| GUERRA
CONTRO LA LIBIA
O GUERRA CONTRO L’ITALIA? |
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LA
“MISSIONE DI PACE” IN LIBIA MIRA AD UN CAMBIO
DI REGIME A TRIPOLI. MA NON SOLO. NEL MIRINO DELLA NATO
C’È ANCHE LA POLITICA ENERGETICA DELL’ITALIA,
DA SEMPRE AVVERSATA DAI NOSTRI CARI “ALLEATI” |
La
“missione di pace” decretata dalla NATO
per favorire una delle due fazioni libiche non è
diretta soltanto contro il regime di Gheddafi, ma anche
contro l’Italia. La Libia, infatti, non è
stata certo attaccata perché il suo regime era
scarsamente democratico – non lo credono neanche
i bambini! – ma perché Stati Uniti e Inghilterra
(con la Francia nel ruolo di Pierino) hanno deciso di
scippare all’Italia il ricco mercato petrolifero
libico e di acquisirlo al loro “impero”
energetico. L’Italia – e qui siamo veramente
alla farsa – è stata talmente obbediente
ai desiderata della “grande alleata” da
decidere di prendere parte a questa guerra (è
guerra autentica, non intervento umanitario) per colpire
i suoi stessi interessi e per favorire quelli dei cosiddetti
alleati. Berlusconi – fresco reduce da un baciamano
che avrebbe fatto invidia a Giuda Iscariota –
ha probabilmente tentato di resistere, ma alla fine
ha dovuto chinare la schiena alle imposizioni dei poteri
forti, anzi fortissimi, di Washington. Evidentemente,
non è stato in grado di ripetere il gesto orgoglioso
di Bettino Craxi, che al tempo della crisi di Sigonella
ebbe il fegato di mandare a quel paese il Presidente
degli Stati Uniti.
E, tuttavia, se si vogliono comprendere veramente gli
avvenimenti libici di questi giorni, si deve risalire
assai più indietro nel tempo; perché è
esattamente da 100 anni – dall’epoca cioè
della guerra italo-turca del 1911-12 – che la
politica mediterranea dell’Italia (la politica
“di potenza” dapprima, la politica energetica
poi) ruota attorno al rapporto con la Libia. Naturalmente,
non possiamo in questa sede ripercorrere le vicende
di un secolo intero: prenderemo perciò le mosse
dal secondo dopoguerra, quando Enrico Mattei riuscì
a scongiurare la privatizzazione dell’AGIP (cioè
la vendita agli americani) e successivamente –
nel 1953 – diede vita all’ENI, l’Ente
Nazionale Idrocarburi, che in breve diventerà
il più temibile concorrente internazionale delle
“sette sorelle” anglo-americane. Senza addentrarci
in particolari, diremo soltanto che Mattei riuscì
a “soffiare” agli americani alcuni “mercati”
non ancora stabilizzati, primo fra tutti quello dell’Iran;
riuscì, inoltre, ad indirizzare la politica estera
italiana verso un crescente filoarabismo (sia pur moderato,
“alla democristiana”), suscitando la diffidenza
degli Stati Uniti e di Israele. Enrico Mattei perirà
poi – nel 1962 – vittima di un attentato
i cui mandanti ed esecutori sono a tutt’oggi ignoti.
Mentre Mattei – nei primi anni ’50 –
andava tessendo la sua “diplomazia parallela”
filoaraba, gli inglesi (che avevano ottenuto il mandato
ONU per “accompagnare” la Libia verso l’indipendenza)
si davano da fare per impedire che la nostra ex-colonia
potesse tornare nell’orbita italiana; anche perché
già si sapeva della presenza di ricchi giacimenti
petroliferi. Per realizzare questo disegno, gli inglesi
utilizzarono un maggiorente della Cirenaica: quell’Idris
al-Senussi che, negli anni della guerra, era stato il
loro uomo in Cirenaica, dove aveva diretto la guerriglia
contro gli italiani. Imposto dai suoi padrini anche
in Tripolitania (di cui era sorprendentemente nominato
“emiro”), Idris cingeva infine la corona
dell’intera Libia, quando i britannici, nel 1951,
ne tenevano a battesimo l’indipendenza. Il neonato
Regno Unito di Libia era così acquisito all’orbita
inglese e, conseguentemente, reso indisponibile per
l’attivismo diplomatico-energetico di Enrico Mattei.
Facciamo adesso un altro salto temporale e giungiamo
al 1969, quando il colonnello Muammar al-Gheddafi operava
un colpo-di-Stato, deponeva re Idris e proclamava la
repubblica. Gheddafi era un nazionalista intransigente,
e la folta comunità italiana in Libia faceva
drammaticamente le spese di questa sua intransigenza.
Ma, per strano che possa sembrare, in politica estera
era sostanzialmente filoitaliano; così come l’Italia
– pur colpita dalla espulsione della nostra comunità
– era di fatto filolibica. Anzi, non manca chi
– ricordando come il putsch gheddafiano fosse
stato organizzato in Italia – avanza il sospetto
(a nostro avviso fondato) che il governo di Roma avesse
discretamente favorito una manovra che, nei fatti, mirava
a restituire all’Inghilterra lo “sgarbo”
della intronizzazione di Idris. Fantapolitica? Forse.
Resta il fatto che il controgolpe tentato dai seguaci
di Idris nel 1971 era – secondo quanto si sussurrava
in alcuni ambienti “bene informati” –
patrocinato ed organizzato dai servizi segreti inglesi.
Così come resta il fatto che quel controgpolpe
(in codice Operazione Hilton) fallì perché
il nostro servizio segreto – guidato all’epoca
dal generale Vito Miceli – si mise di traverso.
Anche qui siamo costretti a sorvolare su tante altre
vicende – Ustica compresa – per giungere
ai giorni nostri ed alle tante intese raggiunte con
la Libia da vari governi italiani (ultima quella firmata
da Berlusconi); intese tutte tese a rinforzare i nostri
legami economici con Tripoli ed a sancire il nostro
accesso privilegiato al ricco mercato energetico (gas
e petrolio) della nostra ex-colonia. Evidentemente,
tutto ciò – e soprattutto l’ultimo
e più impegnativo accordo Italia-Libia –
ha indispettito i nostri cari “alleati”.
A Roma girava già da qualche tempo la voce che
gli americani avrebbero fatto pagare caro a Berlusconi
sia l’accordo con la Libia di Gheddafi, sia quello
– per certi versi analogo – con la Russia
di Putin. E il conto è presto arrivato, salatissimo:
è una nuova Operazione Hilton, un nuovo colpo-di-Stato
organizzato – guarda caso – dai medesimi
ambiente filobritannici della Cirenaica che nel 1971
tentarono di riportare la Libia nell’orbita anglosassone.
Obiettivo ufficiale è il colonnello di Tripoli.
Ma l’obiettivo vero è l’Italia, che
deve essere privata del mercato libico. E noi –
da bravi sudditi “atlantici” – abbiamo
messo a disposizione le basi da cui far partire i bombardieri
diretti a colpire i nostri interessi in Libia. Enrico
Mattei si starà rivoltando nella tomba.
Michele
Rallo
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PER
GENTILE CONCESSIONE DEL MENSILE “LA RISACCA”
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