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Storia
contemporanea dell'Europa Orientale |
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Centro-orientale |
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Sito
curato da MICHELE RALLO |
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UKRAINA |
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| 1920.
Il principe Nikolai Aleksandrovic Dolgorukij con la
consorte, la granduchessa Maria di Russia. |
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IL
VOLODATO D’UKRANA
(1918-19 e 1939)
Il
Volodato (Regno)
d’Ukraina fu proclamato una prima
volta il 14 dicembre 1918, tra i bagliori della guerra
civile russa. La corona ed il titolo di Volodar
(Re) furono assegnati al principe Aleksandr Nicolaevic
Dolgorukij, erede di quei Dolgorukij che nel Medioevo
avevano regnato su Kiev e che successivamente si erano
imparentati con i Romanov. L’anno seguente,
comunque, il Volodar veniva
ucciso dai comunisti, e del Regno d’Ukraina
non si parlerà più per vent’anni,
sino alla vigilia della dissoluzione della Cecoslovacchia.
Sembra che il figlio del primo Volodar,
il principe Nikolai Aleksandrovic, facesse parte di
quella schiera di nazionalisti ucraini che raggiungeva
la Rutenia Subcarpatica (regione ucraina che era stata
inclusa nella Cecoslovacchia) nei giorni che precedevano
la proclamazione d’indipendenza, animati dalla
speranza di poter fare della regione rutena il trampolino
di lancio per realizzare la liberazione di tutta l’Ukraina.
Il 14 marzo 1939 la Dieta di Chust proclamava l’indipendenza
dell’Ukraina Carpatica (nuova
denominazione della Rutenia) ed attribuiva il ruolo
di capo provvisorio dello Stato a monsignor Augustin
Voloshin (o Wolochyn), leader storico dell’autonomismo
ruteno. Il giorno dopo, tuttavia, la stessa Dieta
proclamava la restaurazione della monarchia ukraina
e designava il principe Nikolai Aleksandrovic Dolgorukij
quale Volodar d’Ukraina e Rutenia
e Granduca di Kiev.
Tale ultima notizia, oggi del tutto ignorata dalla
storiografia ufficiale, è desumibile soltanto
da certa pubblicistica araldica. Appare, comunque,
tutt’altro che priva di fondamento, e ciò
per almeno due ordini di motivi: in primo luogo, per
l’appartenenza di monsignor Voloshin al campo
monarchico; e, in secondo luogo, perché la
designazione del principe Nikolai avrebbe portato
alla causa ukraina il sostegno dell’influente
emigrazione zarista russa, in forza dei rapporti di
parentela dei Dolgorukij con la famiglia Romanov (il
Volodar era sposato con
la granduchessa Maria di Russia).
Questo secondo e del tutto teorico Volodato,
in ogni caso, durava molto poco. Il patto germano
sovietico, già in gestazione, prevedeva un’Ukraina
legata a Mosca e svincolata dalla sfera d'influenza
tedesca: Hitler rifiutava, perciò, di garantire
la protezione di uno Stato ruteno-ukraino, e preferiva
accogliere le richieste degli ungheresi, che rivendicavano
la Rutenia in nome degli antichi legami storici. I
magiari invadevano così l’Ukraina Carpatica
il 15 marzo, e il 18 la annettevano frettolosamente
al Regno di Santo Stefano.
Aveva così termine la breve indipendenza rutena
e l’altrettanto breve vita del nuovo Volodato
d’Ukraina. Questo sopravviveva
ancora per qualche tempo in esilio e, quando la Germania
scatenava l’Operazione Barbarossa
ed invadeva l’Ukraina (incontrandovi il favore
degli elementi antisovietici), i seguaci dei Dolgorukij
erano tra coloro che facevano sentire la propria voce.
Fra l’altro, era costituito un organismo denominato
Consiglio Ukraino Monarchico Legittimista.
Veniva anche dato nuovo impulso ad un vecchio ordine
cavalleresco, creato nel 1918 dal Volodar
Aleksandr, il Reale Ordine Ukraino di
San Vladimiro. L’elenco dei cavalieri
dell’Ordine – che abbiamo desunto da un
vecchio bollettino araldico(1)
– testimonia l’attribuzione di numerose
onorificenze negli anni 1939-44. Fra gli altri, alcuni
nominativi appaiono significativi: nel 1939, monsignor
Augustin Voloshin “Primo Ministro
dell’Ukraina Carpatica”;
nel 1941, il dottor Yaroslav Stetsko “Primo
Ministro dell’Ukraina-Rutenia”
(la qualcosa testimonia la vicinanza ad una delle
due fazioni nazionaliste, quella di Stefan Bandera);
nel 1943, Benito Mussolini e l’ambasciatore
von Papen.
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Per
gentile concessione del mensile “Storia del
Novecento”.
Tratto da:
MICHELE RALLO: I “Regni-meteora”
nell’Europa Orientale durante le guerre mondiali
(“Storia del Novecento”, anno
V, n. 89, settembre 2008) |
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(1)
The Sain George Journal,
organo della Knightly Association of Saint
George the Marthyr. Sylvester (West Virginia),
senza data di pubblicazione (probabilmente 1987).
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Storia
contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007
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