Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
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LA DIPLOMAZIA DELL'ITALIA FASCISTA

 
 
Il Gran Consiglio del Fascismo proclama la ”non belligeranza” dell’Italia.

 
LA ”NON BELLIGERANZA” ITALIANA
E IL PROGETTO DI UN ”BLOCCO DEI NEUTRALI”
ALL’INIZIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
(1939-1940)

Il 1° settembre 1939, con l’attacco tedesco alla Polonia, iniziava la seconda guerra mondiale. Mentre l’Italia adottava la linea della ”non belligeranza”, i Paesi del Nuovo Patto Balcanico si dichiaravano neutrali; e ciò, anche se Bulgaria e Jugoslavia erano sostanzialmente schierate con i tedeschi, Grecia e Romania con gli occidentali, e la sola Turchia appariva relativamente equidistante. Comunque, la volontà di mantenersi fuori dal conflitto era sincera e fungeva da collante per i balcanici, che si trovavano perfettamente d’accordo anche su un altro punto: collegarsi all’Italia ”non belligerante” (considerata Potenza balcanica in quanto dominatrice dell’Albania) e chiederle di guidare la loro cordata, che avrebbe dovuto estendersi anche a un altro Paese del campo germanofilo, l’Ungheria.
Nasceva così l’idea di un Blocco dei Neutrali, che – almeno fino all’entrata in guerra dell’Italia nel giugno dell’anno successivo – costituirà il principale argomento di dibattito nelle cancellerie balcaniche. Peraltro, tale progetto era accolto con marcata simpatia dalla Germania, che in un primo tempo vi vedeva – per dirla col Collotti – «un prolungamento al settore danubiano della non-belligeranza dell’Italia (…) un modo per portare al Reich in guerra l’appoggio politico ed economico degli Stati danubiani senza arrivare al loro diretto impegno nel conflitto».(1)
Francia e Gran Bretagna – per contro – pur incoraggiando con qualche distinguo l’iniziativa, le erano in verità contrarie per motivi speculari a quelli che spingevano la Germania ad esservi favorevole. Infatti, malgrado il benevolo paternalismo ostentato verso i paesi dell’area, in realtà la politica degli occidentali tendeva alla creazione di un esteso fronte orientale che si spingesse fino ai Balcani; e ciò, sia per impegnare a est ed impastoiare le forze tedesche, sia per determinare lo strangolamento economico della Germania e l’interruzione dell’afflusso di materie prime dai paesi del Südosten.(2)
La maggiore beneficiaria della creazione di un Blocco dei Neutrali sarebbe stata in ogni caso l’Italia, che avrebbe – senza colpo ferire e con il consenso di tutti – realizzato l’obiettivo storico della sua diplomazia: la leadership indiscussa di un blocco danubiano-balcanico compatto, esteso addirittura dall’Ungheria alla Turchia. Era proprio per evitare l’egemonia italiana nella regione – probabilmente – che Hitler mutava rapidamente avviso, stoppando ogni iniziativa in tal senso e trovando – incredibilmente – l’accordo di Mussolini, preoccupato di mantenersi libero da vincoli che avrebbero potuto limitare la libertà d’azione dell’Italia in vista di un eventuale ingresso in guerra.(3)
In ogni caso, nel giro di un paio di mesi l’ipotizzato Blocco dei Neutrali era praticamente liquidato, anche se – come si diceva – incomberà sullo scenario europeo fino all’entrata in guerra dell’Italia.

* * *

Il 2 febbraio 1940 si apriva a Belgrado la Conferenza Balcanica. Si parlava ancora di Blocco dei Neutrali, ma il diniego italiano era rafforzato dalle riserve di altri soggetti: a tirarsi indietro era anche la Bulgaria, per motivazioni connesse al contenzioso con la Romania per la Dobrujia meridionale. La Conferenza si concludeva – due giorni dopo – con l’invito rivolto all’Italia di mettersi a capo del fantomatico Blocco, ma oramai erano rimasti in pochi a nutrire ancora qualche speranza in tal senso.
La situazione bellica, intanto, evolveva rapida¬mente: la guerra lampo tedesca sbaragliava gli occidentali, mentre il 10 giugno l'Italia entrava in guerra. Il progetto di Blocco dei Neutrali esalava l’ultimo respiro – con grande soddisfazione della diplomazia bulgara – ma l’ingresso nel conflitto dell’Italia alterava sensibilmente gli equilibri regionali, avvicinando oggettivamente la guerra ai Balcani.(4) Nessuno – tuttavia – sembrava mettere in conto una ipotesi del genere: Mussolini aveva aperto le ostilità soltanto per assicurarsi un posto al tavolo dei vincitori, e né lui né Hitler desideravano l’estensione del conflitto ad altri paesi.

 

rielaborazione da:
MICHELE RALLO: L’epoca delle rivoluzioni Nazionali. Volume 5: Bulgaria e Macedonia.


(1) Enzo COLLOTTI: La politica dell’Italia nel settore danubiano-balcanico, dal Patto di Monaco all’Armistizio. // L’Italia nell’Europa Danubiana durante la seconda guerra mondiale. Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione, Monza, 1967.
(2) Giuseppe VEDOVATO: Il conflitto europeo e la non belligeranza dell’Italia.
Sansoni editore, Firenze, 1943.
(3) Enzo COLLOTTI: La politica dell’Italia nel settore danubiano-balcanico, dal Patto di Monaco all’Armistizio.
Cit.
(4) Enzo COLLOTTI: La politica dell’Italia nel settore danubiano-balcanico, dal Patto di Monaco all’Armistizio.
Cit.



 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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