Il
Gran Consiglio del Fascismo proclama la ”non belligeranza”
dell’Italia. |
| LA
”NON BELLIGERANZA” ITALIANA
E IL PROGETTO DI UN ”BLOCCO DEI NEUTRALI”
ALL’INIZIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
(1939-1940)
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Il
1° settembre 1939, con l’attacco tedesco alla
Polonia, iniziava la seconda guerra mondiale. Mentre
l’Italia adottava la linea della ”non
belligeranza”, i Paesi del Nuovo
Patto Balcanico si dichiaravano neutrali;
e ciò, anche se Bulgaria e Jugoslavia erano sostanzialmente
schierate con i tedeschi, Grecia e Romania con gli occidentali,
e la sola Turchia appariva relativamente equidistante.
Comunque, la volontà di mantenersi fuori dal
conflitto era sincera e fungeva da collante per i balcanici,
che si trovavano perfettamente d’accordo anche
su un altro punto: collegarsi all’Italia ”non
belligerante” (considerata Potenza balcanica in
quanto dominatrice dell’Albania) e chiederle di
guidare la loro cordata, che avrebbe dovuto estendersi
anche a un altro Paese del campo germanofilo, l’Ungheria.
Nasceva così l’idea di un Blocco
dei Neutrali, che – almeno fino
all’entrata in guerra dell’Italia nel giugno
dell’anno successivo – costituirà
il principale argomento di dibattito nelle cancellerie
balcaniche. Peraltro, tale progetto era accolto con
marcata simpatia dalla Germania, che in un primo tempo
vi vedeva – per dirla col Collotti – «un
prolungamento al settore danubiano della non-belligeranza
dell’Italia (…) un modo per portare al Reich
in guerra l’appoggio politico ed economico degli
Stati danubiani senza arrivare al loro diretto impegno
nel conflitto».(1)
Francia e Gran Bretagna – per contro – pur
incoraggiando con qualche distinguo l’iniziativa,
le erano in verità contrarie per motivi speculari
a quelli che spingevano la Germania ad esservi favorevole.
Infatti, malgrado il benevolo paternalismo ostentato
verso i paesi dell’area, in realtà la politica
degli occidentali tendeva alla creazione di un esteso
fronte orientale che si spingesse fino ai Balcani; e
ciò, sia per impegnare a est ed impastoiare le
forze tedesche, sia per determinare lo strangolamento
economico della Germania e l’interruzione dell’afflusso
di materie prime dai paesi del Südosten.(2)
La maggiore beneficiaria della creazione di un Blocco
dei Neutrali sarebbe stata in ogni caso
l’Italia, che avrebbe – senza colpo ferire
e con il consenso di tutti – realizzato l’obiettivo
storico della sua diplomazia: la leadership indiscussa
di un blocco danubiano-balcanico compatto, esteso addirittura
dall’Ungheria alla Turchia. Era proprio per evitare
l’egemonia italiana nella regione – probabilmente
– che Hitler mutava rapidamente avviso, stoppando
ogni iniziativa in tal senso e trovando – incredibilmente
– l’accordo di Mussolini, preoccupato di
mantenersi libero da vincoli che avrebbero potuto limitare
la libertà d’azione dell’Italia in
vista di un eventuale ingresso in guerra.(3)
In ogni caso, nel giro di un paio di mesi l’ipotizzato
Blocco dei Neutrali era praticamente liquidato,
anche se – come si diceva – incomberà
sullo scenario europeo fino all’entrata in guerra
dell’Italia.
* * *
Il
2 febbraio 1940 si apriva a Belgrado la Conferenza
Balcanica. Si parlava ancora di Blocco
dei Neutrali, ma il diniego italiano era
rafforzato dalle riserve di altri soggetti: a tirarsi
indietro era anche la Bulgaria, per motivazioni connesse
al contenzioso con la Romania per la Dobrujia meridionale.
La Conferenza si concludeva – due giorni dopo
– con l’invito rivolto all’Italia
di mettersi a capo del fantomatico Blocco, ma oramai
erano rimasti in pochi a nutrire ancora qualche speranza
in tal senso.
La situazione bellica, intanto, evolveva rapida¬mente:
la guerra lampo tedesca sbaragliava gli occidentali,
mentre il 10 giugno l'Italia entrava in guerra. Il progetto
di Blocco dei Neutrali esalava
l’ultimo respiro – con grande soddisfazione
della diplomazia bulgara – ma l’ingresso
nel conflitto dell’Italia alterava sensibilmente
gli equilibri regionali, avvicinando oggettivamente
la guerra ai Balcani.(4)
Nessuno – tuttavia – sembrava
mettere in conto una ipotesi del genere: Mussolini aveva
aperto le ostilità soltanto per assicurarsi un
posto al tavolo dei vincitori, e né lui né
Hitler desideravano l’estensione del conflitto
ad altri paesi.
rielaborazione
da: MICHELE RALLO: L’epoca
delle rivoluzioni Nazionali. Volume 5: Bulgaria
e Macedonia. |
(1)
Enzo COLLOTTI: La politica dell’Italia nel
settore danubiano-balcanico, dal Patto di Monaco all’Armistizio.
// L’Italia nell’Europa Danubiana durante
la seconda guerra mondiale. Istituto Nazionale
per la Storia del Movimento di Liberazione, Monza, 1967.
(2) Giuseppe VEDOVATO:
Il conflitto europeo e la non belligeranza dell’Italia.
Sansoni editore, Firenze, 1943.
(3) Enzo COLLOTTI: La
politica dell’Italia nel settore danubiano-balcanico,
dal Patto di Monaco all’Armistizio. Cit.
(4) Enzo COLLOTTI: La
politica dell’Italia nel settore danubiano-balcanico,
dal Patto di Monaco all’Armistizio. Cit.
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