LA
POLITICA KEMALISTA DOPO LA GUERRA IN ASIA MINORE:
L’ARMISTIZIO DI MUDANYA E L’ABOLIZIONE
DEL SULTANATO (1922)
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La
conclusione della guerra in Asia Minore richiamava bruscamente
alla realtà la Gran Bretagna, che sembrava rendersi
conto solo adesso di come sarebbe stato assai difficile
conservare il possesso di Costantinopoli e degli Stretti
nonostante la totale débâcle delle armi
elleniche. Dopo essere stati ad un pelo dal lasciarsi
coinvolgere nel conflitto (1),
il 15 settembre 1922 gli inglesi facevano appello ai
vecchi alleati perché accorressero a rinforzare
le guarnigioni degli Stretti (naturalmente, in nome
della libertà di navigazione e non già
per difendere interessi particolari); ma Francia e Italia
opponevano un netto rifiuto, ed anzi si affrettavano
a ritirare le loro truppe che ancòra facevano
parte della forza intesista a presidio della zona (2);
soltanto i Dominions (che non potevano fare altrimenti)
accoglievano, malvolentieri, l’invito di Londra
(3).
Frattanto, il governo greco chiedeva i buoni uffici
dell’Intesa perché la Turchia nazionale
addivenisse il più presto possibile ad un armistizio.
Si aprivano allora trattative assai serrate, che si
trascinavano durante la Terza e la Quarta Conferenza
per l’Oriente (tenutesi in rapida successione
a Venezia e a Parigi nella seconda metà di settembre)
fino a quando – avendo la Grecia ottemperato alle
precondizioni turche (4)
– il governo kemalista acconsentiva infine a trattative
armistiziali.
Il 3 ottobre, così, si apriva a Mudanya (piccolo
porto sul Mar di Marmara, in zona inglese) la conferenza
d’armistizio. Anche questa si svolgeva laboriosamente,
tra mille difficoltà e con picchi di tensione
che inducevano alcuni ad ipotizzare addirittura un’imminente
nuova guerra fra Turchia e Gran Bretagna. Il contenzioso
del governo di Ankara, infatti, non riguardava tanto
la Grecia (con la quale venivano rapidamente concordati
i termini dell’evacuazione della Tracia orientale)
quanto piuttosto l’Inghilterra, decisa a mantenere
a tutti i costi il controllo diretto o indiretto della
zona di Costantinopoli e degli Stretti. Alla fine, si
raggiungeva assai faticosamente un compromesso: l’Inghilterra
avrebbe in via provvisoria mantenuto l’occupazione
militare della zona contesa, cedendone l’amministrazione
civile al governo di Ankara; il tutto, nell’attesa
delle decisioni definitive che sarebbero state assunte
da una conferenza di pace che veniva contestualmente
convocata. Su queste basi, il governo di Ankara accoglieva
la proposta di armistizio, che veniva firmato l’11
ottobre (5).
Era a questo punto che Mustafà Kemal decideva
di recare il primo colpo alla struttura imperiale ottomana
e all’apparato clericale islamico, e di procedere
sulla strada della costruzione di un nuovo Stato turco
repubblicano, laico e nazionalista. Era un processo
lento e graduale, che cominciava adesso – immediatamente
dopo l’armistizio – con una crisi interna
all’apparato di Ankara, ove iniziavano a diversificarsi
nettamente le posizioni del gruppo che faceva riferimento
diretto ed esclusivo al Ghazi,
e di quello che contemperava l’adesione ai princìpi
del kemalismo con una fedeltà di fondo alle istituzioni
sultanali ed alla struttura religiosa islamica (6).
Kemal aveva fino a quel momento evitato di assumere
atteggiamenti troppo netti, conscio che le sue radicali
posizioni laiche e repubblicane non erano condivise
dalla totalità del Movimento Nazionale.
Adesso, però, alla vigilia di una Conferenza
di Pace che gli inglesi avrebbero voluto aperta alla
partecipazione anche del governo di Costantinopoli,
occorreva assolutamente ribadire e conclamare che soltanto
il governo nazionalista di Ankara aveva titolo a rappresentare
legittimamente il popolo turco.
Così – superando numerosi ostacoli e facendo
ricorso a sistemi non proprio democratici – il
maresciallo Kemal riusciva a tacitare le voci dissenzienti
e ad imporre la sua volontà. Il 1° novembre
la Grande Assemblea Nazionale
di Ankara votava (all’unanimità!) un progetto
di legge che prevedeva la decadenza del Sultanato, del
Sultano e del suo governo. Non era ancòra la
proclamazione della repubblica (anche perché
rimaneva in vita l’istituzione religiosa imperiale,
il Califfato), ma era certamente il primo passo in quella
direzione.
Mustafà Kemal, in quanto Presidente della Grande
Assemblea Nazionale, era designato come
Capo provvisorio dello Stato. I suoi primi provvedimenti
erano la deposizione di Maometto VI e lo scioglimento
del governo di Costantinopoli; provvedimenti della cui
attuazione era incaricato il generale Refat pashà,
designato – in forza delle previsioni armistiziali
– a capo dell’amministrazione “civile”
della capitale ottomana.
Refat assumeva i poteri il 5 novembre, forzando un po’
la mano agli inglesi (7),
e sùbito proclamava la decadenza del Sultano
e del governo ottomano. Pochi giorni ancòra e
– preso atto dell’impossibilità di
modificare le cose – il 17 novembre gli inglesi
imbarcavano Maometto VI sull’incrociatore “Malaya”
e lo trasferivano a Malta.
Veniva così definitivamente superato il problema
della doppia rappresentanza governativa della Turchia,
e Mustafà Kemal pashà Gazi dava finalmente
il suo assenso per l’apertura della Conferenza
di pace.
Infine, il 1922 registrava ancòra un’ultima
novità nella vita politica turca. La deposizione
del Sultano, infatti, aveva determinato una spaccatura
insanabile all’interno del Movimento Nazionale,
che oramai aveva praticamente esaurito il suo ruolo.
Kemal ne prendeva atto, e il 6 dicembre costituiva un
partito tutto suo: il Partito del Popolo
(non ancòra Partito Repubblicano del
Popolo), che negli anni a venire diventerà
il partito-unico della Turchia.
rielaborazione
da: MICHELE RALLO:
Il coinvolgimento dell’Italia nella Prima
guerra mondiale e la “Vittoria mutilata”.
La politica estera italiana e lo scenario egeo-balcanico
dal Patto di Londra al Patto di Roma, 1915-1924. |
NOTE:
(1) Era
il cosiddetto incidente di Çhannakkale, che
vedeva le forze kemaliste (lanciate all’inseguimento
di alcune unità elleniche) fronteggiare minacciosamente
i reparti inglesi attestati sulla riva asiatica degli
Stretti. I britannici non erano arretrati di un millimetro,
e solamente il prudente atteggiamento dei due governi
interessati aveva scongiurato lo scontro diretto.
(2)
Gli italiani e i francesi –
che pur avevano ritirato le loro truppe da Costantinopoli
–mantenevano ancòra una modesta partecipazione
nel contingente intesista che occupava la zona degli
Stretti. I francesi, in particolare, avevano un’autonoma
presenza nella penisola di Gallipoli.
(3)
Alberto ROSSELLI: Il
tramonto della Mezzaluna. L’Impero Ottomano
nella prima guerra mondiale. RCS Libri,
Milano, 2003.
(4)
Le precondizioni turche erano
due: l’abbandono dell’Anatolia da parte
degli ultimi reparti ellenici, rifugiati dietro le
linee inglesi; e la resa delle truppe greche nella
Tracia orientale.
(5)
Amedeo GIANNINI: L’armistizio
di Mudania. “Oriente Moderno”,
anno II, n° 6. Istituto per l’Oriente, Roma,
1922.
(6)
Questa componente – che
potremmo definire “moderata” – del
Movimento Nazionale faceva capo al Primo Ministro
(o Bashbakan) Hüseyn Rauf pashà.
(7)
Alcuni storici qualificano addirittura
come “colpo di stato” l’assunzione
dell’amministrazione costantinopolitana da parte
di Refat pashà.
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