IL PARTITO TEDESCO
DEI SUDETI
E LE ELEZIONI PARLAMENTARI
DEL 1935 IN CECOSLOVACCHIA
I
cittadini cecoslovacchi di etnia tedesca erano, secondo
il censimento del 1930,(1)
oltre tre milioni e mezzo. Di questi, circa tre milioni
abitavano il territorio dei Sudeti (e cioè
gli altopiani che circondavano i paesi cechi da nord,
ovest e sud), mentre gli altri costituivano mino¬ranze
più o meno forti nelle altre regioni: principalmente
lungo la frontiera interna tra Boemia e Moravia, ma
anche nella Slovacchia e, assai meno, nella Rutenia.
«I Volksdeutsche (2)
della Cecoslovacchia –
specifica una giovane ricercatrice italiana –
comprendevano i tedeschi della Boemia,
della Moravia e della Slesia austriaca, i tedeschi
dei Carpazi, della Rutenia e della piccola regione
di Teschen. Erano il più consistente gruppo
nazionale tedesco in Europa, ma anche il secondo più
vasto gruppo nazionale della Cecoslovacchia.»(3)
Nell’ottobre 1933 – a pochi mesi dall’elezione
di Hitler a Cancelliere del Reich – i partiti
nazionalisti della comunità tedesca (Deutsche
Nationalpartei e Deutsche Nationalsozialistiche
Arbeiter Partei (4))
si erano sciolti ed erano confluiti in una nuova formazione
politica, denominata Fronte Patriottico dei Tedeschi
dei Sudeti (Sudetendeutschen Heimatfront),
diretta da Konrad Henlein, un insegnante di ginnastica
che proveniva dalle fila della destra conservatrice
di matrice austriaca.
All’inizio del 1935, essendo imminenti le elezioni
per il rinnovo del parlamento cecoslovacco (le ultime
consultazioni politiche risalivano al 1929) e paventandosi
una forte avanzata dei nazionalisti tedeschi, gli
elementi più centralisti del governo praghese
(con in testa il Ministro degli esteri Edvard Be¬neš)
postulavano lo scioglimento dell’SHF, sostenendo
che il prevedibile successo di quella formazione avrebbe
messo in discussione le fondamenta stesse dello Stato
cecoslovacco. Ma il Presidente della Repubblica, Tomàs
Masaryk,(5)
non accoglieva la richiesta, e il movimento di Henlein
poteva così continuare ad operare nelle istituzioni
cecoslovacche. Gli veniva imposta un’unica prescrizione:
quella di modificare la propria denominazione, da
fronte patriottico in
partito.(6)
Nell’aprile del 1935 nasceva, così, il
Sudetendeutschen Partei (Partito
dei Tedeschi dei Sudeti o Partito Tedesco dei Sudeti)
che, come il predecessore, manteneva un atteggiamento
di sostanziale lealismo allo Stato cecoslovacco: il
suo nazionalismo si limitava all’orgogliosa
rivendicazione dell’identità tedesca
ed alla richiesta di istituzioni federaliste che garantissero
una maggiore autonomia della comunità sudeta
e delle altre minoranze etniche; ma non si spingeva
fino a teorizzare la secessione.
Il 19 maggio si svolgevano le elezioni, ed i risultati
erano clamorosi: l’SDP, infatti,
conquistava non soltanto la maggioranza assoluta nella
regione sudeta, ma addirittura la maggioranza relativa
dei suffragi nell’intero territorio cecoslovacco.
Otteneva 44 mandati (contro i 22 andati a tutti gli
altri partiti tedeschi) e superava lo stesso Partito
Contadino cecoslovacco (che in tutto il territorio
nazionale otteneva un seggio in più ma meno
voti).
Il secondo partito era – come già detto
– quello contadino (Republikanská
Strana Zemedelského a Malorolnické Lidu),
una formazione presente in tutte le regioni slave
del paese, ma particolarmente forte nei territori
cechi. Nel suo seno convivevano una componente di
centro-destra (che si riconosceva nel Primo ministro
Jan Malypetr) ed una di estrema destra (che faceva
capo ai deputati Stoupal e Vrany). Quest’ultima
era favorevole ad una svolta politica che allineasse
la Cecoslovacchia ai regimi autoritari e nazionalisti
dell’area mitteleuropea, ed intratteneva rapporti
sia con i movimenti fascisti cechi, sia con lo stesso
SDP. L’altra novità
di rilievo nel settore ceco era l’ingresso in
parlamento di una formazione politica fascista: si
trattava dell’Unione Nazionale, una coalizione
delle principali forze di estrema destra che aveva
il sostegno della Comunità Nazionale Fascista
del generale Gayda.(7)
L’Unione Nazionale otteneva circa il 10% del
voto ceco e 6 deputati.
In Slovacchia si confermava forza largamente maggioritaria
il Partito Popolare Slovacco (Slovenská
L'udova Strana), formazione politica autonomista
“storica” della regione. All’epoca,
l’SLS era retto ancòra
da una maggioranza moderata, accentuatamente clericale
e favorevole alla collaborazione col governo centrale
(guidata da monsignor Jozef Tiso), cui si contrapponeva
un’ala spiccatamente fascista (condotta da Vojtech
Tuka e Ferdinand Durcansky). Nelle elezioni del 1935
l’SLS otteneva il 43% dei seggi
slovacchi,(8)
mentre non sappiamo se confermasse o meno la maggioranza
assoluta dei suffragi, ottenuta già nelle consultazioni
del 1925 e del 1929.
Viceversa, in Rutenia lo schieramento autonomista
dell’etnia ruteno-ucraina (il Partito Ruteno
Nazional Cristiano di monsignor Augustin Vološin)
appariva più unito e meno incline ai compromessi
con la classe dirigente ceca. Peraltro – pur
non disponendo di dati analitici sulle votazioni in
quella regione – è possibile affermare
che il voto ruteno non si discostasse da quello dei
territori tedeschi: «Nelle elezioni
del 1935 i partiti favorevoli al governo di Praga
ottennero solamente il 25% dei voti, mentre il 63%
fu assegnato a gruppi autonomisti, secessionisti o
comunque ostili al governo.»(9)
Infine, anche la minoranza ungherese (presente nel
sud della Slovenia e della Rutenia) otteneva una propria
rappresentanza: 9 seggi.
Al di là dell’analisi dei risultati di
singole forze politiche, comunque, il dato generale
che emergeva da queste consultazioni era eclatante:
non soltanto, infatti, il voto democratico sconfessava
inequivocabilmente il modello di uno Stato artificiale
creato senza alcun rispetto per il principio di nazionalità
e per la volontà popolare; ma, addirittura,
attribuiva il primato elettorale alla formazione politica
maggiormente ostile all’utopismo wilsoniano
ed alla sua creatura “cecoslovacca”.
Di ciò sembravano rendersi ben conto le forze
nazionaliste e conservatrici boeme, ed in primo luogo
il leader della destra contadina, Viktor Stoupal,
che proponeva la formazione di una nuova maggioranza
parlamentare formata da contadini cechi, autonomisti
tedeschi, popolari slovacchi e da altre forze minori
(probabilmente i fascisti boemi, alcuni partiti tedeschi
“borghesi” ed i nazionalcristiani ruteni).(10)
La nuova maggioranza sembrava sul punto di prendere
forma e Stoupal appariva per un momento come il potenziale
Primo Ministro di una nuova Cecoslovacchia federalista
e fascistizzata. Ma il premier Malypetr e la corrente
moderata del Partito Contadino Cecoslovacco non accettavano
di assecondare il disegno dei rivali interni, e trovavano
un’ottima sponda nella componente moderata del
Partito Popolare Slovacco che faceva capo a monsignor
Tiso.(11)
Il progetto di Stoupal (e di Henlein) naufragava rapidamente,
e Jan Malypetr tornava a guidare un governo centrista.(12)
Uno scenario del tutto analogo si ripresentava da
lì a pochi mesi, in dicembre, in occasione
dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica
da parte del parlamento di Praga. Anche questa volta
la destra contadina metteva insieme una maggioranza
conservatrice che aveva i numeri per sbarrare il passo
a Be¬neš, ai socialisti e al ”gruppo
del Castello”; ed anche questa volta il progetto
naufragava per l’opposizione degli ambienti
”moderati” cechi e slovacchi. Il risultato
era l’elezione al vertice dello Stato di Edvard
Be¬neš, il politico ceco maggiormente ostile
all’elemento tedesco ed alle altre minoranze
etniche.
Una curiosità: il principale artefice dell’arroccamento
centrista era – probabilmente su input del Vaticano(13)
– monsignor Jozef Tiso, colui che pochi anni
appresso guiderà la fase più radicale
della battaglia nazionalista slovacca, provocando
la fine dell’unità cecoslovacca e l’indipendenza
della Repubblica Slovacca sotto la protezione del
Reich tedesco.
anticipazione
da:
MICHELE
RALLO: L’irredentismo
tedesco in Cecoslovacchia. 1918-1938.
|
(1)
I circa 14 milioni e mezzo di cittadini cecoslovacchi
censiti dal censimento del 1930 erano riconducibili
ai seguenti nuclei etnici: cechi (7.000.000), tedeschi
(3.500.000), slovacchi (3.000.000), ungheresei (700.000),
ucraini (400.000), polacchi (100.000).
(2)
Volksdeutsche.
Letteralmente: tedesco di etnia (o tedesco di origine).
Termine usato in contrapposizione a Reichsdeutsche:
tedesco dell’Impero (o tedesco di cittadinanza).
(3)
Federica DONNINI: La minoranza tedesca
in Cecoslovacchia e i suoi rapporti con la Germania
nazista. 1933-1939. Tesi di laurea,
relatore Francesco PERFETTI. Libera Università
Internazionale di Studi Sociali, Facoltà di
Scienze Politiche, Roma, Anno accademico 2000-2001.
(4)
Il NSDAP (Partito Tedesco
Nazional Socialista dei Lavoratori) era una derivazione
del DAP (Partito Tedesco
dei Lavoratori), fondato in Boemia nel 1904, prototipo
da cui sarebbero poi derivati i differenti movimenti
nazionalsocialisti in Austria, Baviera, Prussia, Slesia,
eccetera.
(5)
Masaryk (pur appartenendo al medesimo ceppo politico-culturale
di Beneš, quello che a Praga chiamavano “del
Castello”) era più elastico in materia
di diritti delle minoranze etniche e, nella fattispecie,
era convinto che il nazionalismo volksdeutsche non
avrebbe potuto essere cancellato con un tratto di
penna.
(6)
Federica DONNINI: La minoranza tedesca in
Cecoslovacchia e i suoi rapporti con la Germania nazista.
Cit.
(7)
L’Unione Nazionale (Nàrodnì
Sjednocenì) era stata costituita
nel 1934 dalla confluenza della Democrazia Nazionale,
della Lega Nazionale e del Fronte Nazionale. La Comunità
Nazionale Fascista (Nàrodnì
Obec Fašhistickà), essendo
un movimento d’opinione e non un partito, non
era ufficialmente tra i fondatori, ma era comunque
il vero motore attivistico dell’Unione Nazionale.
(8)
Milos HAJEK: Le caratteristiche
del fascismo in Cecoslovacchia. ”Rivista
Storica del Socialismo”, fascicolo 24. La Nuova
Italia editrice, Firenze, 1965.
(9)
Rutenia Subcarpatica. www.wikipedia.org
[2007].
(10)
L’iniziativa
di Stoupal era condotta con estrema riservatezza,
essendo l’elettorato della destra ceca pregiudizialmente
avverso alle spinte autonomiste in generale, ed a
quelle tedesche in particolare.
(11)
Ciò
non impediva che, in quello stesso 1935, intervenisse
un accordo politico tra SDP
e SLS, accordo che nel 1938
sarà rinnovato ed ampliato con l’adesione
dei partiti rappresentativi delle altre minoranze.
(12)
Francesco LEONCINI: La questione dei Sudeti.
Liviana editrice, Padova, 1976.
(13)
Francesco LEONCINI: La questione dei
Sudeti. Cit.