Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
 

STORIA MILITARE DELL’EUROPA ORIENTALE

 
 
Un Albatros F2 dell'aviazione Bulgara

 

BREVE STORIA DELL’AVIAZIONE BULGARA
DALLE GUERRE BALCANICHE
AL PRIMO COFLITTO MONDIALE

di Alberto Rosselli

La nascita dell’Aeronautica Bulgara risale nientemeno che al lontano 1892 quando, in occasione della Fiera Internazionale di Plovdiv, due tenenti dell’esercito bulgaro presero parte a diverse ascensioni a bordo del dirigibile La France, costruito dall’ingegnere transalpino Robert Goddard. Esperienze a quanto pare entusiasmanti, tanto da indurre i due ufficiali a fare pressioni ed a convincere lo Stato Maggiore dell’Esercito di Sofia a costituire una squadra di palloni aerostatici da osservazione.
Nel 1905, il tenente Vasil Zlatarov venne mandato a frequentare la Scuola Imperiale d’Aviazione russa di San Pietroburgo. E il 20 aprile 1906 lo Stato Maggiore bulgaro creò il Vazduhoplavatelno Otdelenie (Dipartimento d’Aviazione) posto al comando dello stesso tenente Zlatarov che, nel frattempo, aveva ottenuto il brevetto di pilota. La prima generazione di aviatori bulgari fu addestrata sul Sofia-1, un pallone aerostatico ideato da Zlatarov, ma allestito con materiali acquistati in Russia.
Nel 1910, un intraprendente ingegnere aeronautico russo, Boris Maslennikov, si recò in Bulgaria per presentare il suo aereo, una versione modificata del francese Farman III. Sull’ippodromo di Sofia, e alla presenza di un folto nucleo di ufficiali dell’esercito bulgaro, tra cui Vasil Zlatarov, Maslennikov effettuò a bordo del suo mezzo diversi riusciti voli, convincendo lo Stato Maggiore ad acquistarne tre che, di lì a poco, furono assegnati al neonato ed autonomo Corpo Aereo Bulgaro.
Agli inizi del 1912, tredici ufficiali dell’esercito bulgaro furono inviati all’estero, in Russia, Inghilterra, Germania e Francia, per conseguire brevetti, nel mentre il governo di Sofia avviava le pratiche per l’acquisizione di cinque velivoli di fabbricazione francese, inglese e germanica.
Nel giugno 1912, il tenente Simeon Petrov, che si trovava in Francia presso la Scuola di Volo del celebre pioniere dell’aria Louis Blériot, riuscì – prima volta nella storia dell’aviazione – ad effettuare con un monoplano Bleriot XXI un felice atterraggio di fortuna con il motore in avaria: evento straordinario che venne poi celebrato con l’emissione di uno speciale francobollo.
Nel luglio del 1912, gli ufficiali bulgari diplomatisi alla scuola francese rientrarono a Sofia, seguiti all’inizio del mese seguente dal primo esemplare di Bleriot XXI con il quale, il 13 agosto, Simeon Petrov effettuò il primo volo operativo. Sempre nel 1912, i sottufficiali di marina Lyapchev e Mikhailov furono mandati in Germania per frequentare uno speciale corso di addestramento per idrovolanti.
La Prima Guerra Balcanica (ottobre 1912 - maggio 1913) dimostrò quanto il maresciallo francese Ferdinand Foch si sbagliasse nel giudicare “totalmente inutile il mezzo aereo”. Il 16 ottobre 1912, i piloti Radul Milkov e Prodan Tarakchiev decollarono con un biplano tedesco Albatros per svolgere una prima missione di ricognizione su un accampamento dell’esercito ottomano nella zona di Odrin, spingendosi poi fino al centro ferroviario turco di Kara-Aghatch, che bersagliarono con alcune bombe a mano che si erano portati dietro. L’azione suscitò un tale entusiasmo che di lì ad appena un mese lo Stato Maggiore ordinò la costituzione di ben tre Plotoni Aeronautici. E bene fece, perché nel corso della Prima Guerra Balcanica i bulgari subirono ben tre abbattimenti da parte della fucileria e delle mitragliatrici nemiche.
Dopo il breve utilizzo di mezzi aerei fatto nel corso della Seconda Guerra Balcanica del 1913, gli aviatori bulgari ebbero nuovamente occasione di fare valere le loro doti nel corso della ben più lunga e sanguinosa contesa mondiale del 1914-1918, che vedrà il regno costretto ad arruolare ben 616.680 soldati su una popolazione complessiva di cinque milioni di abitanti.
All’inizio della guerra, gran parte dei velivoli bulgari si trovavano dislocati sul campo di Kumanovo, in appoggio delle forze di terra. Nei primi mesi, complici le pessime condizioni atmosferiche, i velivoli effettuarono appena 11 sortite: attività che, tuttavia, tra il 1915 e il 1916, aumentò a ritmi quasi esponenziali, grazie anche alle forniture di nuovi ricognitori-assaltatori LVG di fabbricazione tedesca.
Nel 1916, in concomitanza con le operazioni svoltesi sul fronte di Salonicco, la quasi totalità dei velivoli venne spostata sui campi meridionali dell’area di Belitsa e Xanthi e, successivamente, a Udovo e Levunovo. Nel corso della guerra, l’Aviazione operò praticamente alle dipendenze del comando della Seconda Armata Bulgara, effettuando 255 sortite, contro le 397 svolte dal ben più numeroso contingente aereo anglo-francese, composto da quattro squadriglie, di base a Salonicco.
Complessivamente, tra il 1915 e il 1918, l’Aviazione bulgara schierò sul fronte macedone-albanese, su quello romeno e a difesa delle coste del regno bagnate dal Mar Nero dai 90 ai 100 aerei, tra cui: 12 ricognitori-assaltatori LVG B.II (sei dei quali consegnati dalla Germania nel novembre 1915), 8 idrovolanti Friedrichshafen FF-33, 2 idro Rumpler 6B-1 (1916), 13 bombardieri leggeri tedeschi Otto C.I (maggio 1916), 18 ricognitori-assaltatori Albatros C.III (agosto 1916), 3 caccia monoplani Fokker E.III (primavera del 1916), 12 ricognitori biplani DFW C.V (agosto 1917), 6 caccia biplani Roland D.II (consegnati nel luglio 1917), 6 biplani Roland D.III (dicembre 1917), 8 moderni caccia biplani Fokker D.VII (settembre 1918). Oltre a questi velivoli, l’Aviazione bulgara ebbe modo di utilizzare anche due 2 Albatros C.I turchi.
Va ricordato che, tra il 1915 e il 1918, un notevole numero di piloti bulgari si batté sui cieli della Macedonia (ma anche del Fronte Occidentale) con velivoli appartenenti a squadriglie tedesche, come nel caso di quelle dislocate a Xanthi, avendo modo di utilizzare ottimi caccia Albatros D.III e Halberstadt.

***

Nel corso della guerra, i piloti bulgari dimostrarono notevoli capacità e molto coraggio, riuscendo ad uscire vincitori o illesi da numerosi combattimenti. Essi riuscirono anche a costringere alla resa diversi apparecchi dell’Intesa che, una volta atterrati, furono catturati e riutilizzati dalla stessa aviazione di Sofia. Tra questi un ricognitore-bombardiere Armstrong Whitworth F.K.3 che nel 1917, ai comandi dell’asso capitano Ivan Uzunov (assistito dal tenente Popatanasov), effettuò ben 42 incursioni notturne sui concentramenti di truppe francesi e britannici a nord di Salonicco, fino a quando venne colpito dalla contraerea e costretto ad atterrare in piena notte in una radura. Incendiata la macchina, Uzunov e Popatanasov riuscirono al termine di un’estenuante marcia di tre giorni a riguadagnare le proprie linee.
Verso la fine del 1917, i bulgari catturarono due caccia Nieuport XXVII, uno dei quali fu affidato ad un altro asso, il tenente Vladimir Balan che, fino a poco tempo prima aveva prestato servizio sul Fronte Occidentale, meritandosi la croce di ferro. Poco tempo dopo, ai comandi del Nieuport, Balan riuscì ad abbattere l’abile capitano O’Dwyer, leader della XVII squadriglia della RAF.
Il 30 settembre 1916 un lentissimo Farman MF11 della Escadrille 384 francese, decollato da Salonicco, entrò nello spazio aereo bulgaro con l’intenzione di colpire la capitale Sofia con un carico (alquanto modesto) di circa 100 chilogrammi di bombe. L’aereo aveva come equipaggio il sergente pilota Maurice Rauable e il mitragliere Branco Naumovich, un volontario serbo scampato alla spaventosa ritirata dell’inverno 1915/1916. Avvistato l’intruso, dal campo di Bozhurishte decollò una coppia di Fokker E.III bulgari – uno ai comandi del sergente istruttore di volo tedesco Wagner e l’altro ai comandi del tenente Marko Parvanov – e tre Albatros C.III (addestratori biposto armati). Dopo una rapida ascesa, i caccia guadagnarono 3000 metri di quota, andando a pattugliare il cielo di Vladaya (villaggio situato a sud di Sofia) in attesa dell’intruso, mentre gli Albatros si posizionarono su quello della capitale. Allorquando il temerario Farman tentò di entrare nello spazio aereo di Sofia, venne subito inquadrato da un fitto fuoco antiaereo che lo costrinse a disfarsi rapidamente del carico e a ritirarsi, inseguito dalle raffiche dei Fokker del sergente Wagner e del tenente Parvanov. Colpito in più punti dalle mitragliatrici di quest’ultimo, il velivolo francese fu costretto ad effettuare un riuscito atterraggio d’emergenza che, tuttavia, costò al suo equipaggio la prigionia.
In guerra, un’ottima prova fu fornita anche dai piloti e dagli specialisti dell’Aviazione della Marina (che a partire dall’estate del 1915 avevano frequentato con profitto i corsi di addestramento di List, Nordenhai e Kiel). Nel novembre del ’15, a Varna, venne costituita, sotto controllo tedesco, una prima squadriglia idrovolanti equipaggiata con quattro bombardieri Friedrichshafen FF-33 ed un caccia Rumpler 6B-1. Successivamente, nei pressi di Sozopol, fu formata una seconda squadriglia (interamente bulgara).
Nell’ottobre del 1918, l’aviazione bulgara contava ancora una trentina di aerei, tra cui 10 idrovolanti.


BIBLIOGRAFIA

Dimitar Nedialkov, Air Power of the Kingdom of Bulgaria, Part I/II/III/IV, Fark Ood, Sofia, 2001
Dimitar Nedialkov, Bulgarian Fighters, Part I/II/III, Propeller Publishing, Sofia, 2004

 


 

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