Storia contemporanea dell'Europa Orientale
e Centro-orientale
 
Sito curato da MICHELE RALLO
 

LINEA DIRETTA CON "STORIA IN RETE"

 
 
Reinhard Heydrich.

 
 
BOEMIA-MORAVIA 1942
 
OPERAZIONE ANTHROPOID:
“ASSASSINATE HEYDRICH”
 
di Gian Paolo Pelizzaro
 
 
La Cecoslovacchia era un pugnale puntato al cuore della Germania dai trattati di Versailles. Con l’annessione del 1938 e – nel 1941 – la nomina a Reichsprotektor di Heydrich,
Hitler si illuse di aver neutralizzato la minaccia.
Ma, durante la Seconda guerra mondiale, il governo di Praga in esilio a Londra
– d’accordo coi sovietici e i francesi –
decise di aprire proprio in Boemia la prima crepa nel “nuovo ordine” tedesco.
Il mezzo? L’eliminazione di Heydrich, l’uomo più potente delle SS dopo Himmler.
Il prezzo? Migliaia e migliaia di morti per rappresaglia…
 
 

Tangmere, West Sussex, stazione aerea della RAF e aviobase segreta dello Special Operations Executive (SOE) inglese. Sono le 10 di sera del 28 dicembre 1941: il quadrimotore Handley-Page Halifax Mk II (n° seriale 1a L9613, codice NF-V), ai comandi del veterano dell’aria Ronald Clifford Hockey, comandante-pilota classe 1911 appartenente al 138° Special Duties Squadron, inizia a rullare sulla pista di decollo. A bordo, quindici uomini: sette membri dell’equipaggio (Hockey, Wilkin, Holden, Burke, Hughes, Berwick e Walton), il capitano Jaroslav Šustr e sette paracadutisti cecoslovacchi selezionati e addestrati dal SOE su incarico del governo del presidente cecoslovacco in esilio a Londra Edvard Beneš. Gli agenti sono divisi in squadre e assegnati a tre diverse missioni: Anthropoid (Josef Gabcik e Jan Kubiš), Silver A (Alfréd Bartoš, Josef Valcik e Jirí Potucek), e Silver B (Jan Zemek e Vladimir Škácha). Gabcik e Kubiš di Anthropoid sanno che la loro è un’azione suicida. Ordini e obiettivi diversi per sette agenti da infiltrare in territorio cecoslovacco con lanci notturni previsti per Anthropoid sulle coordinate di un borgo ad est di Pilsen, cittadina celebre per la sua eccellente birra, e per i gruppi Silver A e B rispettivamente ad est di Cáslav e a nord est di Ždírec. Inizia così una delle più misteriose e controverse operazioni segrete messe in piedi durante la Seconda guerra mondiale dal governo cecoslovacco in esilio a Londra dopo l’annessione al Terzo Reich della Boemia e della Moravia, come diretta conseguenza degli accordi della Conferenza di pace di Monaco di Baviera del 28 e 29 settembre del 1938.
Questa è la storia dell’Operazione Anthropoid, lanciata per assassinare lo Stellvertretender Reichsprotektor [vice protettore del Reich] di Boemia e Moravia, Reinhard Heydrich, Obergruppenführer delle SS, direttore dell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich (RSHA), l’uomo che più di ogni altro aveva la strada spianata per la successione ad Adolf Hitler, dotato com’era del potere, dell’astuzia, della crudeltà e dell’inflessibile determinazione per farlo. Dal 27 settembre 1941 (poco più di tre mesi dopo l’attacco all’Unione Sovietica) Heydrich aveva preso il posto di Konstantin von Neurath come Reichsprotektor di Boemia e Moravia. La versione ufficiale accreditata da Berlino parlò di avvicendamento per motivi di salute, ma in realtà non s’era trattato d’altro che della rimozione di fatto del barone von Neurath (formalmente rimasto titolare del Protettorato fino al 20 agosto 1943), ritenuto da Hitler troppo tenero nei confronti delle organizzazioni resistenziali cecoslovacche proprio mentre le forze armate tedesche erano impegnate nell’enorme sforzo ad est con l’Operazione Barbarossa. L’RSHA sapeva che proprio da Praga erano partiti i responsabili degli attentati compiuti a Berlino nel gennaio e nel febbraio 1941, quest’ultimo alla stazione ferroviaria di Anhalter con l’intento di uccidere Heinrich Himmler.
Heydrich non perde tempo. Il 28 settembre 1941, il giorno dopo la pubblicazione della notizia del suo arrivo nel Protettorato e appena tre ore dopo la cerimonia del suo insediamento ufficiale celebrata nel Castello di Praga, fa arrestare il primo ministro Alois Eliáš per la sua collaborazione con la Obrana Národa (la Difesa Nazionale che faceva capo ai Tri Králové, i cosiddetti “Tre Re” della resistenza cecoslovacca: il brigadiere generale Václav Morávek, il colonnello Josef Mašin e il tenente colonnello Josef Balabán, coinvolti negli attentati di Berlino e per i suoi contatti con il presidente Beneš, e annuncia senza giri di parole l’introduzione della legge marziale.
Il nuovo arrivato cala il pugno di ferro sul Protettorato, senza pietà, sapendo che il tempo non è suo alleato. I primi due leader della resistenza cecoslovacca ad affrontare il plotone d’esecuzione sono i generali Josef Bíly e Hugo Vojta. È solo un “antipasto” di quello che Heydrich intende servire a tutti coloro che non vogliono sottomettersi al “nuovo ordine” imposto dal regime nazista. Ma il siluramento di von Neurath e la nomina di Heydrich nascondono dell’altro. Come riferisce Rainer Hildebrandt nel volume “Wir Sind die Letzten” (Berlino, 1950), il poeta Albrecht Haushofer (1903-1945) venne a sapere attraverso una sua studentessa, Irmegard Schnuhr, sposata con un ufficiale delle SS di alto rango, che un SS chiamato Wilke le aveva confidato che lo Stato Maggiore di Heydrich nell’RSHA stava facendo dei piani per impadronirsi con la forza del comando di Himmler come Reichsführer SS e Capo della Polizia.
Di questa possibilità scrive lord James Douglas-Hamilton nel suo libro “Motive for a Mission. The Story Behind Hess’s Flight to Britain” (Londra, 1971): «Forte di questa notizia, Albrecht Haushofer decise di giocare a Heydrich un cattivo scherzo. Disse a Langbehn [Carl Langbehn, un avvocato collegato all’Abwehr, il servizio segreto tedesco diretto dall’ammiraglio Wilhelm Canaris, e che, al pari di Albrecht Haushofer, faceva il doppio gioco collaborando sia con la resistenza tedesca che con lo stesso Himmler, NdA] di riferire la cosa a Himmler, il che avvenne ed Himmler ringraziò Langbehn». Il Reichsführer SS – prosegue Douglas-Hamilton – «si servì infatti di questa notizia per proporre ad Hitler di nominare Heydrich vice governatore della Boemia e della Moravia, dal che si può dedurre che Himmler volesse essere sicuro che la persona di Heydrich rimanesse il più lontano possibile da lui». In questo modo le due emergenze (la necessità di Himmler di tenere il più lontano e occupato possibile il capo dell’RSHA e l’esigenza di normalizzare la situazione nel Protettorato mentre le truppe tedesche avanzano verso est) si saldano nel settembre 1941 in un unico obiettivo, la nomina di Heydrich a Reichsprotektor al posto del “malato” barone von Neurath.
Nella fessura che s’era aperta nel “sistema” nazista si inserisce il piano architettato dal governo cecoslovacco in esilio a Londra, sotto pressione da parte francese e sovietica e appoggiato dai britannici per una pesante operazione clandestina nel territorio del Protettorato. Anthropoid prende il via il 2 ottobre 1941, poche ore dopo l’inizio dei negoziati tra il presidente Beneš, le autorità britanniche e francesi per incassare la promessa della revoca degli accordi di Monaco. L’eliminazione di Heydrich è la contropartita che i cecoslovacchi mettono sul piatto per convincere il premier Winston Churchill e il generale Charles de Gaulle, ad appoggiare la loro iniziativa. L’azione avrebbe dovuto consolidare il ruolo di Beneš e del suo gabinetto in esilio e riaffermare la sua posizione sul piano politico-militare nel Protettorato, nel cuore dell’Europa occupata. Il 18 giugno 1941 l’autorità britannica aveva formalmente riconosciuto il governo cecoslovacco in esilio a Londra, ma non aveva modificato la propria posizione rispetto agli accordi di Monaco, e ciò era valso anche per i francesi di de Gaulle. In un primo tempo inoltre c’era stata incertezza sugli obiettivi da colpire: o il Gruppenführer SS Karl Hermann Frank, tedesco dei Sudeti, capo della polizia e segretario di Stato del Protettorato con von Neurath, o Heydrich. Alla fine la scelta era caduta sul potente e temibile Heydrich, capo supremo della macchina repressiva nazista.
La catena degli eventi che aveva portato Heydrich a Praga e quindi alla morte, aveva avuto inizio alla fine della Prima guerra mondiale e affondava le proprie origini nel timore tedesco che l’influenza francese sulla Cecoslovacchia potesse avere effetti negativi sulla sicurezza del Reich [vedi box a pagg. 58-59 NdR]. Questa fu una delle prime questioni che il vice di Hitler, Rudolf Hess, ebbe a rivelare a sir Ivone Kirkpatrick, nei primi giorni dopo il suo arrivo in Scozia, la notte tra sabato 10 e domenica 11 maggio 1941. Questo il resoconto dell’interrogatorio di Hess fatto da Kirkpatrick (esperto di cose tedesche del Foreign Office con un passato da primo segretario dell’Ambasciata britannica dal 1930 al 1932, incaricato d’affari in Vaticano dal 1932 al 1933 e poi primo segretario dell’Ambasciata britannica a Berlino fino al 1938), così come riferisce James Douglas-Hamilton: «Dopo aver dato così un’interpretazione della storia in perfetta concordanza con le tesi naziste, Hess si rivolse ad avvenimenti più recenti. Disse che Hitler aveva tentato di trattare l’Anschluss con mezzi pacifici e, dopo il fallimento di questo tentativo, era stato costretto ad occupare l’Austria su desiderio dello stesso popolo austriaco. Il conflitto cecoslovacco era stato causato dai francesi: essi avevano tentato di fare della Cecoslovacchia una base aerea contro la Germania e Hitler aveva dovuto inserirsi per bloccare questo tentativo. Hess dichiarò poi che l’intervento di Chamberlain a Monaco era stato di grande aiuto per Hitler, ma, come i britannici e i francesi tentarono di armare il resto della Cecoslovacchia, il Führer fu costretto ad agire contro questa severa minaccia per la stessa Germania».
Non è un caso che Hess parli della crisi Cecoslovacca in questi termini poiché, tra il 1936 e il 1937, aveva potuto seguire direttamente e capillarmente dal suo amico e consigliere personale Albrecht Haushofer le attività delle Organizzazioni Estere del Partito nazista, in particolare della VDA (Verein für das Deutschtum in Ausland, la Lega per i nazionalisti tedeschi all’estero) e del Volksdeutsche Rat (il Consiglio dei popoli tedeschi, organo di coloro che pur essendo di origine tedesca vivevano fuori dai confini del Reich, stimati in almeno 20 milioni) del quale era presidente il padre di Albrecht, Karl Haushofer. L’ex generale e politologo era stato il docente di Hess alla Facoltà di Economia all’Università di Monaco e suo maestro nella formulazione dei principi del cosiddetto “spazio vitale”, derivanti dalla dottrina del Lebensraum, e cioè dell’autosufficienza nazionale della Germania post-Versailles.
Albrecht Haushofer aveva seguito personalmente i colloqui segreti con il presidente Beneš dell’autunno del 1936 per cercare di neutralizzare i sospetti del governo di Praga nei confronti di Berlino. «Albrecht Haushofer – spiega Douglas-Hamilton – sperava che questi negoziati portassero a delle concessioni per i tedeschi che vivevano nella regione ceco-sudeta, diminuissero l’influenza della Francia e dell’URSS in Cecoslovacchia e preparassero la strada per uno sviluppo tedesco attraverso linee pacifiche». L’idea, in quel momento, era di un patto di non-aggressione con il Reich sul quale era favorevole il presidente Beneš. Haushofer prima riferì queste informazioni a Himmler tramite il suo capo di Stato Maggiore, generale SS Karl Wolff, poi predispose per il Führer la sua relazione sui colloqui segreti con la controparte cecoslovacca. Lo studioso amico di Hess era dell’opinione che se non si fosse pervenuti ad un accordo con Beneš, il governo di Praga avrebbe potuto pensare che il Terzo Reich avesse delle intenzioni poco rassicuranti verso la Cecoslovacchia, «il che – annota sempre Douglas-Hamilton – avrebbe portato ad una conclusione contraria a quella che era l’intenzione ed avrebbe rafforzato l’alleanza cecoslovacca con l’Urss e la Francia».
Quando Hitler esaminò il rapporto Haushofer tracciò una riga rossa sul primo punto delle proposte emerse nei negoziati segreti: l’idea del patto di non-aggressione. Questo dimostra che Hitler aveva già deciso di eliminare militarmente la Cecoslovacchia e per avere un buon alibi da opporre ai sospettosi osservatori internazionali riteneva fondamentale non migliorare la posizione dei tedeschi sudeti, lasciandoli sotto il tallone del governo di Praga per sfruttarne le lamentele e minacce e poi usare questi argomenti contro il popolo cecoslovacco. La trappola venne studiata a tavolino, così come il piano di invasione al quale venne dato il nome in codice di Fall Grün [Caso Verde NdR]. È sempre Albrecht Haushofer ad assistere segretamente Hess nella sua strampalata smania di trovare dei canali diplomatici paralleli con ambienti britannici per cercare di intavolare una pace separata con Londra, prima dell’inizio dell’invasione dell’Unione Sovietica.
Giovedì 16 marzo 1939: Adolf Hitler emette il decreto di annessione al Reich della Boemia e della Moravia, istituendo un protettorato a capo del quale viene chiamato (due giorni dopo) Konstantin von Neurath, ministro degli Esteri fino al 4 febbraio 1938. La Cecoslovacchia viene così smembrata: la Slovacchia si sgancia e chiede l’indipendenza, trasformandosi in uno Stato satellite della Germania, dove si instaura un regime conservatore guidato dal presbitero monsignor Jozef Tiso (1887-1947).
I vertici delle forze armate e dei servizi segreti cecoslovacchi vanno in fibrillazione. Sanno di avere le ore contate. Temono seriamente che i dossier più sensibili dello Stato Maggiore cadano nelle mani dei nazisti. Il giorno stesso, il Führer si era recato in visita a Praga, accompagnato dal Reichsführer Heinrich Himmler e dal giovane capo del RSHA, l’Ufficio centrale per la sicurezza del Reich dal quale dipendono il Sicherheitsdienst (servizio di sicurezza, SD) e la polizia di sicurezza (SiPo), Reinhard Heydrich. Due giorni prima il generale František Moravec, capo della Settore Ricerca del 2° Dipartimento GS (servizi segreti) dell’esercito cecoslovacco, aveva lasciato il Paese, volando a Londra con dieci ufficiali del suo servizio. Moravec, aiutato anche dal SIS britannico, aveva portato con sé documenti del suo archivio segreto, gran parte dei quali relativi agli accordi con i servizi segreti francesi e sovietici, in particolare con il Deuxième Bureau e l’NKVD. Moravec lasciò a Praga, occupata dal nemico, anche vari agenti che fanno il doppio gioco.
Uno di questi agenti era il noto A-54, identificato in Paul Thümmel, un ufficiale tedesco di origini cecoslovacche “capo residente” della Sezione di Controspionaggio del Dipartimento III della stazione Abwehr di Praga. Intorno al caso Thümmel si giocò una complessa macchinazione tra l’RSHA e l’Abwehr. Da tempo, infatti, Heydrich desiderava regolare i conti con il proprio rivale di sempre, l’ammiraglio Canaris, sospettato di giocare una doppia partita con gli alleati occidentali. Thümmel (alias René) dal 1936 era un contatto confidenziale dell’intelligence cecoslovacca e collegato all’MI6, i servizi segreti britannici, altrimenti detto Secret Intelligence Service. Aveva avuto, infatti, un ruolo non secondario come “talpa” dell’Abwehr nel cosiddetto incidente di Venlo e cioè nella cattura da parte del Sicherheitsdienst di due agenti del SIS (il capitano Sigismund Payne Best e il maggiore Richard H. Stevens della stazione SIS presso l’Ambasciata britannica all’Aia), il 9 novembre 1939.
Dopo la fuga a Londra di Moravec e del capitano Jaroslav Šustr (che in qualità di comandante dello Special Group D del 2° Dipartimento del Ministero della Difesa cecoslovacco avrà un ruolo di primo piano nella selezione e nell’addestramento dei due agenti di Anthropoid), Thümmel viene “bruciato” dai sovietici per colpire Beneš e, più in generale, la resistenza cecoslovacca che faceva capo al suo governo in esilio perché ritenuti delle “marionette” nelle mani delle potenze occidentali. Grazie alla collaborazione di due agenti sovietici dell’NKVD (Will Leimer e il “Commissario” Nachtmann), l’agente A-54 venne arrestato il 13 ottobre del 1941 con il consenso di Heydrich e immediatamente interrogato dalla Gestapo. Venne rilasciato il 25 novembre grazie all’interessamento dell’ammiraglio Canaris, ma a patto che Thümmel faccia da “cane da tartufo” per la cattura di un altro pezzo grosso della resistenza cecoslovacca. Arrestato di nuovo il 22 febbraio 1942 sulla base di ulteriori indizi, René confessò i contatti avuti con la rete di resistenza nel Protettorato, cercando di convincere la Gestapo che stava lavorando alla disarticolazione dell’intera leadership clandestina cecoslovacca. Il 2 marzo viene nuovamente rimesso in libertà, ma a condizione che accompagni ad un appuntamento-trappola il capitano Václav Morávec della Difesa Nazionale. Il 21 marzo 1942, Morávec, rimasto ferito nello scontro a fuoco con la Gestapo, si suicida per non cadere nelle mani dei nazisti.
È in questo clima intossicato dai sospetti che nel avviene l’incontro a Praga, a metà maggio 1942, tra l’ammiraglio Canaris e l’SS Obergruppenführer Heydrich per la sigla di un accordo tecnico-operativo tra Abwehr e RSHA riguardante la sfera delle competenze nelle attività di controspionaggio. Nella mente di Heydrich è ormai chiaro che il servizio segreto militare è totalmente inaffidabile, infestato da agenti nemici, come Thümmel, e diretto da un doppiogiochista. Heydrich è sicuro che Canaris abbia tradito il giorno in cui la Germania ha attaccato l’Occidente.
Ma la mortale rivalità tra i due capi dell’intelligence tedesca viene mascherata da un impenetrabile scudo di cordialità e dell’impeccabile formalismo del cerimoniale di Stato che organizza tutte le fasi della Conferenza di Praga che si svolge appena due settimane prima dell’attentato ad Heydrich. Agli incontri partecipa anche il generale delle SS Walter Schellenberg, direttore dell’Amt VI [Ufficio VI, ossia il servizio di intelligence dell’RSHA, NdR].
Con la scusa di migliorare i rapporti tra Abwehr e SD ed evitare le frequenti duplicazioni di sforzi nel lavoro di spionaggio e controspionaggio ed eliminare le differenze nei metodi di lavoro comune, il vertice serve in realtà ad Heydrich per sterilizzare il ruolo sempre più ambiguo di Canaris e a ridimensionare l’Abwehr, sottomettendolo all’RSHA. Nelle pieghe di questo titanico scontro si inseriscono le manovre dei servizi segreti cecoslovacchi, sovietici, francesi e britannici. Per Beneš, che fino a quel momento doveva scegliere tra due obbiettivi da colpire, non c’è più alcun dubbio: Heydrich è la preda più grossa da sbattere sul tavolo dei negoziati con gli Alleati, attraverso la quale consolidare il proprio ruolo di leader in esilio e incassare la promessa del suo ritorno al potere a guerra terminata.
La fuga a Londra del colonnello František Moravec, capo del Settore Ricerca del 2° Dipartimento GS (servizi segreti) dell’esercito cecoslovacco, è stata determinante, insieme a quella dell’ex presidente Beneš e del suo staff, per la creazione del Servizio di intelligence cecoslovacco e delle operazioni speciali che saranno organizzate, in collaborazione con i francesi e i britannici nei territori dell’Europa Centrale occupati dai tedeschi. Questa importante cellula del governo e delle forze armate cecoslovacche in esilio a Londra, soprattutto dopo la capitolazione della Francia e l’arrivo in Inghilterra di molti reparti militari cecoslovacchi impiegati nell’esercito francese, inizia a negoziare con i britannici la possibilità di impiegare soldati scelti per missioni oltre le linee nemiche nella Cecoslovacchia occupata dai nazisti: per atti di sabotaggio, azioni disturbo, spionaggio o per inviare ufficiali di collegamento con le reti della Resistenza.
Da parte britannica, l’attività di addestramento e coordinamento di queste operazioni venne affidata al SOE e al SIS (Secret Intelligence Service, anche MI6). Ma dietro questo agreement tecnico-operativo incombeva l’ombra del servizio segreto francese che, anche dopo l’annessione della Boemia e della Moravia alla Germania, manteneva alcune “antenne” nei territori occupati dai nazisti e cercava di ritagliarsi un ruolo centrale – attraverso il Comitato France Libre e il BCRA (Bureau Central de Renseignements et d’Action) del generale Charles de Gaulle – nei difficili equilibri interni alla coalizione alleata. Il governo francese in esilio, infatti, voleva mantenere una sorta di primato sul continente europeo, nonostante l’umiliante sconfitta subita ad opera della Wehrmacht sul suolo patrio, il conseguente disarmo dell’esercito e la perdita della flotta da guerra (in parte neutralizzata ad Alessandria o bombardata dalla Royal Navy a Mers-el-Kébir, in Algeria, nel luglio 1940).
I legami tra Francia e Cecoslovacchia in una prima fase erano ancora saldi e non è un caso che le unità dell’esercito cecoslovacco in esilio marcino per le vie di Liverpool indossando fieramente le uniformi da combattimento francesi solo poche settimane dopo la caduta della Francia e la firma dell’armistizio da parte del Maresciallo Philippe Pétain a Rethondes il 22 giugno 1940. Un segnale per dimostrare fedeltà al patto che ancora legava Praga a Parigi in chiave anti-Berlino. Per queste rivalità, tra la britannica French Section (la più importante del SOE a capo della quale era stato scelto il maggiore Maurice Buckmaster con un passato da reporter per il quotidiano parigino “Le Matin”) e il BCRA c’era un clima avvelenato da sospetti, attriti e colpi bassi. Il governo francese in esilio era insofferente verso l’autorità britannica.
Il generale de Gaulle voleva mantenere per sé le decisioni più importanti non solo sulle operazioni in territorio francese, ma anche negli altri Stati da lui ritenuti ancora sotto la propria influenza e comunque nell’orbita della Francia, come la Cecoslovacchia. De Gaulle, inoltre, non aveva perdonato a Churchill gli accordi segreti con Pétain per la neutralizzazione della flotta o sul mantenimento delle colonie francesi in Nord Africa per garantire la piazzaforte di Gibilterra e il controllo nel Mediterraneo. Da parte cecoslovacca, personaggi come il generale Moravec, il ministro della Difesa generale di divisione Sergej Ingr o il generale di divisione Rudolf Viest vedevano nel BCRA e nello Stato Maggiore di De Gaulle un punto di riferimento imprescindibile, fondamentale per perseguire i loro obiettivi strategici: primo fra tutti la denuncia del trattato di Monaco.
L’Operazione Anthropoid (cioè il piano che prevedeva l’assassinio di Heydrich) venne quindi costruita con grande perizia dal generale Moravec, capo dell’intelligence militare, assistito per questo dal brigadiere Colin Gubbins, direttore esecutivo del SOE, uno dei massimi esperti di tecniche di guerriglia, sabotaggio e più in generale di guerra non ortodossa. Gubbins, su incarico del War Office, per la sezione Ricerca Intelligence Militare (MI-R) aveva lavorato con i cecoslovacchi e i polacchi in esilio a Parigi, pochi mesi prima della capitolazione della Francia. Il lavoro tecnico-organizzativo di Anthropoid fu affidato al caporal maggiore František Pavelka che predispose i primi rapporti operativi.
C’era grande preoccupazione nel governo cecoslovacco in esilio: il premier Beneš era venuto a sapere che, dopo la prima brutale ondata repressiva, il Reichsprotektor Heydrich aveva avviato una serie di riforme e misure per incrementare la produzione industriale e agraria (corteggiando soprattutto operai e contadini, contrapponendoli all’intellighenzia borghese in cui si annidavano i principali focolai della Resistenza), riforme che stavano ottenendo il consenso popolare. Scrive a questo proposito Heinz Höhne nel suo saggio “Der Orden unter dem Totenkopf”: «Le notizie dei successi pacificatori del governatore-SS spaventarono il governo ceko di Edvard Beneš in esilio a Londra. La calma funerea nel Protettorato minacciava di paralizzare la causa dei cecoslovacchi democratici in esilio perché quanto più passivo era il comportamento della popolazione boemo-morava, tanto più insostenibile diventava la posizione del governo in esilio nelle trattative con gli Alleati. Solo un movimento di resistenza attivo nel Protettorato poteva giustificare il governo in esilio nel chiedere agli Alleati un assoluto riguardo per gli interessi cecoslovacchi nell’ordinamento del dopoguerra». Questa la conclusione dello studioso tedesco: «Ma la resistenza era impossibile finché i tedeschi e il tiranno Heydrich si fossero attenuti alla loro elastica politica d’occupazione. Ciò indusse i cecoslovacchi in esilio a trarre una fredda conseguenza: Heydrich doveva essere liquidato, l’assassinio del potente Protettore avrebbe provocato quella brutalità tedesca senza cui la resistenza ceka non trovava né meta né slancio.»
Il 22 giugno 1941 la Germania invadeva l’URSS senza dichiarazione di guerra. Alla fine di luglio il governo cecoslovacco in esilio ottenne il riconoscimento ufficiale da Mosca. A ben vedere, il progetto di disarticolare il “nuovo ordine” in Boemia e Moravia nasce quindi immediatamente dopo l’avvio da parte di Hitler dell’Operazione Barbarossa, cioè l’invasione dell’Unione Sovietica. L’idea – sollecitata da Mosca e appoggiata da Londra – era quella di innescare nel Protettorato di Boemia e Moravia una serie di focolai capaci di indebolire il regime, creando un insidioso fronte interno proprio alle spalle delle armate tedesche che avanzano verso Mosca, sperando al contempo di alleggerire il peso sul fronte occidentale e la pressione sulla Francia occupata.
Il tanto sospirato “secondo fronte” apriva importanti spazi di manovra per la guerra non ortodossa e questa tattica venne brillantemente interpretata dai vertici del SOE. Le forti pressioni sovietiche su Beneš sono descritte nel saggio “The Unseen War in Europe - Espionage and Conspiracy in the Second World War” di John H. Waller, il quale cita in particolare le memorie di Robert Bruce Lockhart, capo del Political Warfare Executive, l’uomo che faceva da collegamento tra il governo britannico e quello dei cecoslovacchi in esilio e per questo in strettissimo contatto con Beneš.
La pianificazione iniziale di Anthropoid fu messa a punto dal 2° dipartimento del ministero della Difesa cecoslovacco in esilio, in collaborazione con gli specialisti di Baker Street (dal nome della sede dello Special Operations Executive) e dell’Intelligence Service. Il nome originale assegnato all’operazione era stato Salmon e come data per portare a termine l’assassinio di Heydrich si era pensato inizialmente al 28 ottobre 1941, 23° anniversario dell’indipendenza cecoslovacca. Ma qualcosa andò storto e il piano fu rimandato…
Un gruppo speciale selezionato dal capitano Jaroslav Šustr, comandante del 2° dipartimento della Difesa cecoslovacca, inizia una fitta serie di cicli addestrativi presso cinque “case” dello Special Training School (STS) del SOE, dislocate nelle campagne scozzesi e inglesi. Una delle più importanti, la STS 25, aveva sede nelle fattorie di Garramor e Camusdarrach. E qui che venne addestrato e “diplomato” uno dei due parà cecoslovacchi scelti per portare a termine Anthropoid, Josef Gabcik, classe 1912, ufficiale di fanteria. Gabcik, alla fine del 1939 era fuggito prima in Polonia e quindi in Francia dove venne arruolato nella Legione Straniera [in tempo di pace era proibito per uno straniero arruolarsi nell’esercito regolare francese NdA] e inviato ad Algeri. Dopo l’invasione tedesca, Gabcik rientrò in Francia per unirsi al battaglione di fanteria straniera cecoslovacca di stanza a Adge. Prese parte alla campagna di Francia e decorato. Dopo la capitolazione del 25 giugno 1940, viene evacuato in Inghilterra e reinquadrato nel I Battaglione della Brigata mista cecoslovacca col grado di secondo comandante del II Plotone della 3ª Compagnia. A Gabcik viene affiancato il sergente Karel Svoboda, anche lui classe 1912, reduce della disfatta polacca e quindi della campagna di Francia durante la quale ha servito prima nella Legione Straniera e poi nella Compagnia trasmissioni del 2° Reggimento di fanteria. Svoboda, nell’ultima fase dell’addestramento durante il corso da parà a Manchester, saltando da un pallone aerostatico fisso la notte del 5 ottobre rimane ferito alla testa e ciò provoca la sua estromissione dal gruppo (viene sostituito dal tenente Jan Kubiš, classe 1913) e l’immediato rinvio della missione di due mesi. La partenza è rimandata al 28 dicembre 1941. Per Heydrich, il “boia di Praga”, l’Angelo della morte evocato da Eugen Dollmann, l’appuntamento col destino può attendere.
Tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre 1941, il rinvio nell’avvio di Anthropoid aveva creato un grande nervosismo a Mosca. Problemi logistici, motivi tecnico-operativi (non ultimo attendere la fase lunare indicata per lo svolgimento del volo notturno), carenza di aerei idonei da parte della RAF (nonostante fosse stato introdotto nel novembre 1940, il quadrimotore Handley Page Halifax che aveva svolto il primo raid operativo sulle installazioni portuali e ferroviarie di Le Havre, la notte tra l’11 e il 12 marzo 1941) ed equilibri politico-militari avevano determinato un progressivo slittamento nella realizzazione dell’operazione. Questi ritardi misero in fibrillazione lo Stavka (il Comando generale delle Forze Armate sovietiche, istituito il 23 giugno 1941) e la Lubjanka, il quartier generale dell’NKVD.
Nelle ultime tre settimane di ottobre del 1941, infatti, proprio in contemporanea con l’iniziale data di partenza di Anthropoid (fissata, come detto, per il 28 ottobre, 23° anniversario dell’indipendenza cecoslovacca), l’Operazione Tifone scatenata dalla Wehrmacht per la conquista di Mosca aveva iniziato ad investire i capisaldi difensivi intorno alla città, cercando di spezzare la spina dorsale dell’Armata Rossa. Era a rischio la stessa stabilità dell’Unione Sovietica. La grande tenaglia del Gruppo d’Armate Centro del feldmaresciallo Fedor von Bock si stava chiudendo sulla capitale sovietica. Il 19 ottobre cadeva Možjsk, sulla rotabile che portava direttamente a Mosca, mentre da sud la 2ª Panzergruppe del generale Heinz Guderian investiva le retrovie dello schieramento russo oltre il fiume Desna.
Stalin temeva il collasso del sistema e per questo premeva sulla NKVD affinché i cecoslovacchi lanciassero quell’operazione nelle cuore del Reich con l’obiettivo di provocare una serie di focolai nel Protettorato di Boemia e Moravia, nelle retrovie dell’esercito tedesco, proprio mentre si registrava lo sforzo più grande nell’avanzata nazista verso est. Infatti, la produzione bellica del Protettorato (in particolare gli impianti della Skoda) costituiva, in quel delicato momento, un sostegno di vitale importanza per gli arsenali della Wehrmacht.
Come riporta puntualmente Callum MacDonald nel suo libro “Assassination of Reinhard Heydrich ”, «combattendo con le spalle al muro, i russi chiedevano agli Alleati un contributo militare capace di alleggerire in qualche modo la pressione della blitzkrieg sul loro barcollante fronte. Non più tardi del 19 luglio [1941] Stalin scriveva a Churchill suggerendo uno sbarco britannico nel Nord della Francia per dirottare le truppe di Hitler dall’Est». Il giorno prima, il 18 luglio a mezzogiorno, il presidente degli Esteri del governo cecoslovacco in esilio, Jan Masaryk (figlio del primo presidente della Repubblica Cecoslovacca, Tomáš Masaryk), firmava il trattato ceco-sovietico con il quale Mosca, nel riconoscere il governo in esilio del presidente Beneš, considerava nulli gli accordi di Monaco. Questa mossa diplomatica, seppur ben camuffata dietro lo schermo di un accordo di mutua assistenza contro la Germania di Hitler, nascondeva un obiettivo ben più preciso e concreto: stringere i bulloni della cooperazione politico-militare con l’intelligence cecoslovacca, fino a quel momento sotto tutela da parte dei britannici con il SIS attraverso la catena di comando del Foreign Office.
Stalin non si fidava affatto del premier britannico Winston Churchill e del suo servizio segreto. Il SOE, in questo contesto, era soltanto uno strumento operativo di un piano molto più articolato. Grazie alle informazioni ottenute da Paul Thümmel, l’agente dell’Abwher tedesca, nome in codice A-54, che da anni faceva il doppio (o il triplo) gioco tra Germania, Cecoslovacchia e Regno Unito, Beneš fu in grado di informare i russi dell’imminenza dell’attacco tedesco all’Unione Sovietica. Il presidente cecoslovacco, fin dai primi giorni dal suo arrivo a Londra (il 22 ottobre del 1938), era in ottimi rapporti con l’ambasciatore sovietico, Ivan Maisky, al quale passava di volta in volta informazioni utili al Cremlino.
In precedenza, nei primi di marzo del 1939, era stato sempre Thümmel a mettere in guardia (attraverso il capitano Fryc) il colonnello Frantisek Moravec, capo dell’intelligence militare cecoslovacca, dell’imminente invasione tedesca della Boemia e della Moravia. Grazie a quell’avvertimento fu possibile per Moravec mettere in salvo l’archivio del servizio segreto e della sua rete clandestina e, con l’aiuto del SIS, imbarcare tutto la sera del 14 marzo del 1939 su un aereo all’aeroporto Ruzine di Praga e volare in esilio a Londra. L’accordo sottoscritto da Beneš con i sovietici sortì un effetto immediato. Negli uffici di Porchester Gate, a Londra, dove aveva sede il quartier generale dei cecoslovacchi in esilio, si presentò un nuovo ospite: un ufficiale dell’NKVD di nome Cicajev con l’ordine segreto di mettersi in contatto con gli uomini del colonnello Moravec per tenere sotto controllo soprattutto le trasmissioni radio con l’agente A-54 (Thümmel).
Durante tutta l’estate del 1941, più la situazione sul fronte orientale diventava critica, più i sovietici facevano pressioni sui cecoslovacchi per lanciare operazioni nel Protettorato contro depositi di carburante, impianti di produzione di benzina per mezzi corazzati, fabbriche aeronautiche e ferrovie. Su precise disposizioni di Beneš, così come ebbe a spiegare a Robert Bruce Lockhart, ufficiale di collegamento con il Foreign Office, fino all’avvio dell’Operazione Barbarossa, l’ordine per il movimento clandestino in Boemia e Moravia era quello di restare calmi, concentrandosi soltanto su azioni di sabotaggio della rete di comunicazione tedesca, resistenza passiva e raccolta informazioni. Ma con l’inizio dell’assedio di Mosca, lo scenario mutò di 180 gradi.
Con questa situazione alle spalle e risolti gran parte dei problemi tecnico-operativi nelle attività clandestine nel Protettorato, Anthropoid può finalmente essere lanciata. Obiettivo: uccidere l’Obergruppenführer SS Reynhard Heydrich. Tutto è pronto all’aviobase della RAF di Tangmere, West Sussex, alle 22 del 28 dicembre 1941. L’Handley Page Halifax Mk II assegnato al SOE, dopo il decollo, fece rotta verso la costa francese sorvolando l’area di Le Crotoy da dove poi puntò ad Est verso la città tedesca di Darmstadt, a sud di Francoforte sul Meno, incrociata 42 minuti dopo la mezzanotte. La navigazione fu resa molto difficile dalle condizioni del tempo sul Protettorato: quasi tutti i punti noti come fiumi, piccole città, ferrovie e strade erano invisibili sotto spessi strati di neve. Ciò fu la causa una serie di errori di calcolo nella rotta. Alle 2 e 24 del 29 dicembre, si lanciava il primi gruppo: i sottufficiali Josef Gabcík, 29 anni, e Jan Kubiš, 28, assegnati ad Anthropoid.
Poi alle 2,37 fu la volta dei due agenti di Silver A, Alfréd Bartoš e Jirí Potucek. I lanci terminarono alle 2 e 56 con il lancio di Jan Zemek e Vladimir Škácha di Silver B. Secondo il navigatore, i due agenti incaricati della missione Anthropoid vennero lanciati a est della cittadina di Cáslav, ma in realtà atterrarono nei pressi di Nehvisdy, sul villaggio Celákovice, ad est di Praga, invece che ed est di Pilsen. Gli uomini di Silver A, invece, atterrarono tra Podebrady e Mestec Králové e mentre quelli di Silver B si ritrovarono paracadutati a nord ovest di Ždírec. L’Halifax pilotato da Ron Hockey, dopo i tre lanci, fece una virata di 180° e, nonostante fosse stato più volte preso di mira dalla contraerea tedesca, riuscì ad atterrare intatto a Tangmere alle 8 e 19 del 29 dicembre.
Per Gabcík e Kubiš, iniziava un’avventura senza vie d’uscita. Nonostante una serie di incidenti (come l’infortunio al piede sinistro di Gabcík, toccando il terreno ghiacciato), pericoli e insidie varie, i due agenti cecoslovacchi venivano soccorsi, aiutati e protetti da Ladislav Vanék, nome in codice Jindra, uno dei dirigenti di Soko”, l’organizzazione sportiva legata alla causa nazionale cecoslovacca e messa fuori legge dalle misure repressive di Heydrich perché coinvolta con la resistenza.
Grazie a Vanék, i due agenti di Anthropoid raggiungono Praga in treno agli inizi di gennaio 1942 con gran parte della loro attrezzatura (due pistole Colt 38, sei bombe a mano caricate con esplosivo al plastico, due scatole di fusibili, due granate Mills, un lanciagranate Tree Spigot, quattro fusibili elettrici, un mitra Sten Mk II, 32 libbre di esplosivo al plastico, quattro bombe fumogene, un rotolo di miccia e tre penne esplosive). A poco più di due mesi dal loro lancio sulla Cecoslovacchia occupata, il 1° marzo 1942, Alfréd Bartoš di Silver A riusciva finalmente a trasmettere alla centrale di Londra la notizia che i due agenti di Anthropoid erano sani, salvi e al sicuro.
Con il progredire delle attività di pianificazione dell’attentato crescevano, tuttavia, anche i rischi di letali cortocircuiti con altre missioni lanciate dal SOE nel Protettorato per non parlare delle gravi preoccupazioni all’interno del movimento resistenziale per le prevedibili, devastanti rappresaglie naziste. I due agenti di Anthropoid entrarono in contatto con il gruppo di Out Distance, composto da tre sabotatori (Adolf Opálka, Karel Curda e Ivan Kolarík) paracadutati la notte del 28 marzo 1942 nei pressi del villaggio di Orechov, con l’incarico di facilitare la RAF nella localizzazione degli obiettivi da colpire e cioè gli stabilimenti militari della Skoda di Pilsen. Il bombardamento fu effettuato la notte del 25 aprile (la missione era denominata Canonbury), ma nonostante il supporto da terra fu un completo fallimento. Non una bomba delle centinaia sganciate dai quadrimotori Short Sterling Mk I del 218° Squadron della RAF colpì il bersaglio.
Per contro, Gabcík e Kubiš conobbero Karel Curda di Out Distance. Sarà proprio Curda, nei giorni seguenti l’attentato ad Heydrich, a costituirsi alla Gestapo e a fornire i nomi dei responsabili. La sua scelta di collaborare fu motivata dalla speranza di evitare uno spaventoso bagno di sangue.
La vigilia dell’attentato fu turbata da un durissimo scontro interno alla resistenza cecoslovacca, una volta trapelato il vero obiettivo dei due agenti di Anthropoid: l’assassinio di Heydrich. Fra i più autorevoli oppositori furono proprio Ladislav Vanék, gli uomini della sua rete Jindra e lo stesso Alfréd Bartoš: proprio coloro che avevano offerto il maggior supporto a Gabcík e Kubiš dopo il loro arrivo nel Protettorato.
Ai primi di maggio, Vanék prese contatti con Arnošt Heidrich, un ex diplomatico cecoslovacco e membro della rete clandestina Uvod, per inoltrare un messaggio urgente in codice a Londra con la richiesta di sospendere Anthropoid. Questo il testo: «L’omicidio non sarebbe di alcuna utilità per gli Alleati e avrebbe conseguenze inimmaginabili per la nostra nazione. Metterebbe a repentaglio non solo gli ostaggi e i prigionieri politici, ma anche migliaia di altre vite. La nazione sarebbe oggetto di rappresaglie senza precedenti. Allo stesso tempo, spazzerebbe via ciò che rimane delle organizzazioni resistenziali. A quel punto, sarebbe impossibile da parte della resistenza essere utile alla causa degli Alleati. Pertanto vi supplichiamo di dare ordine, attraverso Silver A, di non portare a termine l’assassinio. Pericoloso ritardare, dare l’ordine subito.»
Il dispaccio venne quindi passato a Silver A per essere trasmesso, ma qualcuno decise di manipolare il contenuto. Il messaggio che venne inoltrato al presidente Beneš a Londra il 12 maggio è, infatti, significativamente diverso dall’originale messo a punto da Vanék. L’ultima frase venne così alterata da menti raffinatissime: «Se per ragioni di politica estera l’assassinio è comunque essenziale, dovrebbe essere scelto un altro obiettivo.»
Nell’attesa di una risposta da Londra, Vanék chiese a Gabcík e Kubiš di aspettare, ritardando l’inizio dell’operazione. L’attesa fu inutile. Nessuna risposta venne mai trasmessa alla resistenza cecoslovacca. Beneš scelse il silenzio-assenso. Sapeva che l’attentato ad Heydrich avrebbe aperto le porte dell’inferno per la popolazione del Protettorato, sapeva che i vertici della resistenza erano contrari, ma – come testimoniò dopo la guerra il colonnello Moravec – ordinò di non rispondere alla richiesta ricevuta da Praga. Il resto è storia.
Alle 10.32 del 27 maggio 1942, Josef Valcik di Silver A vide arrivare la Mercedes 320 nera di Reinhard Heydrich guidata dall’Oberscharführer SS Johannes Klein, e diede immediatamente il segnale convenzionale a Gabcík e Kubiš. Il punto prescelto era lungo via Kirchmayer, nel sobborgo praghese di Holešovice. Al momento di girare a destra, lungo la curva a gomito in direzione della strada V Holešovickách, Gabcík uscì allo scoperto davanti alla Mercedes tirando il grilletto del suo mitra, ma lo Sten si inceppò. A quel punto, Kubiš saltò fuori e lanciò una delle granate verso l’auto. L’ordigno non centrò l’abitacolo, ma andò ad esplodere sotto la fiancata destra, vicino al parafango della ruota posteriore.
Heydrich, seduto sul sedile anteriore destro, venne investito dall’esplosione da dietro e alcune schegge e detriti gli penetrarono nella schiena, perforandogli la milza. Morì otto giorni dopo, alle 4,30 del 4 giugno 1942, nell’ospedale Bulkova di Praga a causa delle complicazioni provocate da una misteriosa infezione batterica agli organi interni.
L’omicidio di Reinhard Tristan Heydrich diede il via ad una delle più vaste ondate di terrore che la storia della Seconda guerra mondiale ricordi. La rappresaglia, così come avevano previsto i capi della resistenza cecoslovacca, fu pesantissima e si abbatté in primo luogo sui villaggi di Lidice e Ležáky, dati alle fiamme, rasi al suolo mentre l’intera popolazione veniva eliminata sul posto o deportata a Mauthausen (gli uomini fucilati, le donne arrestate e i bambini ritenuti “germanizzabili” presi in carico dal Reich). In totale, furono oltre cinquemila le persone arrestate e deportate dai territori della Boemia e dalla Moravia come vendetta per la morte del delfino di Hitler.


Gian Paolo Pelizzaro

 

 
 

PER GENTILE CONCESSIONE DI STORIA IN RETE EDITORIALE SRL
- articolo pubblicato sui nn. 56 e 59 del mensile “Storia in rete” - giugno e settembre 2010 -

 

 

 

Storia contemporanea dell'Europa Orientale :: 2007

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