Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
 

TURCHIA

 
 
Kemal e la Turchia in una stampa popolare degli anni '30

 

LA POLITICA KEMALISTA DOPO LA GUERRA IN ASIA MINORE:
L’ARMISTIZIO DI MUDANYA E L’ABOLIZIONE DEL SULTANATO (1922)


La conclusione della guerra in Asia Minore richiamava bruscamente alla realtà la Gran Bretagna, che sembrava rendersi conto solo adesso di come sarebbe stato assai difficile conservare il possesso di Costantinopoli e degli Stretti nonostante la totale débâcle delle armi elleniche. Dopo essere stati ad un pelo dal lasciarsi coinvolgere nel conflitto (1), il 15 settembre 1922 gli inglesi facevano appello ai vecchi alleati perché accorressero a rinforzare le guarnigioni degli Stretti (naturalmente, in nome della libertà di navigazione e non già per difendere interessi particolari); ma Francia e Italia opponevano un netto rifiuto, ed anzi si affrettavano a ritirare le loro truppe che ancòra facevano parte della forza intesista a presidio della zona (2); soltanto i Dominions (che non potevano fare altrimenti) accoglievano, malvolentieri, l’invito di Londra (3).
Frattanto, il governo greco chiedeva i buoni uffici dell’Intesa perché la Turchia nazionale addivenisse il più presto possibile ad un armistizio. Si aprivano allora trattative assai serrate, che si trascinavano durante la Terza e la Quarta Conferenza per l’Oriente (tenutesi in rapida successione a Venezia e a Parigi nella seconda metà di settembre) fino a quando – avendo la Grecia ottemperato alle precondizioni turche (4) – il governo kemalista acconsentiva infine a trattative armistiziali.
Il 3 ottobre, così, si apriva a Mudanya (piccolo porto sul Mar di Marmara, in zona inglese) la conferenza d’armistizio. Anche questa si svolgeva laboriosamente, tra mille difficoltà e con picchi di tensione che inducevano alcuni ad ipotizzare addirittura un’imminente nuova guerra fra Turchia e Gran Bretagna. Il contenzioso del governo di Ankara, infatti, non riguardava tanto la Grecia (con la quale venivano rapidamente concordati i termini dell’evacuazione della Tracia orientale) quanto piuttosto l’Inghilterra, decisa a mantenere a tutti i costi il controllo diretto o indiretto della zona di Costantinopoli e degli Stretti. Alla fine, si raggiungeva assai faticosamente un compromesso: l’Inghilterra avrebbe in via provvisoria mantenuto l’occupazione militare della zona contesa, cedendone l’amministrazione civile al governo di Ankara; il tutto, nell’attesa delle decisioni definitive che sarebbero state assunte da una conferenza di pace che veniva contestualmente convocata. Su queste basi, il governo di Ankara accoglieva la proposta di armistizio, che veniva firmato l’11 ottobre (5).
Era a questo punto che Mustafà Kemal decideva di recare il primo colpo alla struttura imperiale ottomana e all’apparato clericale islamico, e di procedere sulla strada della costruzione di un nuovo Stato turco repubblicano, laico e nazionalista. Era un processo lento e graduale, che cominciava adesso – immediatamente dopo l’armistizio – con una crisi interna all’apparato di Ankara, ove iniziavano a diversificarsi nettamente le posizioni del gruppo che faceva riferimento diretto ed esclusivo al Ghazi, e di quello che contemperava l’adesione ai princìpi del kemalismo con una fedeltà di fondo alle istituzioni sultanali ed alla struttura religiosa islamica (6).
Kemal aveva fino a quel momento evitato di assumere atteggiamenti troppo netti, conscio che le sue radicali posizioni laiche e repubblicane non erano condivise dalla totalità del Movimento Nazionale. Adesso, però, alla vigilia di una Conferenza di Pace che gli inglesi avrebbero voluto aperta alla partecipazione anche del governo di Costantinopoli, occorreva assolutamente ribadire e conclamare che soltanto il governo nazionalista di Ankara aveva titolo a rappresentare legittimamente il popolo turco.
Così – superando numerosi ostacoli e facendo ricorso a sistemi non proprio democratici – il maresciallo Kemal riusciva a tacitare le voci dissenzienti e ad imporre la sua volontà. Il 1° novembre la Grande Assemblea Nazionale di Ankara votava (all’unanimità!) un progetto di legge che prevedeva la decadenza del Sultanato, del Sultano e del suo governo. Non era ancòra la proclamazione della repubblica (anche perché rimaneva in vita l’istituzione religiosa imperiale, il Califfato), ma era certamente il primo passo in quella direzione.
Mustafà Kemal, in quanto Presidente della Grande Assemblea Nazionale, era designato come Capo provvisorio dello Stato. I suoi primi provvedimenti erano la deposizione di Maometto VI e lo scioglimento del governo di Costantinopoli; provvedimenti della cui attuazione era incaricato il generale Refat pashà, designato – in forza delle previsioni armistiziali – a capo dell’amministrazione “civile” della capitale ottomana.
Refat assumeva i poteri il 5 novembre, forzando un po’ la mano agli inglesi (7), e sùbito proclamava la decadenza del Sultano e del governo ottomano. Pochi giorni ancòra e – preso atto dell’impossibilità di modificare le cose – il 17 novembre gli inglesi imbarcavano Maometto VI sull’incrociatore “Malaya” e lo trasferivano a Malta.
Veniva così definitivamente superato il problema della doppia rappresentanza governativa della Turchia, e Mustafà Kemal pashà Gazi dava finalmente il suo assenso per l’apertura della Conferenza di pace.
Infine, il 1922 registrava ancòra un’ultima novità nella vita politica turca. La deposizione del Sultano, infatti, aveva determinato una spaccatura insanabile all’interno del Movimento Nazionale, che oramai aveva praticamente esaurito il suo ruolo. Kemal ne prendeva atto, e il 6 dicembre costituiva un partito tutto suo: il Partito del Popolo (non ancòra Partito Repubblicano del Popolo), che negli anni a venire diventerà il partito-unico della Turchia.

rielaborazione da:
MICHELE RALLO: Il coinvolgimento dell’Italia nella Prima guerra mondiale e la “Vittoria mutilata”. La politica estera italiana e lo scenario egeo-balcanico dal Patto di Londra al Patto di Roma, 1915-1924.


NOTE:
(1) Era il cosiddetto incidente di Çhannakkale, che vedeva le forze kemaliste (lanciate all’inseguimento di alcune unità elleniche) fronteggiare minacciosamente i reparti inglesi attestati sulla riva asiatica degli Stretti. I britannici non erano arretrati di un millimetro, e solamente il prudente atteggiamento dei due governi interessati aveva scongiurato lo scontro diretto.
(2) Gli italiani e i francesi – che pur avevano ritirato le loro truppe da Costantinopoli –mantenevano ancòra una modesta partecipazione nel contingente intesista che occupava la zona degli Stretti. I francesi, in particolare, avevano un’autonoma presenza nella penisola di Gallipoli.
(3) Alberto ROSSELLI: Il tramonto della Mezzaluna. L’Impero Ottomano nella prima guerra mondiale. RCS Libri, Milano, 2003.
(4) Le precondizioni turche erano due: l’abbandono dell’Anatolia da parte degli ultimi reparti ellenici, rifugiati dietro le linee inglesi; e la resa delle truppe greche nella Tracia orientale.
(5) Amedeo GIANNINI: L’armistizio di Mudania. “Oriente Moderno”, anno II, n° 6. Istituto per l’Oriente, Roma, 1922.
(6) Questa componente – che potremmo definire “moderata” – del Movimento Nazionale faceva capo al Primo Ministro (o Bashbakan) Hüseyn Rauf pashà.
(7) Alcuni storici qualificano addirittura come “colpo di stato” l’assunzione dell’amministrazione costantinopolitana da parte di Refat pashà.


 
 

 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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