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Storia
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Sito
curato da MICHELE RALLO |
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GRECIA |
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Ioànnis
Kolèttis, il fondatore del panellenismo moderno |
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OTTONE
I, IOÀNNIS KOLÈTTIS E LA NASCITA DEL
PANELLENISMO MODERNO
(1832-1847)
(…)
All’uccisione di Capodistrias(1)
seguiva naturalmente un periodo di generale confusione
e di tensioni ancora più aspre, fino a quando
– nel maggio 1832 – le tre “potenze”
garanti dell’indipendenza ellenica (Inghilterra,
Francia e Russia) non raggiungevano l’accordo
su una designazione al trono greco. Si trattava del
figlio cadetto di Luigi I di Baviera,(2)
il giovanissimo principe Frederick Otto zu Wittelsbach.
Benchè non ancora maggiorenne (aveva 17 anni),
il principe bavarese veniva incoronato Re di Grecia
nell’agosto seguente, assumendo il nome di Othon
I. Il 6 febbraio 1833 sbarcava a Nauplia; era accompagnato
dal conte Josef von Armansperg, incaricato di presiedere
il Consiglio di Reggenza che avrebbe dovuto assistere
il Sovrano fino a quando questi non fosse divenuto
maggiorenne.
Malgrado la giovane età, il nuovo monarca non
mancava di una precisa seppur rudimentale visione
politica, frutto degli insegnamenti paterni e delle
inclinazioni della Corte bavarese. Tale visione aveva
due punti fermi: in primo luogo, il romantico innamoramento
per una mitica Grecia erede della gloriosa tradizione
dell’antichità classica, tipico degli
ambienti filoelleni tedeschi; in secondo luogo, l’adesione
ad una concezione reazionaria che respingeva ogni
modello di monarchia costituzionale.
Coerentemente, l’azione politica di Re Ottone
si svolgeva lungo due precise direttrici. La prima
era quella dell’esaltazione del retaggio dell’antica
Ellade: significativo – in particolare –
era il trasferimento della capitale ad Atene, nonché
la creazione – sempre ad Atene – di una
Università con marcate connotazioni neoclassiche.
La seconda direttrice era quella della prosecuzione
della politica di Capodistrias, di cui il Re era un
dichiarato ammiratore: e questo, sia sotto l’aspetto
della continuità nella gestione dittatoriale
del potere, sia sotto il profilo della prosecuzione
nell’opera di costruzione di uno Stato moderno.
Opera, questa, estremamente difficile a causa delle
proibitive condizioni economiche: il Regno di Grecia
era un paese poverissimo, spossato da dodici anni
di guerre interne ed esterne, e già oberato
da un debito estero di proporzioni abnormi. Nonostante
tutto – comunque – il giovane sovrano
otteneva risultati significativi: se Capodistrias
era stato il fondatore dello Stato greco moderno,
Othon I sarà colui che a tale Stato darà
una forma.
Dopo avere governato – per oltre un decennio
– con metodi autocratici ed utilizzando quasi
esclusivamente personale politico bavarese, nel marzo
1844 Re Ottone era costretto a concedere una Costituzione,
che sanciva un modesto grado di liberalismo politico
e ridava ruolo ai rudimentali partiti ellenici.
Le prime elezioni della storia greca erano vinte dallo
schieramento facente capo a Ioànnis Kolèttis,
il leader del cosiddetto partito francese
che era stato l'artefice della Costituzione(3)
e che già in passato aveva ricoperto incarichi
di governo.
Originario dell’Epiro ed anche lui esponente
della Filikì Eterìa,(4)
dopo l’uccisione del pashà di Jiannina
(di cui era il medico personale) Kolèttis si
era trasferito in Livadia, divenendo successivamente
il capo incontrastato della regione. Nazionalista
acceso, aveva preso le distanze dal vecchio partito
civile quando questo si era schierato
con gli inglesi, notamente sostenitori degli interessi
ottomani. Nominato ambasciatore a Parigi, era stato
conquistato dall’anima francese, concependo
peraltro una reverenziale ammirazione per la figura
di Napoleone Bonaparte: da qui – una volta tornato
in patria – la sua decisione di dar vita al
partito francese. In sèguito
all’uccisione di Capodistrias, aveva promosso
una alleanza tra i nazionalisti del partito
francese e i conservatori del partito
russo, ed aveva guidato nei primi anni
‘30 una coalizione di governo antinglese. Dopo
una seconda parentesi governativa di non molto peso
nel 1834-35, veniva adesso incaricato di guidare il
primo governo del “periodo costituzionale”
del regime ottoniano.
Ioànnis Kolèttis entrava subito in sintonia
col Sovrano: e non soltanto sul piano pratico dell’azione
governativa spicciola – peraltro sovente contrassegnata
dal ricorso alla violenza ed alla corruzione(5)
– ma soprattutto sul terreno delle
scelte politiche di fondo, delle grandi idee e delle
grandi aspirazioni che stavano alla base del pensiero
politico kolèttiano.
Kolèttis – infatti – era non soltanto
l’iniziatore del nazionalismo greco, ma anche
l’inventore del moderno panellenismo,(6)
cioè della tendenza all’unificazione
su base etnica di tutti i territori abitati dai greci,
e in primo luogo di quelli assoggettati alla dominazione
turca. In altre parole – stante la realtà
geopolitica del tempo – il nazionalismo panellenista
aspirava alla frantumazione dell’Impero Ottomano
ed all’annessione di una cospicua parte dei
suoi domìni (europei ma anche asiatici) al
Regno di Grecia, che sarebbe così diventato
una sorta di nuovo Impero Bizantino.
All’epoca – si tenga presente –
i greci erano la componente etnica maggioritaria non
soltanto in Epiro e in Tessaglia, ma anche in tutte
le isole dell’Egeo e nelle regioni costiere
della Macedonia e della Tracia meridionali. Inoltre,
anche le coste dell’Anatolia (soprattutto sul
versante mediterraneo ma pure su quello del Mar Nero)
ospitavano folte comunità elleniche, talora
anche in percentuali superiori a quelle delle comunità
turche. Le città greche più popolose
non erano all’interno del Regno, ma nella Tracia
ottomana: la prima era Costantinopoli (con oltre 100.000
abitanti di etnia ellenica), seguita da Adrianopoli.(7)
La terza fra le città elleniche era
addirittura in Asia: si trattava di Smirne, con i
suoi 75.000 abitanti greci (nel 1860) contro i 41.000
turchi.(8)
Orbene, il nazionalismo kolèttiano rivendicava
la costruzione di una Grande Grecia
che andasse dallo Ionio all’Egeo, dall’Epiro
e dal Peloponneso all’Ellesponto e all’Asia
Minore: era la Megàli Idèa,
la Grande Idea del nuovo
panellenismo che rivendicava l’intera eredità
della tradizione greca, dall’Ellade a Bisanzio.
Così lo stesso Kolèttis tratteggiava
la Megàli Idèa,
in un discorso che sarebbe divenuto il manifesto del
nazionalismo panellenista: «Il Regno
di Grecia non è tutta la Grecia, ma soltanto
una sua parte, quella più piccola e più
povera. Greco non è solo chi vive in questo
Regno, ma anche chi vive a Jiannina, a Salonicco,
a Sèrres, ad Adrianopoli, a Costantinopoli,
a Smirne, a Trebisonda, a Creta, a Samo, e in qualunque
altra terra associata alla storia greca o alla razza
greca. (…) Due sono i centri principali dell’ellenismo:
Atene “la Capitale”, e Costantinopoli
“la Città”, sogno e speranza di
tutti i greci.»(9)
Dunque, non solamente il Regno non era tutta la Grecia,
ma ne costituiva «la parte più
piccola e più povera».
Partendo da questa premessa, Kolèttis prospettava
la Megàli Idèa
come nobile ideale irredentista, ma anche come soluzione
pratica per venire finalmente a capo della miseria
endemica che attanagliava il Regno e i suoi abitanti.
Non v’era dubbio – infatti – che
l’acquisizione di territori ricchi e produttivi,
ma soprattutto di risorse finanziarie immense (come
quelle del mondo degli affari greco in territorio
ottomano) e di attività economiche monopolistiche
(come l’armatorìa commerciale fanariota
nel Mediterraneo orientale) avrebbero determinato
la fine dei problemi economici del Regno di Grecia;
anzi, la sua trasformazione in una grande Potenza
economica e politica.
Ciò era talmente evidente, che la Megàli
Idèa trovava immediatamente il
sostegno non soltanto del Re – che ne diventava
il principale assertore – ma anche di tutta
intera l’opinione pubblica del paese.
Unica voce dissenziente era quella del partito
inglese, condizionato dalla diplomazia
turcofila di Londra oltre che dagli interessi dei
fanarioti, restii ad abbandonare le cospicue posizioni
di potere occupate all’ombra della Sublime Porta.(10)
Tuttavia, la popolarità della Grande
Idea nel territorio metropolitano era
tale da costringere gli anglofili a non avversarla
apertamente, ma a sostenere piuttosto che il progetto
kolèttiano avrebbe potuto trovare più
agevole applicazione in epoca successiva, dopo una
del tutto improbabile crescita dell’economia
nazionale.
In ogni caso, la Megàli Idèa
neobizantina diveniva il pilastro portante della politica
greca, rimanendo tale almeno fino alla prima guerra
mondiale. Peraltro, il suo elemento fondante –
e cioè l’aspirazione all’annessione
di territori e popolazioni “nazionali”
che si trovavano soggetti alla sovranità di
un paese straniero – sarà alla base del
nazionalismo etnico che
caratterizzerà la politica balcanica nei prossimi
decenni: i disegni di una Grande Serbia,
di una Grande Albania, di
una Grande Bulgaria, e per
certi versi anche quello di una Grande
Romania, si ispireranno certamente alla
Grande Grecia ed alla Grande
Idea di Ioànnis Kolèttis.
Othon I – come abbiamo già detto –
aderiva senza riserve al progetto politico kolèttiano,
da lui considerato quasi un naturale prolungamento
del movimento romantico filelleno. La sua ammirazione
per Kolèttis – che definiva suo "maestro"(11)
– era massima, e la sua adesione al
panellenismo era convinta ed entusiasta; permarrà
anche dopo la morte di Ioànnis Kolèttis
(avvenuta nel 1847), fino alle estreme conseguenze:
la rottura con l'Inghilterra e la perdita del Trono
(1862).
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rielaborazione
da: MICHELE RALLO: La
Grecia, il Panellenismo e il risorgimento balcanico.
1814-1918 |
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1)
Il conte Ioànnis Capodistrias, Governatore
(Kivernìtis) della
Grecia dal 1827 al 1831, era stato il costruttore dello
Stato greco moderno, che aveva pilotato con perizia
nel periodo a cavallo tra la conquista dell’autonomia
e quella della completa indipendenza dall’Impero
Ottomano. Nel settembre 1831 era caduto vittima di una
congiura ordita da alcuni esponenti del cosiddetto partito
inglese.
2) Luigi
di Baviera era stato uno dei sovrani europei che avevano
sostenuto apertamente il movimento filoelleno all'epoca
delle sollevazioni peloponnesiache contro i turchi.
3) Nicolas
SVORONOS: Lineamenti dell'evoluzione sociale e politica
in Grecia. // La Grecia dei Colonnelli.
A cura di Jean-Paul Sartre. Editori Laterza, Bari, 1970.
4) Filikì
Eterìa (Lega degli Amici): società
segreta nazionalista di impronta massonica che era stata
l’animatrice dei moti d’indipendenza ellenici.
Alla Filikì Eterìa
aveva aderito anche Ioànnis Capodìstrias.
5) I metodi
poco ortodossi di Kolèttis non si discostavano
di molto da quelli solitamente in uso nella Grecia di
quegli anni: cosa spesso ignorata o sottovalutata da
numerosi storici.
6) Storicamente,
le prime aspirazioni ad una forma di panellenismo risalivano
addirittura all’epoca delle guerre contro i persiani,
ma si erano infrante dinanzi all’inarrestabile
tendenza al particolarismo ed alla polverizzazione che
era tipica della cultura delle polis
nella Grecia classica. Era soltanto con la creazione
a Bisanzio dell’Impero Romano d’Oriente
che l’obiettivo della riunione di tutti i greci
in un solo Stato era stato temporaneamente raggiunto.
In epoca più recente, un seppur teorico disegno
panellenista era stato il “progetto
greco” della zarina Caterina II,
che prevedeva la ricostruzione dell’Impero Bizantino
in posizione subordinata a quello Russo. Infine lo stesso
Capodistrias, nel dar vita alla struttura statale che
diverrà poi il Regno di Grecia, aveva significativamente
denominato Panellènion
il Consiglio Consultivo chiamato a svolgere funzioni
surrogatorie a quelle di un parlamento.
7) Georges
CASTELLAN: Storia dei Balcani. XIV-XX secolo.
Argo editrice, Lecce, 1999.
8) Richard
CLOGG: Storia della Grecia moderna. Dalla caduta
dell’Impero Bizantino a oggi. Bompiani-RCS
Libri, Milano, 1996.
9) Richard
CLOGG: Storia della Grecia moderna.
Cit.
10) A
parte i fanarioti propriamente
detti, anche altri ambienti della comunità greca
nell’Impero Ottomano erano – in quegli anni
– piuttosto diffidenti se non ostili alla Megàli
Idèa kolèttiana; e ciò,
sia per motivazioni di carattere economico (era il caso
non soltanto di larga parte del ceto mercantile, ma
anche di alcuni settori della borghesia ellenica che
avevano acquisito posizioni di prestigio nella burocrazia
imperiale), sia per motivazioni di carattere ambientale
o culturale (si pensi alle comunità dei nicodemiti
che avevano conservato la lingua greca ma avevano abbracciato
la religione maomettana, o a quelle dei karamanliti
che viceversa avevano mantenuto la fede
cristiano-ortodossa ma avevano adottato la lingua turca).
Si tenga tuttavia presente che anche questi ambienti
greco-ottomani erano a loro modo panellenisti. Nella
maggior parte – infatti – non postulavano
l’ottomanizzazione della comunità greca,
ma viceversa la ellenizzazione dell’Impero ottomano,
fino alla sua trasformazione in un nuovo Impero bizantino,
previa riunificazione con il Regno di Grecia.
11) Mario
PLORITIS: La monarchia in Grecia. // La Grecia dei
Colonnelli. A cura di Jean-Paul Sartre.
Editori Laterza, Bari, 1970. |
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