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di Sofia, 1944. Un caccia bulgaro sperona un B-24 ”Liberator”
americano |
BREVE
STORIA
DELL'AVIAZIONE DA CACCIA BULGARA
DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE
di Alberto Rosselli
Il
2 marzo 1941, dopo avere subito molte pressioni da
parte della Germania, la Bulgaria di re Boris III
(1894–1943), dichiarò guerra alla Gran
Bretagna. E contestualmente invase la Grecia nord
orientale e la Macedonia iugoslava. Per dovere di
cronaca va comunque ricordato che, poche settimane
prima dell’entrata nel conflitto a fianco dell’Asse
della Bulgaria, alcuni centri ferroviari di questo
Paese (ancora neutrale) erano stati proditoriamente
bombardati da bimotori britannici Wellington provenienti
da aeroporti ellenici.
Dopo avere partecipato, assieme alla Wehrmacht e all’esercito
italiano, all’occupazione della Grecia e della
Jugoslavia (aprile 1941), il governo di Sofia preferì
mantenere un atteggiamento molto defilato, non dichiarando
guerra all’Unione Sovietica e non inviando proprie
forze in Russia, contrariamente a tutti gli altri
Paesi alleati della Germania. Entrata in guerra anche
con gli Stati Uniti nel dicembre 1941 (ma si trattava
di una guerra che si pensava destinata a non essere
guerreggiata), Boris III perseverò comunque
nella politica di sostanziale non-intervento sui vari
teatri di guerra – ad esclusione di quello balcanico
– evitando di cedere alle pressioni belliciste
delle componenti più radicali del regime e
dei settori più nettamente filotedeschi delle
forze armate.
D’altro canto, almeno fino al 1942, anche gli
anglo-americani limitarono al massimo le loro azioni
offensive ai danni della Bulgaria, anche perché
questa nazione non era mai stata considerata un avversario
particolarmente pericoloso. Detto questo, come vedremo,
tra il 1942 e il 1944 sia la RAF che L’USAAF
sottoporranno le città e i centri aeroportuali
e industriali bulgari ad un ciclo di attacchi di una
certa consistenza che avranno inizio alla metà
del ’42, concludendosi all’inizio dell’autunno
del 1944. Attacchi, prima condotti da velivoli inglesi
di base in Egitto e poi anche da formazioni statunitensi
equipaggiate con quadrimotori Boeing B17 Flyng Fortress
e B24 Liberator, che misero subito in crisi la numericamente
debole Aviazione Bulgara formata, alla fine del 1941,
da 600 aerei, di cui circa 200 (quasi tutti di vecchia
costruzione) da intercettazione.
Ma andiamo nel dettaglio. Inizialmente, il Corpo da
Caccia bulgaro, che ebbe l’oneroso compito di
contrastare i numerosi, pesanti e fortemente armati
bombardieri alleati, era composto da un’accozzaglia
di macchine come si è detto decisamente superate:
caccia Avia B-135 e Avia B-534 (di fabbricazione cecoslovacca),
P.Z.L. 24 e 43 (di fabbricazione polacca) ed Arado
Ar-65 e Heinkel He-51B tedeschi. Tra il 1942 e il
1943, l’Aviazione Bulgara, che disponeva, va
ricordato, di pochi aerei, ma di piloti tecnicamente
ben preparati e coraggiosi, come ad esempio i tenenti
Stoyan Stoyanov e Petar Botchev - ricevette dalla
Germania alcuni quantitativi di mezzi decisamente
più moderni, tra cui un centinaio di intercettatori
Dewoitine De-520 e qualche decina di Morane- Saulnier
M.S. 406 di fabbricazione francese ed altrettanti
(migliori) Messerschmitt Bf-109 E-3/4, seguiti di
lì a poco una cinquantina di assai più
avanzati Messerschmitt Me-109 G-2, G-4 e G-6, 16 dei
quali entrarono però in servizio soltanto nel
gennaio del ‘43. Complessivamente, nel corso
della Seconda Guerra Mondiale, Sofia ricevette dalla
Luftwaffe 145 Me Bf-109 più un centinaio di
altri apparecchi da bombardamento, ricognizione e
idro-ricognizione (Junkers Ju87, Dornier Do17Z e Arado).
Veniamo ora alle vicende che videro partecipi i piloti
da caccia bulgari. Il 1° agosto 1943, una formazione
di circa 70 Boeing B-24 statunitensi decollata da
Bengasi e da altri campi della Libia occupata all’inizio
di quell’anno dai britannici, sorvolò
la Bulgaria per andare a colpire, nell’ambito
dell’Operazione Tidal Wave, le strategiche raffinerie
di petrolio rumene di Ploesti che da sole fornivano
alla Germania oltre un terzo della benzina necessaria
per il proseguo della guerra. Ricevuto l’allarme,
dai campi bulgari decollarono una trentina di antidiluviani
caccia Avia 534 che con molto ardimento tentarono,
invano, di sbarrare la strada ai bombardieri americani.
Sulla via del ritorno, i B-24 sorvolarono la regione
di Sofia, venendo questa volta intercettati da quattro
Messerschmitt Me-109G agli ordini dell’asso
Stoian Stoyanov. Sulla direttrice della città
di Ferdinand, i velivoli bulgari piombarono su una
sezione composta da 18 B-24, abbattendone quattro,
due dei quali ad opera di Stoyanov e danneggiandone
un paio.
Assaggiata la determinazione dei cacciatori bulgari,
nel corso delle successive missioni, i bombardieri
alleati preferirono quindi farsi scortare dai bimotori
da caccia a grande autonomia P-38 Lightning che, in
un secondo tempo, vennero sostituiti da monomotori
pesanti P-47 Thunderbolt e dai velocissimi e maneggevoli
P-51 Mustang, dotati entrambi di serbatoi supplementari
sub alari.
Tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944, il
Comando Alleato diede avvio all'operazione Point Blank:
un ciclo di missioni di bombardamento pesante sulle
infrastrutture e sulle principali città bulgare:
offensiva destinata anche ad abbattere il morale della
popolazione e a costringere il governo di Sofia ad
uscire dal conflitto.
Dopo una prima incursione di assaggio effettuata il
10 dicembre 1943 da una cinquantina di B-24, il giorno
20 dello stesso mese, circa 70 B-24 Liberator, scortati
da 60 caccia P-38s Lightning attaccarono Sofia, contrastati
da 36 caccia Dewoitine De-520 e 20 Messerschmitt Me-109
G-2 decollati dai campi di Vrazhdebnia e Bozhuriste.
Durante il violento combattimento che seguì
e nel quale caddero sotto i colpi dei cacciatori bulgari
e tedeschi tre P38s, si verificò qualcosa senza
precedenti, almeno nei cieli bulgari. Dopo avere abbattuto
un quadrimotore americano, accortosi di avere terminato
le munizioni delle due mitragliatrici da 13 e del
cannone da 20 millimetri di cui era dotato il suo
apparecchio, il tenente Dimitar Spisarevski si lanciò
contro un Liberator, speronandolo, esplodendo con
esso e guadagnandosi la Croce al merito alla memoria.
Ma Spisarevski non fu l’unico ‘kamikaze’
bulgaro. Il 20 dicembre 1943, anche il tenente Nedeltcho
Bontchev (che, per la cronaca, nel 1940 aveva effettuato
un training in Italia, presso la Scuola di Volo di
Piacenza), ai comandi del suo Dewoitine D.520C, speronò
sui cieli di Sofia un altro B-24 statunitense. Salvatosi
miracolosamente, Bontchev rientrò in servizio
l’anno seguente con un Messerschmitt Me-109G-6s
con il quale, nel marzo dello stesso anno, abbatté
un quadrimotore Boeing B-17 sopra la località
di Pernik. Il 17 aprile 1944, quattro ondate di B-17
provenienti dagli aeroporti libici, per un totale
di 350 bombardieri scortati da 100 tra caccia P-47
e P-51, si avvicendarono sulla direttrice di Sofia,
scaricandovi una notevole quantità di bombe
e spezzoni incendiari. In quell’occasione, la
presenza di P-51 a fusoliera singola e motore in linea,
apparentemente molto simili sia ai Me 109 che ai De-520,
creò non pochi problemi di identificazione
sia all’antiarea che ai cacciatori bulgari.
Tanto che, nel corso dello scontro, ben sei Me 109
caddero in fiamme ed altri 10 furono danneggiati in
buona misura dal ‘fuoco amico’. Sempre
durante la medesima azione, il Comando Caccia bulgaro
fece decollare anche quattro vecchissimi intercettatori
da addestramento Avia B-135, armati con due misere
mitragliatrici da 7,9 millimetri, nel disperato tentativo
di contrastare i possenti B-17. I piloti degli Avia
fecero l’impossibile, riuscendo addirittura
ad abbattere un quadrimotore, forse con il concorso
delle batterie antiaeree da 88 e a disorientare l’avversario.
Grazie al’intervento degli Avia, nel corso dell’incursione
del 17 aprile, non tutti i bombardieri riuscirono
a colpire Sofia, sganciando parte del loro carico
nella campagna.
Nel 1944, anche in seguito al grave danneggiamento
del centro petrolifero romeno di Ploesti (ripetutamente
attaccato da centinaia di velivoli alleati) gli scontri
tra aviatori da caccia bulgari e leviatani americani
iniziarono a diminuire, fino a cessare completamente
nell’agosto del 1944. E’ stato calcolato
che a causa della reattività dei piloti bulgari
gli Alleati abbiano perso, tra il 1942 e il 1944,
centodiciassette quadrimotori e 329 tra piloti e specialisti.
Al termine del loro ciclo operativo, gli alleati erano
comunque riusciti a sganciare sulla sola Sofia 45.000
ordigni di varia potenza, causando la distruzione
di 12.000 abitazioni, la morte di oltre 2.000 civili
e il ferimento di 4.700 feriti. Senza contare, naturalmente,
i danni inflitti ai reparti da caccia bulgari che
accusarono la perdita di oltre un centinaio di velivoli
e un numero non precisato di piloti.
BIBLIOGRAFIA
Dimitar
Nedialkov, Air Power of the Kingdom of
Bulgaria, Part I/II/III/IV, Fark Ood, Sofia, 2001
Dimitar Nedialkov, Bulgarian Fighters,
Part I/II/III, Propeller Publishing, Sofia, 2004
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