Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
 

BOEMIA

 
 
Edvard Beneš, Presidente del Consiglio e poi Presidente della Repubblica Cecoslovacca

 

IL PARTITO TEDESCO DEI SUDETI
E LE ELEZIONI PARLAMENTARI
DEL 1935 IN CECOSLOVACCHIA

I cittadini cecoslovacchi di etnia tedesca erano, secondo il censimento del 1930,(1) oltre tre milioni e mezzo. Di questi, circa tre milioni abitavano il territorio dei Sudeti (e cioè gli altopiani che circondavano i paesi cechi da nord, ovest e sud), mentre gli altri costituivano mino¬ranze più o meno forti nelle altre regioni: principalmente lungo la frontiera interna tra Boemia e Moravia, ma anche nella Slovacchia e, assai meno, nella Rutenia. «I Volksdeutsche (2) della Cecoslovacchia – specifica una giovane ricercatrice italiana – comprendevano i tedeschi della Boemia, della Moravia e della Slesia austriaca, i tedeschi dei Carpazi, della Rutenia e della piccola regione di Teschen. Erano il più consistente gruppo nazionale tedesco in Europa, ma anche il secondo più vasto gruppo nazionale della Cecoslovacchia.»(3)
Nell’ottobre 1933 – a pochi mesi dall’elezione di Hitler a Cancelliere del Reich – i partiti nazionalisti della comunità tedesca (Deutsche Nationalpartei e Deutsche Nationalsozialistiche Arbeiter Partei (4)) si erano sciolti ed erano confluiti in una nuova formazione politica, denominata Fronte Patriottico dei Tedeschi dei Sudeti (Sudetendeutschen Heimatfront), diretta da Konrad Henlein, un insegnante di ginnastica che proveniva dalle fila della destra conservatrice di matrice austriaca.
All’inizio del 1935, essendo imminenti le elezioni per il rinnovo del parlamento cecoslovacco (le ultime consultazioni politiche risalivano al 1929) e paventandosi una forte avanzata dei nazionalisti tedeschi, gli elementi più centralisti del governo praghese (con in testa il Ministro degli esteri Edvard Be¬neš) postulavano lo scioglimento dell’SHF, sostenendo che il prevedibile successo di quella formazione avrebbe messo in discussione le fondamenta stesse dello Stato cecoslovacco. Ma il Presidente della Repubblica, Tomàs Masaryk,(5) non accoglieva la richiesta, e il movimento di Henlein poteva così continuare ad operare nelle istituzioni cecoslovacche. Gli veniva imposta un’unica prescrizione: quella di modificare la propria denominazione, da fronte patriottico in partito.(6)
Nell’aprile del 1935 nasceva, così, il Sudetendeutschen Partei (Partito dei Tedeschi dei Sudeti o Partito Tedesco dei Sudeti) che, come il predecessore, manteneva un atteggiamento di sostanziale lealismo allo Stato cecoslovacco: il suo nazionalismo si limitava all’orgogliosa rivendicazione dell’identità tedesca ed alla richiesta di istituzioni federaliste che garantissero una maggiore autonomia della comunità sudeta e delle altre minoranze etniche; ma non si spingeva fino a teorizzare la secessione.
Il 19 maggio si svolgevano le elezioni, ed i risultati erano clamorosi: l’SDP, infatti, conquistava non soltanto la maggioranza assoluta nella regione sudeta, ma addirittura la maggioranza relativa dei suffragi nell’intero territorio cecoslovacco. Otteneva 44 mandati (contro i 22 andati a tutti gli altri partiti tedeschi) e superava lo stesso Partito Contadino cecoslovacco (che in tutto il territorio nazionale otteneva un seggio in più ma meno voti).
Il secondo partito era – come già detto – quello contadino (Republikanská Strana Zemedelského a Malorolnické Lidu), una formazione presente in tutte le regioni slave del paese, ma particolarmente forte nei territori cechi. Nel suo seno convivevano una componente di centro-destra (che si riconosceva nel Primo ministro Jan Malypetr) ed una di estrema destra (che faceva capo ai deputati Stoupal e Vrany). Quest’ultima era favorevole ad una svolta politica che allineasse la Cecoslovacchia ai regimi autoritari e nazionalisti dell’area mitteleuropea, ed intratteneva rapporti sia con i movimenti fascisti cechi, sia con lo stesso SDP. L’altra novità di rilievo nel settore ceco era l’ingresso in parlamento di una formazione politica fascista: si trattava dell’Unione Nazionale, una coalizione delle principali forze di estrema destra che aveva il sostegno della Comunità Nazionale Fascista del generale Gayda.(7) L’Unione Nazionale otteneva circa il 10% del voto ceco e 6 deputati.
In Slovacchia si confermava forza largamente maggioritaria il Partito Popolare Slovacco (Slovenská L'udova Strana), formazione politica autonomista “storica” della regione. All’epoca, l’SLS era retto ancòra da una maggioranza moderata, accentuatamente clericale e favorevole alla collaborazione col governo centrale (guidata da monsignor Jozef Tiso), cui si contrapponeva un’ala spiccatamente fascista (condotta da Vojtech Tuka e Ferdinand Durcansky). Nelle elezioni del 1935 l’SLS otteneva il 43% dei seggi slovacchi,(8) mentre non sappiamo se confermasse o meno la maggioranza assoluta dei suffragi, ottenuta già nelle consultazioni del 1925 e del 1929.
Viceversa, in Rutenia lo schieramento autonomista dell’etnia ruteno-ucraina (il Partito Ruteno Nazional Cristiano di monsignor Augustin Vološin) appariva più unito e meno incline ai compromessi con la classe dirigente ceca. Peraltro – pur non disponendo di dati analitici sulle votazioni in quella regione – è possibile affermare che il voto ruteno non si discostasse da quello dei territori tedeschi: «Nelle elezioni del 1935 i partiti favorevoli al governo di Praga ottennero solamente il 25% dei voti, mentre il 63% fu assegnato a gruppi autonomisti, secessionisti o comunque ostili al governo.»(9)
Infine, anche la minoranza ungherese (presente nel sud della Slovenia e della Rutenia) otteneva una propria rappresentanza: 9 seggi.
Al di là dell’analisi dei risultati di singole forze politiche, comunque, il dato generale che emergeva da queste consultazioni era eclatante: non soltanto, infatti, il voto democratico sconfessava inequivocabilmente il modello di uno Stato artificiale creato senza alcun rispetto per il principio di nazionalità e per la volontà popolare; ma, addirittura, attribuiva il primato elettorale alla formazione politica maggiormente ostile all’utopismo wilsoniano ed alla sua creatura “cecoslovacca”.
Di ciò sembravano rendersi ben conto le forze nazionaliste e conservatrici boeme, ed in primo luogo il leader della destra contadina, Viktor Stoupal, che proponeva la formazione di una nuova maggioranza parlamentare formata da contadini cechi, autonomisti tedeschi, popolari slovacchi e da altre forze minori (probabilmente i fascisti boemi, alcuni partiti tedeschi “borghesi” ed i nazionalcristiani ruteni).(10)
La nuova maggioranza sembrava sul punto di prendere forma e Stoupal appariva per un momento come il potenziale Primo Ministro di una nuova Cecoslovacchia federalista e fascistizzata. Ma il premier Malypetr e la corrente moderata del Partito Contadino Cecoslovacco non accettavano di assecondare il disegno dei rivali interni, e trovavano un’ottima sponda nella componente moderata del Partito Popolare Slovacco che faceva capo a monsignor Tiso.(11) Il progetto di Stoupal (e di Henlein) naufragava rapidamente, e Jan Malypetr tornava a guidare un governo centrista.(12)
Uno scenario del tutto analogo si ripresentava da lì a pochi mesi, in dicembre, in occasione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica da parte del parlamento di Praga. Anche questa volta la destra contadina metteva insieme una maggioranza conservatrice che aveva i numeri per sbarrare il passo a Be¬neš, ai socialisti e al ”gruppo del Castello”; ed anche questa volta il progetto naufragava per l’opposizione degli ambienti ”moderati” cechi e slovacchi. Il risultato era l’elezione al vertice dello Stato di Edvard Be¬neš, il politico ceco maggiormente ostile all’elemento tedesco ed alle altre minoranze etniche.
Una curiosità: il principale artefice dell’arroccamento centrista era – probabilmente su input del Vaticano(13) – monsignor Jozef Tiso, colui che pochi anni appresso guiderà la fase più radicale della battaglia nazionalista slovacca, provocando la fine dell’unità cecoslovacca e l’indipendenza della Repubblica Slovacca sotto la protezione del Reich tedesco.

 

anticipazione da:
MICHELE RALLO: L’irredentismo tedesco in Cecoslovacchia. 1918-1938.



(1) I circa 14 milioni e mezzo di cittadini cecoslovacchi censiti dal censimento del 1930 erano riconducibili ai seguenti nuclei etnici: cechi (7.000.000), tedeschi (3.500.000), slovacchi (3.000.000), ungheresei (700.000), ucraini (400.000), polacchi (100.000).

(2) Volksdeutsche. Letteralmente: tedesco di etnia (o tedesco di origine). Termine usato in contrapposizione a Reichsdeutsche: tedesco dell’Impero (o tedesco di cittadinanza).

(3) Federica DONNINI: La minoranza tedesca in Cecoslovacchia e i suoi rapporti con la Germania nazista. 1933-1939. Tesi di laurea, relatore Francesco PERFETTI. Libera Università Internazionale di Studi Sociali, Facoltà di Scienze Politiche, Roma, Anno accademico 2000-2001.

(4) Il NSDAP (Partito Tedesco Nazional Socialista dei Lavoratori) era una derivazione del DAP (Partito Tedesco dei Lavoratori), fondato in Boemia nel 1904, prototipo da cui sarebbero poi derivati i differenti movimenti nazionalsocialisti in Austria, Baviera, Prussia, Slesia, eccetera.

(5) Masaryk (pur appartenendo al medesimo ceppo politico-culturale di Beneš, quello che a Praga chiamavano “del Castello”) era più elastico in materia di diritti delle minoranze etniche e, nella fattispecie, era convinto che il nazionalismo volksdeutsche non avrebbe potuto essere cancellato con un tratto di penna.

(6) Federica DONNINI: La minoranza tedesca in Cecoslovacchia e i suoi rapporti con la Germania nazista. Cit.

(7) L’Unione Nazionale (Nàrodnì Sjednocenì) era stata costituita nel 1934 dalla confluenza della Democrazia Nazionale, della Lega Nazionale e del Fronte Nazionale. La Comunità Nazionale Fascista (Nàrodnì Obec Fašhistickà), essendo un movimento d’opinione e non un partito, non era ufficialmente tra i fondatori, ma era comunque il vero motore attivistico dell’Unione Nazionale.

(8) Milos HAJEK: Le caratteristiche del fascismo in Cecoslovacchia. ”Rivista Storica del Socialismo”, fascicolo 24. La Nuova Italia editrice, Firenze, 1965.

(9) Rutenia Subcarpatica. www.wikipedia.org [2007].

(10) L’iniziativa di Stoupal era condotta con estrema riservatezza, essendo l’elettorato della destra ceca pregiudizialmente avverso alle spinte autonomiste in generale, ed a quelle tedesche in particolare.

(11) Ciò non impediva che, in quello stesso 1935, intervenisse un accordo politico tra SDP e SLS, accordo che nel 1938 sarà rinnovato ed ampliato con l’adesione dei partiti rappresentativi delle altre minoranze.

(12) Francesco LEONCINI: La questione dei Sudeti. Liviana editrice, Padova, 1976.

(13) Francesco LEONCINI: La questione dei Sudeti. Cit.


 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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