| Il
1935 iniziava in Romania all’insegna dell'ordinaria
amministrazione, se si eccettua la clamorosa iniziativa
dell’ex premier Alexandru Vaida-Voevod di proporre
l’inserimento del numerus valachicus
(e cioè il numerus clausus
degli antisemiti rumeni) nel programma del Partito
Nazional Contadino. La proposta veniva
respinta; ne nasceva una polemica così dura da
determinare l’esclusione di Vaida dal partito
e, conseguentemente, un rafforzamento della tendenza
di sinistra facente capo a Ion Mihalache.
Pressoché contemporaneamente, il 20 marzo, il
principe Gheorghe Cantacuzino costituiva ufficialmente
il Partito Totul pentru Tzara
(Tutto per la Patria), ennesima etichetta esterna della
Legione Arcangelo Michele - Guardia di Ferro.
In effetti, nulla cambiava nel movimento guardista,
che continuava ad essere diretto da Corneliu Codreanu,
mentre Cantacuzino assumeva sostanzialmente l’incarico
di rappresentare la Legione nell’ambito politico
ufficiale, incarico che aveva peraltro svolto in via
ufficiosa fin dal dicembre dell'anno precedente.
Naturalmente, Totul pentru Tzara
non era che una sovrastruttura della Legione (come lo
era stato prima il Gruppo Corneliu Zelea
Codreanu), se non semplicemente
il settore elettorale del movimento.
La costituzione di TPT segnava
l’inizio della cosiddetta “fase di espansione”
del movimento legionario, che – tornato adesso
alla legalità – nel giro di tre anni decuplicherà
i suoi membri, preciserà il suo disegno dottrinario
(pubblicazione dei libri di Codreanu "Pentru
Legionari" e "Carticica
Sefului de Cuib"), amplierà
la sua struttura organizzativa (i nidi-cellula passeranno
da 4.200 a 12.000 alla fine del 1936, a 34.000 alla
fine del 1937) e gerarchica (istituzione di nuovi "gradi"
e "funzioni"), otterrà ampio credito
in tutte le categorie sociali e professionali, attuerà
iniziative propagandistico sociali già sperimentate
(marce e campi di lavoro) o nuovissime (commercio legionario,
ristoranti legionari), otterrà una larga rappresentanza
parlamentare (66 deputati nelle elezioni del 1937):
diventerà, in sostanza, il fatto nuovo –
e per molti aspetti dominate – della vita politica
rumena.
La prima mossa della nuova fase legionaria veniva operata
in direzione degli ambienti universitari (ove la Legione
rappresentava la forza politica egemone fin dal 1933)
con la costituzione dell’Associazione
della Generazione del Movimento Studentesco del 1922
ad opera di Ion Motza, che ne sarà il Presidente.
L'Associazione riuniva i reduci delle battaglie studentesche
del 1922-23, ma anche i giovani delle classi successive
(fino agli universitari del tempo) che si riconoscevano
negli ideali del movimento codreanista.
Dal 17 al 19 aprile si svolgeva a Craiova il congresso
generale degli studenti universitari. Il Congresso –
la cui presidenza onoraria era affidata a Motza –
segnava il passaggio del movimento studentesco dall’egemonia
legionaria all’unanimità legionaria. Tra
i delegati esisteva una sola differenziazione: quella
tra i militanti ed i semplici simpatizzanti della Legione.
Sempre in aprile, il principe Cantacuzino lanciava il
manifesto di politica estera di Totul pentru
Tzara: di fronte all'incalzare della diplomazia
filosovietica del Ministro degli Esteri rumeno, Nicolae
Titulescu, si proponeva il rafforzamento delle tradizionali
alleanze con la Polonia e la Jugoslavia, e la instaurazione
di rapporti diplomatici privilegiati con l'Italia e
la Germania; il tutto in direzione di una nuova ed operante
solidarietà continentale contro il pericolo bolscevico,
solidarietà che avrebbe dovuto estrinsecarsi
nella costituzione di una Lega Europea Anticomunista.
Ma la diplomazia rumena sì muoveva nella direzione
opposta, quella di un sostegno all’alleanza Parigi-Praga-Mosca,
che veniva sanzionata con la firma dei patti franco-sovietico
(2 maggio) e ceco-sovietico (16 maggio); l'attivismo
filosovietico rumeno era tale che, al fine di evitare
ogni ritardo, il testo del trattato tra Mosca e Parigi
(che il parlamento francese ratificherà solo
il 27 febbraio dell'anno successivo) era stato redatto
personalmente da Titulescu.(1)
Intanto,
la politica interna rumena continuava ad essere caratteriz-zata
da un continuo rimescolamento di carte nei settori dell'estrema
destra.
L'episodio più eclatante si registrava il 12
maggio, quando Ale-xandru Vaida Voevod troncava definitivamente
ogni residuo legame con il Partito Nazional
Contadino e costituiva il Fronte
Rumeno (o Fronte Nazionale),
con un programma nazionalista e con la prospettiva della
formazione di uno schieramento unitario delle forze
dì destra.
A giugno, il Partito Nazional Agrario
di Octavian Goga (che era sorto da una scissione nel
Partito Popolare) e la Lega
di Difesa Nazional Cristiana di Alexandru
Cuza si fondevano e davano vita al Partito
Nazional Cristiano, una formazione estremista
antisemita e filonazista che era tuttavia considerata
"rispettabile" perché (come d'altronde
il Fronte Rumeno) non sindacava
la figura del monarca rumeno, quel Carol II che era
assai discusso.
A fronte di queste due iniziative filocarliste, la destra
anticarlista serrava a sua volta i ranghi, non riuscendo
ad andare – però – al di là
di un'intesa tra il Partito Nazional Liberale
di Gheorghe Bratianu ed i resti del Partito
Popolare del generale Averescu. Peraltro,
l’unica formazione politica che avrebbe potuto
fornire un apporto consistente all’intesa –
e cioè il partito legionario Tutto
per la Patria – si schierava contro
il fronte georgista- avereschiano, a causa dei coinvolgimento
nell'iniziativa del gruppuscolo Cruciada
Romanismului che faceva capo a quel Mihail
Stelescu che, dopo il fallimento di un complotto per
assassinare Codreanu, aveva messo in atto una violenta
e continua campagna di stampa contro la Guardia
di Ferro.
Quanto alle due formazioni della destra carlista, in
ottobre davano vita ad uno schieramento unitario in
vista delle elezioni parziali dell’anno successivo:
nasceva così il Blocco Parlamentare
Nazionalista (o Blocco dei Partiti
di Destra), basato prevalentemente sulla struttura
attivistica nazionalcristiana, ma egemonizzato da Vaida.
Il programma del Blocco prevedeva il sostegno al Re,
all’Esercito ed alle due Chiese nazionali (l’ortodossa-autocefala
e la cattolica-uniate), modifiche costituzionali in
senso autoritario, numerus valachicus,
difesa della piccola proprietà e del piccolo
commercio; in politica estera, fermo restando il rispetto
delle vecchie alleanze, il Blocco rivendicava il rifiuto
di ogni avvicinamento all’URSS ed una politica
di amicizia verso la Germania e l'Italia.(2)
Frattanto, il movimento legionario – estraneo
al rituale delle scis-sioni e delle riconciliazioni
che caratterizzavano le altre forze di destra –
si impegnava in attività organizzative e propagandistiche
già sperimentate, come le marce e i campi di
lavoro, o nuovissime, come la "battaglia del commercio
legionario". Lanciata il 14 settembre con l'ambizioso
disegno di sottrarre il settore commerciale al monopolio
quasi totale della comunità ebraica, la "battaglia"
raggiungeva un primo obiettivo concreto il 14 novembre
con la costituzione di una cooperativa di consumo (Consumul
Legionar) a Bucarest, prototipo di una
serie di iniziative commerciali legionarie che caratterizzeranno
la vita della Guardia di Ferro
nei prossimi anni.
Tra
il gennaio ed il febbraio 1936 si svolgevano alcuni
turni elettorali per il rinnovo di pochi seggi nelle
due Camere. In quell’occasione decollava anche
in Romania un esperimento di fronte popolare (il cosiddetto
Fronte Democratico), basato
essenzialmente sullo schieramento nazionalcontadino,
all’epoca dominato dalla corrente di sinistra
(Mihalache, Calinescu, Titulescu, eccetera) dopo lesclusione
della destra di Vaida-Voevod ed il ridimensionamento
del centro di Juliu Maniu. Al nascente fronte antifascista
si contrapponeva ovviamente il Blocco Parlamentare
Nazionalista. La Legione non partecipava
a quella tornata elettorale, ma appoggiava la componente
vaidista del Blocco.
I risultati delle consultazioni facevano registrare
un discreto – ma non travolgente – successo
dei due schieramenti contrapposti, segnando l'inizio
di una radicalizzazione della lotta politica all'insegna
dello scontro fascismo antifascismo; radicalizzazione
che esploderà virulentemente nei prossimi mesi,
anche se si esaurirà poi rapidamente a causa
dello sfaldamento del Fronte Democratico.
Tra
la fine di febbraio e l'inizio di marzo, l’ambito
diplomatico registrava due avvenimenti di grande risonanza:
il 27 febbraio, dopo una lunga battaglia parlamentare,
la Francia ratificava il trattato con l'Unione Sovietica,
mentre il 7 marzo la Germania rioccupava e rimilitarizzava
la Renania. La diplomazia antitedesca pensava di sperimentare
subito il Patto franco-sovietico, mettendo a punto un
attacco alla Germania da parte dell'URSS; Titulescu
autorizzava immediatamente il passaggio attraverso il
territorio rumeno dei convogli ferroviari sovietici
che avrebbero dovuto portare le truppe al confine con
il Reich.
Una fuga di notizie, però, allertava i servizi
segreti polacchi, che a loro volta mettevano in guardia
il principe Mihail Sturdza, principale esponente di
quei circoli della diplomazia rumena che si opponevano
alla politica di Titulescu. Sturdza si rivolgeva a Codreanu,
che non aveva esitazioni: la Guardia di
Ferro si sarebbe sostituita ad un Esercito
impossibilitato ad intervenire, ed avrebbe attaccato
e distrutto i treni sovietici non appena questi fossero
penetrati in territorio rumeno.(3)
L'attacco sovietico alla Germania – com’è
noto – non sarebbe poi stato attuato, sia per
la scarsa solidarietà di britannici e statunitensi,
sia per il durissimo atteggiamento assunto dalla Polonia.
Ma non è escluso che a scongiurare lo scontro
abbia contribuito pure il timore di quanto sarebbe potuto
avvenire alla frontiera rumeno sovietica, anche perché
il governo di Bucarest era cosciente che l’azione
legionaria avrebbe incontrato la generale simpatia della
popolazione. V’è da osservare, inoltre,
che – secondo il principe Sturdza – sarebbe
stato proprio l'atteggiamento di Codreanu in quel frangente
a convincere i circoli filosovietici rumeni che la Guardia
di Ferro rappresentava un pericolo da
non sottovalutare e che andava, percìò,
eliminata fisicamente dalla scena politica.
La tesi di Sturdza – benché non provata
– è suffragata dal fatto che, immediatamente
dopo la minaccia di un intervento armato legionario
contro l'eventuale passaggio di truppe sovietiche attraverso
il territorio rumeno, incominciavano a spargersi voci
di un complotto per uccidere Codreanu; al punto che,
durante il 2° Congresso generale degli Studenti
Universitari (2 5 aprile) ed il 2° Congresso dell’Associazione
della Generazione del Movimento Studentesco
(18 19 aprile), veniva decisa la formazione di speciali
squadre di rappresaglia che, in caso di attentato a
Codreanu, avrebbero dovuto a loro volta procedere all’uccisione
delle personalità più in vista dello schieramento
antilegionario: in primo luogo la concubina del Re,
poi Calinescu, Stelescu, eccetera.
Frattanto
montava in Romania la reazione contro un fronte popo-lare
in verità poco temibile, reazione fomentata dalla
stampa d'informazione "cristiana", la quale
coglieva l'occasione per attaccare la stampa ebrea che
aveva commesso l'imprudenza di sbilanciarsi troppo in
una feroce campagna antifascista.
Il momento culminante di questo scontro – che,
da politico, era divenuto principalmente giornalistico
– si registrava con il boicottaggio proclamato
dal maggiore quotidiano bucarestino, l’“Universul”,
contro i concorrenti del gruppo ebreo Pauker Graur accusati
di difendere interessi antinazionali, e con i ripetuti
assalti delle milizie nazionalcristiane contro le redazioni
di “Adevarul”
e “Dimineatza”.
I quotidiani antifascisti potevano riprendere le pubblicazioni
solo dopo alcune settimane di assedio, ma con un pubblico
notevolmente ridotto. La crisi della catena Pauker Graur,
comunque, coinvolgeva anche il nascente fronte popolare,
che da quel momento cessava di rappresentare un pericolo
per la vita politica rumena.
Intanto,
il 16 maggio, mentre era in pieno svolgimento la campa-gna
nazionalista contro la stampa antifascista, veniva costituito
il CAUR rumeno. I CAUR –
Comitati d’Azione per l’Universalità
di Roma – erano l’abbozzo
di una sorta di “internazionale fascista”
(mai entrata pienamente a regime) che si proponeva di
contrastare le crescenti simpatie che si manifestavano
in molti settori delle destre europee nei confronti
del nazionalsocialismo tedesco. Presidente del Comitato
rumeno era l'ex ministro Mihail Manoilescu, teorico
del corporativismo e simpatizzante del movimento legionario;
la giunta direttiva era composta prevalentemente da
elementi nazionalcristiani, mentre l'ufficio di presidenza
raggruppava un po' tutti i leader dei partiti di destra
(Goga, Cuza, Vaida Voevod, Iorga, Averescu) con l'eccezione
di Totul pentru Tzara. Evidentemente,
il braccio di ferro tra il responsabile dei CAUR,
senatore Eugenio Coselschi, e l’ambasciatore Ugo
Sola (che non amava eccessivamente la Guardia
di Ferro) si era concluso con la vittoria
del secondo; la qual cosa – paradossalmente –
aveva portato all'esclusione della Legione, movimento
dichiaratamente filoitaliano, a tutto vantaggio del
Partito Nazional Cristiano,
partito notoriamente filotedesco. Era un risultato clamoroso,
anche perché lo stesso Sola aveva sempre riconosciuto
che la Legione era un movimento sostanzialmente fascista,
mentre invece i nazionalcristiani – per il loro
atteggiamento estremista e per il forsennato antisemitismo
– erano da considerarsi senz'altro più
vicini al modello hitleriano.(4)
rielaborazione
da:
MICHELE RALLO: L’epoca delle
rivoluzioni Nazionali. Volume 3: Romania. |
(1)
Mihail STURDZA: La fine dell’Europa.
Pasquale Armano editore, Napoli, 1970.
(2) François
DUPRAT: Naissance, développement
et échec d’un fascisme roumain.
“Revue d’histoire du fascisme”, II/1972.
(3) Mihail
STURDZA: La fine dell’Europa. Cit.
(4) Theodor
I. ARMON: Fascismo italiano e Guardia di Ferro.
“Storia Contemporanea”, III/1972.
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