci hanno condotto le riflessioni
sul film di Wajda? E’ proprio questo che qualcuno
vuole impedire. Certi veli non devono essere sollevati;
anzi, neanche un lembo di certi veli. Si potrebbe iniziare
dal massacro di Katyn ed arrivare, poi, chissà
dove….
Michele
Rallo
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