Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
 

STORIA DI IERI E DI OGGI
POLEMICHE STORICHE E STORIOGRAFICHE
(CON UN PIZZICO DI POLITICA)

 
 
 
 
 
UNA LETTERA AL DIRETTORE DI MILLENOVECENTO”
RIVISTA DI STORIA CONTEMPORANEA
(NOVEMBRE 2003)
 
 
Egregio direttore,
seguo sin dai primi numeri i Suoi editoriali, apprezzandone la lucidità ed il senso dell'equilibrio. Non può che condividersi, in particolare, l'energica sottolineatura dei torti e delle ragioni, della buona e della mala fede, delle nefandezze e degli eroismi che sono ascrivibili ai singoli protagonisti delle nostra storia più recente (senza distinzione di collocazione politica), come anche a quelli della più remota. Certamente, è comprensibile che taluno si indigni dinanzi all’ affermazione che non tutti i partigiani fossero "buoni" e che non tutti i repubblichini fossero "cattivi", e che i sostenitori di una tale teoria vengano sprezzantemente arruolati nel filone del "revisionismo": calderone ove viene allegramente stipato di tutto, da De Felice ai negazionisti dell'olocausto, fino ai lettori delle memorie del barbiere di Mussolini.
Mi consenta, però, di rendere una personale testimonianza in tema di revisionismo; una testimonianza che, come suol dirsi, viene da lontano. Io appartengo a una certa generazione politica che è cresciuta nelle fila delle organizzazioni giovanili del MSI (talora anche con escursioni nell'universo culturale della destra extraparlamentare) e nel culto della Repubblica Sociale Italiana. Per noi, negli anni '70, tutto quanto apparteneva alla sfera del fascismo era positivo, tutto quanto apparteneva alla sfera dell'antifascismo era negativo. La RSI, in particolare, in quanto espressione del fascismo più puro, quello delle origini, era il mito assoluto, la quintessenza degli ideali positivi del genio italiano e della civiltà occidentale: onore, lealtà, ardimento, ma anche umanità, solidarietà, tolleranza. Tutti gli uomini della RSI erano stati "buoni", e tutt'al più qualche piccola cattiveria (giustificata dalle provocazioni dei partigiani "cattivi") poteva essere imputata solo agli alleati tedeschi.
Lo studio della storia e qualche anno in più mi hanno poi portato alla "revisione", cioè a una visione meno settaria delle vicende storiche; ma non senza conflitti interiori. Ricordo il trauma provato nell'apprendere che in una villa di Roma aveva operato una "banda" repubblichina che praticava la tortura sui sospetti di attività partigiane; e poi, via via, la scoperta di altri tristissimi episodi di inoppugnabile autenticità. Così, a poco a poco, mi resi conto che una lettura della storia affidata alle "parti" (e per "parti" intendo anche quanti si considerano più o meno legittimamente eredi dei protagonisti degli eventi) non poteva fare a meno di risentire delle passioni del passato e talora anche dei calcoli relativi al presente. Con questo, non voglio dire che la memorialistica ed anche qualche ottima ricostruzione "di parte" fossero menzognere; erano, e sono, solamente parziali, o meglio parzialmente veritiere. Le mie letture giovanili sulla Repubblica Sociale dicevano il vero sull'eroismo dei "neri" e sulle stragi compiute dai "rossi"; ma ignoravano re¬golarmente tutti gli episodi che testimoniavano l'eroismo dei "rossi" e le stragi dei "neri". Un po' come ancora oggi avviene su gran parte degli organi d'informazione, naturalmente in termini opposti, ogni qual volta si tratti di rievocare gli eventi degli anni '43-45.
Personalmente, non me ne scandalizzo: è naturale che ognuno di noi desideri che la propria parte sia stata sempre interpretata dai "buoni", e che i "cattivi" si fossero sempre trovati dall'altro lato della barricata. Purtroppo, però, questo desiderio non ha riscontro alcuno con la storia di nessuna delle "parti" che nei secoli sono state in lotta. Anche la storia della nostra Italia (paese fortunatamente meno propenso di altri alla crudeltà organizzata del fanatismo politico, etnico o religioso) è talmente intrisa di sangue da fare dubitare che sia mai esistita una causa "buona" in assoluto: dalla maestà della Roma imperiale (di cui il Colosseo ancor oggi ricorda il vezzo di far sbranare i cristiani dalle bestie feroci) al messaggio d'amore della Cristianità medioevale (che invitava i fedeli sulle pub-bliche piazze a gioire mentre gli eretici venivano squartati o arsi vivi); e via via nei secoli, fortunatamente in termini decrescenti, fino al XX secolo, con episodi di crudeltà inenarrabili che però sono per la maggior parte ascrivibili ai singoli. Mi sembrerebbe sbagliato, tuttavia, circoscrivere la "revisione" della nostra storia più recente ai comportamenti dei singoli, limitandosi a prendere atto che i "buoni" e i "cattivi" si trovarono in ogni campo. Va sottoposto a revisione (il più spassionatamente possibile, anche se mi rendo conto che non è facile) anche il comportamento delle "parti". Tanto per non rimanere nel vago, sarebbe sbagliato adottare l'assioma per cui tutto quanto sia riconducibile al fascismo abbia una connotazione negativa, e tutto quanto riconducibile all'antifascismo una connotazione positiva. Significherebbe adottare, in termini speculari, la stessa chiave di lettura acritica che apparteneva ai più giovani e sprovveduti militanti dell'estrema destra di trent’anni fa.
Naturalmente, come Lei opportunamente osserva nell'editoriale di settembre, discorso completamente diverso va fatto per i valori. A patto, però, che si tenga ben presente che i valori di oggi sono profondamente diversi (e per certi versi addirittura incompatibili) da quelli degli anni '20-40.

Michele Rallo

 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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