Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
 

STORIA DI IERI E DI OGGI
POLEMICHE STORICHE E STORIOGRAFICHE
(CON UN PIZZICO DI POLITICA)

 
 
Il famoso “cane a sei zampe”, simbolo dell’ENI di Enrico Mattei.

 
LA VERITÀ NASCOSTA
 
GUERRA CONTRO LA LIBIA
O GUERRA CONTRO L’ITALIA?
 
 
LA “MISSIONE DI PACE” IN LIBIA MIRA AD UN CAMBIO DI REGIME A TRIPOLI. MA NON SOLO. NEL MIRINO DELLA NATO C’È ANCHE LA POLITICA ENERGETICA DELL’ITALIA, DA SEMPRE AVVERSATA DAI NOSTRI CARI “ALLEATI”
 
 
 

La “missione di pace” decretata dalla NATO per favorire una delle due fazioni libiche non è diretta soltanto contro il regime di Gheddafi, ma anche contro l’Italia. La Libia, infatti, non è stata certo attaccata perché il suo regime era scarsamente democratico – non lo credono neanche i bambini! – ma perché Stati Uniti e Inghilterra (con la Francia nel ruolo di Pierino) hanno deciso di scippare all’Italia il ricco mercato petrolifero libico e di acquisirlo al loro “impero” energetico. L’Italia – e qui siamo veramente alla farsa – è stata talmente obbediente ai desiderata della “grande alleata” da decidere di prendere parte a questa guerra (è guerra autentica, non intervento umanitario) per colpire i suoi stessi interessi e per favorire quelli dei cosiddetti alleati. Berlusconi – fresco reduce da un baciamano che avrebbe fatto invidia a Giuda Iscariota – ha probabilmente tentato di resistere, ma alla fine ha dovuto chinare la schiena alle imposizioni dei poteri forti, anzi fortissimi, di Washington. Evidentemente, non è stato in grado di ripetere il gesto orgoglioso di Bettino Craxi, che al tempo della crisi di Sigonella ebbe il fegato di mandare a quel paese il Presidente degli Stati Uniti.
E, tuttavia, se si vogliono comprendere veramente gli avvenimenti libici di questi giorni, si deve risalire assai più indietro nel tempo; perché è esattamente da 100 anni – dall’epoca cioè della guerra italo-turca del 1911-12 – che la politica mediterranea dell’Italia (la politica “di potenza” dapprima, la politica energetica poi) ruota attorno al rapporto con la Libia. Naturalmente, non possiamo in questa sede ripercorrere le vicende di un secolo intero: prenderemo perciò le mosse dal secondo dopoguerra, quando Enrico Mattei riuscì a scongiurare la privatizzazione dell’AGIP (cioè la vendita agli americani) e successivamente – nel 1953 – diede vita all’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi, che in breve diventerà il più temibile concorrente internazionale delle “sette sorelle” anglo-americane. Senza addentrarci in particolari, diremo soltanto che Mattei riuscì a “soffiare” agli americani alcuni “mercati” non ancora stabilizzati, primo fra tutti quello dell’Iran; riuscì, inoltre, ad indirizzare la politica estera italiana verso un crescente filoarabismo (sia pur moderato, “alla democristiana”), suscitando la diffidenza degli Stati Uniti e di Israele. Enrico Mattei perirà poi – nel 1962 – vittima di un attentato i cui mandanti ed esecutori sono a tutt’oggi ignoti.
Mentre Mattei – nei primi anni ’50 – andava tessendo la sua “diplomazia parallela” filoaraba, gli inglesi (che avevano ottenuto il mandato ONU per “accompagnare” la Libia verso l’indipendenza) si davano da fare per impedire che la nostra ex-colonia potesse tornare nell’orbita italiana; anche perché già si sapeva della presenza di ricchi giacimenti petroliferi. Per realizzare questo disegno, gli inglesi utilizzarono un maggiorente della Cirenaica: quell’Idris al-Senussi che, negli anni della guerra, era stato il loro uomo in Cirenaica, dove aveva diretto la guerriglia contro gli italiani. Imposto dai suoi padrini anche in Tripolitania (di cui era sorprendentemente nominato “emiro”), Idris cingeva infine la corona dell’intera Libia, quando i britannici, nel 1951, ne tenevano a battesimo l’indipendenza. Il neonato Regno Unito di Libia era così acquisito all’orbita inglese e, conseguentemente, reso indisponibile per l’attivismo diplomatico-energetico di Enrico Mattei.
Facciamo adesso un altro salto temporale e giungiamo al 1969, quando il colonnello Muammar al-Gheddafi operava un colpo-di-Stato, deponeva re Idris e proclamava la repubblica. Gheddafi era un nazionalista intransigente, e la folta comunità italiana in Libia faceva drammaticamente le spese di questa sua intransigenza. Ma, per strano che possa sembrare, in politica estera era sostanzialmente filoitaliano; così come l’Italia – pur colpita dalla espulsione della nostra comunità – era di fatto filolibica. Anzi, non manca chi – ricordando come il putsch gheddafiano fosse stato organizzato in Italia – avanza il sospetto (a nostro avviso fondato) che il governo di Roma avesse discretamente favorito una manovra che, nei fatti, mirava a restituire all’Inghilterra lo “sgarbo” della intronizzazione di Idris. Fantapolitica? Forse. Resta il fatto che il controgolpe tentato dai seguaci di Idris nel 1971 era – secondo quanto si sussurrava in alcuni ambienti “bene informati” – patrocinato ed organizzato dai servizi segreti inglesi. Così come resta il fatto che quel controgpolpe (in codice Operazione Hilton) fallì perché il nostro servizio segreto – guidato all’epoca dal generale Vito Miceli – si mise di traverso.
Anche qui siamo costretti a sorvolare su tante altre vicende – Ustica compresa – per giungere ai giorni nostri ed alle tante intese raggiunte con la Libia da vari governi italiani (ultima quella firmata da Berlusconi); intese tutte tese a rinforzare i nostri legami economici con Tripoli ed a sancire il nostro accesso privilegiato al ricco mercato energetico (gas e petrolio) della nostra ex-colonia. Evidentemente, tutto ciò – e soprattutto l’ultimo e più impegnativo accordo Italia-Libia – ha indispettito i nostri cari “alleati”. A Roma girava già da qualche tempo la voce che gli americani avrebbero fatto pagare caro a Berlusconi sia l’accordo con la Libia di Gheddafi, sia quello – per certi versi analogo – con la Russia di Putin. E il conto è presto arrivato, salatissimo: è una nuova Operazione Hilton, un nuovo colpo-di-Stato organizzato – guarda caso – dai medesimi ambiente filobritannici della Cirenaica che nel 1971 tentarono di riportare la Libia nell’orbita anglosassone. Obiettivo ufficiale è il colonnello di Tripoli. Ma l’obiettivo vero è l’Italia, che deve essere privata del mercato libico. E noi – da bravi sudditi “atlantici” – abbiamo messo a disposizione le basi da cui far partire i bombardieri diretti a colpire i nostri interessi in Libia. Enrico Mattei si starà rivoltando nella tomba.

Michele Rallo

 
 

PER GENTILE CONCESSIONE DEL MENSILE “LA RISACCA”

 


 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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