Tangmere,
West Sussex, stazione aerea della RAF e aviobase segreta
dello Special Operations Executive (SOE)
inglese. Sono le 10 di sera del 28 dicembre
1941: il quadrimotore Handley-Page Halifax Mk II (n°
seriale 1a L9613, codice NF-V), ai comandi del veterano
dell’aria Ronald Clifford Hockey, comandante-pilota
classe 1911 appartenente al 138° Special Duties
Squadron, inizia a rullare sulla pista di decollo. A
bordo, quindici uomini: sette membri dell’equipaggio
(Hockey, Wilkin, Holden, Burke, Hughes, Berwick e Walton),
il capitano Jaroslav Šustr e sette paracadutisti
cecoslovacchi selezionati e addestrati dal SOE su incarico
del governo del presidente cecoslovacco in esilio a
Londra Edvard Beneš. Gli agenti sono divisi in
squadre e assegnati a tre diverse missioni: Anthropoid
(Josef Gabcik e Jan Kubiš), Silver
A (Alfréd Bartoš, Josef Valcik
e Jirí Potucek), e Silver B
(Jan Zemek e Vladimir Škácha). Gabcik e
Kubiš di Anthropoid sanno
che la loro è un’azione suicida. Ordini
e obiettivi diversi per sette agenti da infiltrare in
territorio cecoslovacco con lanci notturni previsti
per Anthropoid sulle coordinate di un borgo ad est di
Pilsen, cittadina celebre per la sua eccellente birra,
e per i gruppi Silver A e
B rispettivamente ad est di
Cáslav e a nord est di dírec. Inizia
così una delle più misteriose e controverse
operazioni segrete messe in piedi durante la Seconda
guerra mondiale dal governo cecoslovacco in esilio a
Londra dopo l’annessione al Terzo Reich della
Boemia e della Moravia, come diretta conseguenza degli
accordi della Conferenza di pace di Monaco di Baviera
del 28 e 29 settembre del 1938.
Questa è la storia dell’Operazione Anthropoid,
lanciata per assassinare lo Stellvertretender
Reichsprotektor [vice protettore del Reich]
di Boemia e Moravia, Reinhard Heydrich, Obergruppenführer
delle SS, direttore dell’Ufficio
Centrale per la Sicurezza del Reich (RSHA),
l’uomo che più di ogni altro aveva la strada
spianata per la successione ad Adolf Hitler, dotato
com’era del potere, dell’astuzia, della
crudeltà e dell’inflessibile determinazione
per farlo. Dal 27 settembre 1941 (poco più di
tre mesi dopo l’attacco all’Unione Sovietica)
Heydrich aveva preso il posto di Konstantin von Neurath
come Reichsprotektor di Boemia
e Moravia. La versione ufficiale accreditata da Berlino
parlò di avvicendamento per motivi di salute,
ma in realtà non s’era trattato d’altro
che della rimozione di fatto del barone von Neurath
(formalmente rimasto titolare del Protettorato fino
al 20 agosto 1943), ritenuto da Hitler troppo tenero
nei confronti delle organizzazioni resistenziali cecoslovacche
proprio mentre le forze armate tedesche erano impegnate
nell’enorme sforzo ad est con l’Operazione
Barbarossa. L’RSHA sapeva
che proprio da Praga erano partiti i responsabili degli
attentati compiuti a Berlino nel gennaio e nel febbraio
1941, quest’ultimo alla stazione ferroviaria di
Anhalter con l’intento di uccidere Heinrich Himmler.
Heydrich non perde tempo. Il 28 settembre 1941, il giorno
dopo la pubblicazione della notizia del suo arrivo nel
Protettorato e appena tre ore dopo la cerimonia del
suo insediamento ufficiale celebrata nel Castello di
Praga, fa arrestare il primo ministro Alois Eliáš
per la sua collaborazione con la Obrana
Národa (la Difesa Nazionale
che faceva capo ai Tri Králové,
i cosiddetti “Tre Re” della resistenza cecoslovacca:
il brigadiere generale Václav Morávek,
il colonnello Josef Mašin e il tenente colonnello
Josef Balabán, coinvolti negli attentati di Berlino
e per i suoi contatti con il presidente Beneš,
e annuncia senza giri di parole l’introduzione
della legge marziale.
Il nuovo arrivato cala il pugno di ferro sul Protettorato,
senza pietà, sapendo che il tempo non è
suo alleato. I primi due leader della resistenza cecoslovacca
ad affrontare il plotone d’esecuzione sono i generali
Josef Bíly e Hugo Vojta. È solo un “antipasto”
di quello che Heydrich intende servire a tutti coloro
che non vogliono sottomettersi al “nuovo ordine”
imposto dal regime nazista. Ma il siluramento di von
Neurath e la nomina di Heydrich nascondono dell’altro.
Come riferisce Rainer Hildebrandt nel volume “Wir
Sind die Letzten” (Berlino, 1950),
il poeta Albrecht Haushofer (1903-1945) venne a sapere
attraverso una sua studentessa, Irmegard Schnuhr, sposata
con un ufficiale delle SS di alto rango, che un SS chiamato
Wilke le aveva confidato che lo Stato Maggiore di Heydrich
nell’RSHA stava facendo
dei piani per impadronirsi con la forza del comando
di Himmler come Reichsführer SS
e Capo della Polizia.
Di questa possibilità scrive lord James Douglas-Hamilton
nel suo libro “Motive for a Mission.
The Story Behind Hess’s Flight to Britain”
(Londra, 1971): «Forte di questa notizia, Albrecht
Haushofer decise di giocare a Heydrich un cattivo scherzo.
Disse a Langbehn [Carl Langbehn, un avvocato collegato
all’Abwehr, il servizio segreto tedesco diretto
dall’ammiraglio Wilhelm Canaris, e che, al pari
di Albrecht Haushofer, faceva il doppio gioco collaborando
sia con la resistenza tedesca che con lo stesso Himmler,
NdA] di riferire la cosa a Himmler, il che avvenne ed
Himmler ringraziò Langbehn». Il Reichsführer
SS – prosegue Douglas-Hamilton
– «si servì infatti di questa notizia
per proporre ad Hitler di nominare Heydrich vice governatore
della Boemia e della Moravia, dal che si può
dedurre che Himmler volesse essere sicuro che la persona
di Heydrich rimanesse il più lontano possibile
da lui». In questo modo le due emergenze (la necessità
di Himmler di tenere il più lontano e occupato
possibile il capo dell’RSHA
e l’esigenza di normalizzare la situazione nel
Protettorato mentre le truppe tedesche avanzano verso
est) si saldano nel settembre 1941 in un unico obiettivo,
la nomina di Heydrich a Reichsprotektor al posto del
“malato” barone von Neurath.
Nella fessura che s’era aperta nel “sistema”
nazista si inserisce il piano architettato dal governo
cecoslovacco in esilio a Londra, sotto pressione da
parte francese e sovietica e appoggiato dai britannici
per una pesante operazione clandestina nel territorio
del Protettorato. Anthropoid
prende il via il 2 ottobre 1941, poche ore dopo l’inizio
dei negoziati tra il presidente Beneš, le autorità
britanniche e francesi per incassare la promessa della
revoca degli accordi di Monaco. L’eliminazione
di Heydrich è la contropartita che i cecoslovacchi
mettono sul piatto per convincere il premier Winston
Churchill e il generale Charles de Gaulle, ad appoggiare
la loro iniziativa. L’azione avrebbe dovuto consolidare
il ruolo di Beneš e del suo gabinetto in esilio
e riaffermare la sua posizione sul piano politico-militare
nel Protettorato, nel cuore dell’Europa occupata.
Il 18 giugno 1941 l’autorità britannica
aveva formalmente riconosciuto il governo cecoslovacco
in esilio a Londra, ma non aveva modificato la propria
posizione rispetto agli accordi di Monaco, e ciò
era valso anche per i francesi di de Gaulle. In un primo
tempo inoltre c’era stata incertezza sugli obiettivi
da colpire: o il Gruppenführer SS
Karl Hermann Frank, tedesco dei Sudeti, capo della polizia
e segretario di Stato del Protettorato con von Neurath,
o Heydrich. Alla fine la scelta era caduta sul potente
e temibile Heydrich, capo supremo della macchina repressiva
nazista.
La catena degli eventi che aveva portato Heydrich a
Praga e quindi alla morte, aveva avuto inizio alla fine
della Prima guerra mondiale e affondava le proprie origini
nel timore tedesco che l’influenza francese sulla
Cecoslovacchia potesse avere effetti negativi sulla
sicurezza del Reich [vedi box a pagg. 58-59 NdR]. Questa
fu una delle prime questioni che il vice di Hitler,
Rudolf Hess, ebbe a rivelare a sir Ivone Kirkpatrick,
nei primi giorni dopo il suo arrivo in Scozia, la notte
tra sabato 10 e domenica 11 maggio 1941. Questo il resoconto
dell’interrogatorio di Hess fatto da Kirkpatrick
(esperto di cose tedesche del Foreign Office con un
passato da primo segretario dell’Ambasciata britannica
dal 1930 al 1932, incaricato d’affari in Vaticano
dal 1932 al 1933 e poi primo segretario dell’Ambasciata
britannica a Berlino fino al 1938), così come
riferisce James Douglas-Hamilton: «Dopo aver dato
così un’interpretazione della storia in
perfetta concordanza con le tesi naziste, Hess si rivolse
ad avvenimenti più recenti. Disse che Hitler
aveva tentato di trattare l’Anschluss con mezzi
pacifici e, dopo il fallimento di questo tentativo,
era stato costretto ad occupare l’Austria su desiderio
dello stesso popolo austriaco. Il conflitto cecoslovacco
era stato causato dai francesi: essi avevano tentato
di fare della Cecoslovacchia una base aerea contro la
Germania e Hitler aveva dovuto inserirsi per bloccare
questo tentativo. Hess dichiarò poi che l’intervento
di Chamberlain a Monaco era stato di grande aiuto per
Hitler, ma, come i britannici e i francesi tentarono
di armare il resto della Cecoslovacchia, il Führer
fu costretto ad agire contro questa severa minaccia
per la stessa Germania».
Non è un caso che Hess parli della crisi Cecoslovacca
in questi termini poiché, tra il 1936 e il 1937,
aveva potuto seguire direttamente e capillarmente dal
suo amico e consigliere personale Albrecht Haushofer
le attività delle Organizzazioni Estere del Partito
nazista, in particolare della VDA (Verein
für das Deutschtum in Ausland, la
Lega per i nazionalisti tedeschi all’estero) e
del Volksdeutsche Rat (il Consiglio dei popoli tedeschi,
organo di coloro che pur essendo di origine tedesca
vivevano fuori dai confini del Reich, stimati in almeno
20 milioni) del quale era presidente il padre di Albrecht,
Karl Haushofer. L’ex generale e politologo era
stato il docente di Hess alla Facoltà di Economia
all’Università di Monaco e suo maestro
nella formulazione dei principi del cosiddetto “spazio
vitale”, derivanti dalla dottrina del Lebensraum,
e cioè dell’autosufficienza nazionale della
Germania post-Versailles.
Albrecht Haushofer aveva seguito personalmente i colloqui
segreti con il presidente Beneš dell’autunno
del 1936 per cercare di neutralizzare i sospetti del
governo di Praga nei confronti di Berlino. «Albrecht
Haushofer – spiega Douglas-Hamilton – sperava
che questi negoziati portassero a delle concessioni
per i tedeschi che vivevano nella regione ceco-sudeta,
diminuissero l’influenza della Francia e dell’URSS
in Cecoslovacchia e preparassero la strada per uno sviluppo
tedesco attraverso linee pacifiche». L’idea,
in quel momento, era di un patto di non-aggressione
con il Reich sul quale era favorevole il presidente
Beneš. Haushofer prima riferì queste informazioni
a Himmler tramite il suo capo di Stato Maggiore, generale
SS Karl Wolff, poi predispose
per il Führer la sua relazione sui colloqui segreti
con la controparte cecoslovacca. Lo studioso amico di
Hess era dell’opinione che se non si fosse pervenuti
ad un accordo con Beneš, il governo di Praga avrebbe
potuto pensare che il Terzo Reich avesse delle intenzioni
poco rassicuranti verso la Cecoslovacchia, «il
che – annota sempre Douglas-Hamilton – avrebbe
portato ad una conclusione contraria a quella che era
l’intenzione ed avrebbe rafforzato l’alleanza
cecoslovacca con l’Urss e la Francia».
Quando Hitler esaminò il rapporto Haushofer tracciò
una riga rossa sul primo punto delle proposte emerse
nei negoziati segreti: l’idea del patto di non-aggressione.
Questo dimostra che Hitler aveva già deciso di
eliminare militarmente la Cecoslovacchia e per avere
un buon alibi da opporre ai sospettosi osservatori internazionali
riteneva fondamentale non migliorare la posizione dei
tedeschi sudeti, lasciandoli sotto il tallone del governo
di Praga per sfruttarne le lamentele e minacce e poi
usare questi argomenti contro il popolo cecoslovacco.
La trappola venne studiata a tavolino, così come
il piano di invasione al quale venne dato il nome in
codice di Fall Grün [Caso
Verde NdR]. È sempre Albrecht Haushofer ad assistere
segretamente Hess nella sua strampalata smania di trovare
dei canali diplomatici paralleli con ambienti britannici
per cercare di intavolare una pace separata con Londra,
prima dell’inizio dell’invasione dell’Unione
Sovietica.
Giovedì 16 marzo 1939: Adolf Hitler emette il
decreto di annessione al Reich della Boemia e della
Moravia, istituendo un protettorato a capo del quale
viene chiamato (due giorni dopo) Konstantin von Neurath,
ministro degli Esteri fino al 4 febbraio 1938. La Cecoslovacchia
viene così smembrata: la Slovacchia si sgancia
e chiede l’indipendenza, trasformandosi in uno
Stato satellite della Germania, dove si instaura un
regime conservatore guidato dal presbitero monsignor
Jozef Tiso (1887-1947).
I vertici delle forze armate e dei servizi segreti cecoslovacchi
vanno in fibrillazione. Sanno di avere le ore contate.
Temono seriamente che i dossier più sensibili
dello Stato Maggiore cadano nelle mani dei nazisti.
Il giorno stesso, il Führer
si era recato in visita a Praga, accompagnato dal Reichsführer
Heinrich Himmler e dal giovane capo del RSHA,
l’Ufficio centrale per la sicurezza del Reich
dal quale dipendono il Sicherheitsdienst
(servizio di sicurezza, SD)
e la polizia di sicurezza (SiPo),
Reinhard Heydrich. Due giorni prima il generale František
Moravec, capo della Settore Ricerca del 2° Dipartimento
GS (servizi segreti) dell’esercito
cecoslovacco, aveva lasciato il Paese, volando a Londra
con dieci ufficiali del suo servizio. Moravec, aiutato
anche dal SIS britannico,
aveva portato con sé documenti del suo archivio
segreto, gran parte dei quali relativi agli accordi
con i servizi segreti francesi e sovietici, in particolare
con il Deuxième Bureau e
l’NKVD.
Moravec lasciò a Praga, occupata dal nemico,
anche vari agenti che fanno il doppio gioco.
Uno di questi agenti era il noto A-54,
identificato in Paul Thümmel, un ufficiale tedesco
di origini cecoslovacche “capo residente”
della Sezione di Controspionaggio del Dipartimento III
della stazione Abwehr di Praga.
Intorno al caso Thümmel si giocò una complessa
macchinazione tra l’RSHA
e l’Abwehr. Da tempo,
infatti, Heydrich desiderava regolare i conti con il
proprio rivale di sempre, l’ammiraglio Canaris,
sospettato di giocare una doppia partita con gli alleati
occidentali. Thümmel (alias René) dal 1936
era un contatto confidenziale dell’intelligence
cecoslovacca e collegato all’MI6,
i servizi segreti britannici, altrimenti detto Secret
Intelligence Service. Aveva avuto, infatti,
un ruolo non secondario come “talpa” dell’Abwehr
nel cosiddetto incidente di Venlo e cioè nella
cattura da parte del Sicherheitsdienst
di due agenti del SIS (il
capitano Sigismund Payne Best e il maggiore Richard
H. Stevens della stazione SIS
presso l’Ambasciata britannica all’Aia),
il 9 novembre 1939.
Dopo la fuga a Londra di Moravec e del capitano Jaroslav
Šustr (che in qualità di comandante dello
Special Group D del 2°
Dipartimento del Ministero della Difesa cecoslovacco
avrà un ruolo di primo piano nella selezione
e nell’addestramento dei due agenti di Anthropoid),
Thümmel viene “bruciato” dai sovietici
per colpire Beneš e, più in generale, la
resistenza cecoslovacca che faceva capo al suo governo
in esilio perché ritenuti delle “marionette”
nelle mani delle potenze occidentali. Grazie alla collaborazione
di due agenti sovietici dell’NKVD
(Will Leimer e il “Commissario” Nachtmann),
l’agente A-54 venne
arrestato il 13 ottobre del 1941 con il consenso di
Heydrich e immediatamente interrogato dalla Gestapo.
Venne rilasciato il 25 novembre grazie all’interessamento
dell’ammiraglio Canaris, ma a patto che Thümmel
faccia da “cane da tartufo” per la cattura
di un altro pezzo grosso della resistenza cecoslovacca.
Arrestato di nuovo il 22 febbraio 1942 sulla base di
ulteriori indizi, René confessò i contatti
avuti con la rete di resistenza nel Protettorato, cercando
di convincere la Gestapo che
stava lavorando alla disarticolazione dell’intera
leadership clandestina cecoslovacca. Il 2 marzo viene
nuovamente rimesso in libertà, ma a condizione
che accompagni ad un appuntamento-trappola il capitano
Václav Morávec della Difesa Nazionale.
Il 21 marzo 1942, Morávec, rimasto ferito nello
scontro a fuoco con la Gestapo,
si suicida per non cadere nelle mani dei nazisti.
È in questo clima intossicato dai sospetti che
nel avviene l’incontro a Praga, a metà
maggio 1942, tra l’ammiraglio Canaris e l’SS
Obergruppenführer Heydrich per la
sigla di un accordo tecnico-operativo tra Abwehr
e RSHA riguardante la sfera
delle competenze nelle attività di controspionaggio.
Nella mente di Heydrich è ormai chiaro che il
servizio segreto militare è totalmente inaffidabile,
infestato da agenti nemici, come Thümmel, e diretto
da un doppiogiochista. Heydrich è sicuro che
Canaris abbia tradito il giorno in cui la Germania ha
attaccato l’Occidente.
Ma la mortale rivalità tra i due capi dell’intelligence
tedesca viene mascherata da un impenetrabile scudo di
cordialità e dell’impeccabile formalismo
del cerimoniale di Stato che organizza tutte le fasi
della Conferenza di Praga che si svolge appena due settimane
prima dell’attentato ad Heydrich. Agli incontri
partecipa anche il generale delle SS
Walter Schellenberg, direttore dell’Amt
VI [Ufficio VI, ossia il servizio di intelligence
dell’RSHA, NdR].
Con la scusa di migliorare i rapporti tra Abwehr
e SD ed evitare le frequenti
duplicazioni di sforzi nel lavoro di spionaggio e controspionaggio
ed eliminare le differenze nei metodi di lavoro comune,
il vertice serve in realtà ad Heydrich per sterilizzare
il ruolo sempre più ambiguo di Canaris e a ridimensionare
l’Abwehr, sottomettendolo
all’RSHA. Nelle pieghe
di questo titanico scontro si inseriscono le manovre
dei servizi segreti cecoslovacchi, sovietici, francesi
e britannici. Per Beneš, che fino a quel momento
doveva scegliere tra due obbiettivi da colpire, non
c’è più alcun dubbio: Heydrich è
la preda più grossa da sbattere sul tavolo dei
negoziati con gli Alleati, attraverso la quale consolidare
il proprio ruolo di leader in esilio e incassare la
promessa del suo ritorno al potere a guerra terminata.
La fuga a Londra del colonnello František Moravec,
capo del Settore Ricerca del 2° Dipartimento GS
(servizi segreti) dell’esercito cecoslovacco,
è stata determinante, insieme a quella dell’ex
presidente Beneš e del suo staff, per la creazione
del Servizio di intelligence cecoslovacco e delle operazioni
speciali che saranno organizzate, in collaborazione
con i francesi e i britannici nei territori dell’Europa
Centrale occupati dai tedeschi. Questa importante cellula
del governo e delle forze armate cecoslovacche in esilio
a Londra, soprattutto dopo la capitolazione della Francia
e l’arrivo in Inghilterra di molti reparti militari
cecoslovacchi impiegati nell’esercito francese,
inizia a negoziare con i britannici la possibilità
di impiegare soldati scelti per missioni oltre le linee
nemiche nella Cecoslovacchia occupata dai nazisti: per
atti di sabotaggio, azioni disturbo, spionaggio o per
inviare ufficiali di collegamento con le reti della
Resistenza.
Da parte britannica, l’attività di addestramento
e coordinamento di queste operazioni venne affidata
al SOE e al SIS
(Secret Intelligence Service,
anche MI6). Ma dietro questo
agreement tecnico-operativo incombeva l’ombra
del servizio segreto francese che, anche dopo l’annessione
della Boemia e della Moravia alla Germania, manteneva
alcune “antenne” nei territori occupati
dai nazisti e cercava di ritagliarsi un ruolo centrale
– attraverso il Comitato France
Libre e il BCRA (Bureau Central
de Renseignements et d’Action) del
generale Charles de Gaulle – nei difficili equilibri
interni alla coalizione alleata. Il governo francese
in esilio, infatti, voleva mantenere una sorta di primato
sul continente europeo, nonostante l’umiliante
sconfitta subita ad opera della Wehrmacht
sul suolo patrio, il conseguente disarmo dell’esercito
e la perdita della flotta da guerra (in parte neutralizzata
ad Alessandria o bombardata dalla Royal
Navy a Mers-el-Kébir, in Algeria,
nel luglio 1940).
I legami tra Francia e Cecoslovacchia in una prima fase
erano ancora saldi e non è un caso che le unità
dell’esercito cecoslovacco in esilio marcino per
le vie di Liverpool indossando fieramente le uniformi
da combattimento francesi solo poche settimane dopo
la caduta della Francia e la firma dell’armistizio
da parte del Maresciallo Philippe Pétain a Rethondes
il 22 giugno 1940. Un segnale per dimostrare fedeltà
al patto che ancora legava Praga a Parigi in chiave
anti-Berlino. Per queste rivalità, tra la britannica
French Section (la più importante
del SOE a capo della quale
era stato scelto il maggiore Maurice Buckmaster con
un passato da reporter per il quotidiano parigino “Le
Matin”) e il BCRA
c’era un clima avvelenato da sospetti, attriti
e colpi bassi. Il governo francese in esilio era insofferente
verso l’autorità britannica.
Il generale de Gaulle voleva mantenere per sé
le decisioni più importanti non solo sulle operazioni
in territorio francese, ma anche negli altri Stati da
lui ritenuti ancora sotto la propria influenza e comunque
nell’orbita della Francia, come la Cecoslovacchia.
De Gaulle, inoltre, non aveva perdonato a Churchill
gli accordi segreti con Pétain per la neutralizzazione
della flotta o sul mantenimento delle colonie francesi
in Nord Africa per garantire la piazzaforte di Gibilterra
e il controllo nel Mediterraneo. Da parte cecoslovacca,
personaggi come il generale Moravec, il ministro della
Difesa generale di divisione Sergej Ingr o il generale
di divisione Rudolf Viest vedevano nel BCRA
e nello Stato Maggiore di De Gaulle un punto di riferimento
imprescindibile, fondamentale per perseguire i loro
obiettivi strategici: primo fra tutti la denuncia del
trattato di Monaco.
L’Operazione Anthropoid (cioè il piano
che prevedeva l’assassinio di Heydrich) venne
quindi costruita con grande perizia dal generale Moravec,
capo dell’intelligence militare, assistito per
questo dal brigadiere Colin Gubbins, direttore esecutivo
del SOE, uno dei massimi esperti
di tecniche di guerriglia, sabotaggio e più in
generale di guerra non ortodossa. Gubbins, su incarico
del War Office, per la sezione
Ricerca Intelligence Militare (MI-R)
aveva lavorato con i cecoslovacchi e i polacchi in esilio
a Parigi, pochi mesi prima della capitolazione della
Francia. Il lavoro tecnico-organizzativo di Anthropoid
fu affidato al caporal maggiore František Pavelka
che predispose i primi rapporti operativi.
C’era grande preoccupazione nel governo cecoslovacco
in esilio: il premier Beneš era venuto a sapere
che, dopo la prima brutale ondata repressiva, il Reichsprotektor
Heydrich aveva avviato una serie di riforme e misure
per incrementare la produzione industriale e agraria
(corteggiando soprattutto operai e contadini, contrapponendoli
all’intellighenzia borghese in cui si annidavano
i principali focolai della Resistenza), riforme che
stavano ottenendo il consenso popolare. Scrive a questo
proposito Heinz Höhne nel suo saggio “Der
Orden unter dem Totenkopf”: «Le
notizie dei successi pacificatori del governatore-SS
spaventarono il governo ceko di Edvard Beneš in
esilio a Londra. La calma funerea nel Protettorato minacciava
di paralizzare la causa dei cecoslovacchi democratici
in esilio perché quanto più passivo era
il comportamento della popolazione boemo-morava, tanto
più insostenibile diventava la posizione del
governo in esilio nelle trattative con gli Alleati.
Solo un movimento di resistenza attivo nel Protettorato
poteva giustificare il governo in esilio nel chiedere
agli Alleati un assoluto riguardo per gli interessi
cecoslovacchi nell’ordinamento del dopoguerra».
Questa la conclusione dello studioso tedesco: «Ma
la resistenza era impossibile finché i tedeschi
e il tiranno Heydrich si fossero attenuti alla loro
elastica politica d’occupazione. Ciò indusse
i cecoslovacchi in esilio a trarre una fredda conseguenza:
Heydrich doveva essere liquidato, l’assassinio
del potente Protettore avrebbe provocato quella brutalità
tedesca senza cui la resistenza ceka non trovava né
meta né slancio.»
Il 22 giugno 1941 la Germania invadeva l’URSS
senza dichiarazione di guerra. Alla fine di luglio il
governo cecoslovacco in esilio ottenne il riconoscimento
ufficiale da Mosca. A ben vedere, il progetto di disarticolare
il “nuovo ordine” in Boemia e Moravia nasce
quindi immediatamente dopo l’avvio da parte di
Hitler dell’Operazione Barbarossa, cioè
l’invasione dell’Unione Sovietica. L’idea
– sollecitata da Mosca e appoggiata da Londra
– era quella di innescare nel Protettorato di
Boemia e Moravia una serie di focolai capaci di indebolire
il regime, creando un insidioso fronte interno proprio
alle spalle delle armate tedesche che avanzano verso
Mosca, sperando al contempo di alleggerire il peso sul
fronte occidentale e la pressione sulla Francia occupata.
Il tanto sospirato “secondo fronte” apriva
importanti spazi di manovra per la guerra non ortodossa
e questa tattica venne brillantemente interpretata dai
vertici del SOE. Le forti
pressioni sovietiche su Beneš sono descritte nel
saggio “The Unseen War in Europe - Espionage and
Conspiracy in the Second World War” di John H.
Waller, il quale cita in particolare le memorie di Robert
Bruce Lockhart, capo del Political Warfare
Executive, l’uomo che faceva da
collegamento tra il governo britannico e quello dei
cecoslovacchi in esilio e per questo in strettissimo
contatto con Beneš.
La pianificazione iniziale di Anthropoid
fu messa a punto dal 2° dipartimento del ministero
della Difesa cecoslovacco in esilio, in collaborazione
con gli specialisti di Baker Street (dal nome della
sede dello Special Operations Executive)
e dell’Intelligence Service.
Il nome originale assegnato all’operazione era
stato Salmon e come data per
portare a termine l’assassinio di Heydrich si
era pensato inizialmente al 28 ottobre 1941, 23°
anniversario dell’indipendenza cecoslovacca. Ma
qualcosa andò storto e il piano fu rimandato…
Un gruppo speciale selezionato dal capitano Jaroslav
Šustr, comandante del 2° dipartimento della
Difesa cecoslovacca, inizia una fitta serie di cicli
addestrativi presso cinque “case” dello
Special Training School (STS)
del SOE, dislocate nelle campagne
scozzesi e inglesi. Una delle più importanti,
la STS 25, aveva sede nelle
fattorie di Garramor e Camusdarrach. E qui che venne
addestrato e “diplomato” uno dei due parà
cecoslovacchi scelti per portare a termine Anthropoid,
Josef Gabcik, classe 1912, ufficiale di fanteria. Gabcik,
alla fine del 1939 era fuggito prima in Polonia e quindi
in Francia dove venne arruolato nella Legione Straniera
[in tempo di pace era proibito per uno straniero arruolarsi
nell’esercito regolare francese NdA] e inviato
ad Algeri. Dopo l’invasione tedesca, Gabcik rientrò
in Francia per unirsi al battaglione di fanteria straniera
cecoslovacca di stanza a Adge. Prese parte alla campagna
di Francia e decorato. Dopo la capitolazione del 25
giugno 1940, viene evacuato in Inghilterra e reinquadrato
nel I Battaglione della Brigata mista cecoslovacca col
grado di secondo comandante del II Plotone della 3ª
Compagnia. A Gabcik viene affiancato il sergente Karel
Svoboda, anche lui classe 1912, reduce della disfatta
polacca e quindi della campagna di Francia durante la
quale ha servito prima nella Legione Straniera e poi
nella Compagnia trasmissioni del 2° Reggimento di
fanteria. Svoboda, nell’ultima fase dell’addestramento
durante il corso da parà a Manchester, saltando
da un pallone aerostatico fisso la notte del 5 ottobre
rimane ferito alla testa e ciò provoca la sua
estromissione dal gruppo (viene sostituito dal tenente
Jan Kubiš, classe 1913) e l’immediato rinvio
della missione di due mesi. La partenza è rimandata
al 28 dicembre 1941. Per Heydrich, il “boia di
Praga”, l’Angelo della morte evocato da
Eugen Dollmann, l’appuntamento col destino può
attendere.
Tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre 1941,
il rinvio nell’avvio di Anthropoid
aveva creato un grande nervosismo a Mosca. Problemi
logistici, motivi tecnico-operativi (non ultimo attendere
la fase lunare indicata per lo svolgimento del volo
notturno), carenza di aerei idonei da parte della RAF
(nonostante fosse stato introdotto nel novembre 1940,
il quadrimotore Handley Page Halifax
che aveva svolto il primo raid operativo sulle installazioni
portuali e ferroviarie di Le Havre, la notte tra l’11
e il 12 marzo 1941) ed equilibri politico-militari avevano
determinato un progressivo slittamento nella realizzazione
dell’operazione. Questi ritardi misero in fibrillazione
lo Stavka (il Comando generale
delle Forze Armate sovietiche, istituito il 23 giugno
1941) e la Lubjanka, il quartier generale dell’NKVD.
Nelle ultime tre settimane di ottobre del 1941, infatti,
proprio in contemporanea con l’iniziale data di
partenza di Anthropoid (fissata, come detto, per il
28 ottobre, 23° anniversario dell’indipendenza
cecoslovacca), l’Operazione Tifone
scatenata dalla Wehrmacht
per la conquista di Mosca aveva iniziato ad investire
i capisaldi difensivi intorno alla città, cercando
di spezzare la spina dorsale dell’Armata Rossa.
Era a rischio la stessa stabilità dell’Unione
Sovietica. La grande tenaglia del Gruppo d’Armate
Centro del feldmaresciallo Fedor von Bock si stava chiudendo
sulla capitale sovietica. Il 19 ottobre cadeva Mojsk,
sulla rotabile che portava direttamente a Mosca, mentre
da sud la 2ª Panzergruppe del
generale Heinz Guderian investiva le retrovie dello
schieramento russo oltre il fiume Desna.
Stalin temeva il collasso del sistema e per questo premeva
sulla NKVD affinché
i cecoslovacchi lanciassero quell’operazione nelle
cuore del Reich con l’obiettivo di provocare una
serie di focolai nel Protettorato di Boemia e Moravia,
nelle retrovie dell’esercito tedesco, proprio
mentre si registrava lo sforzo più grande nell’avanzata
nazista verso est. Infatti, la produzione bellica del
Protettorato (in particolare gli impianti della Skoda)
costituiva, in quel delicato momento, un sostegno di
vitale importanza per gli arsenali della Wehrmacht.
Come riporta puntualmente Callum MacDonald nel suo libro
“Assassination of Reinhard Heydrich ”, «combattendo
con le spalle al muro, i russi chiedevano agli Alleati
un contributo militare capace di alleggerire in qualche
modo la pressione della blitzkrieg sul loro barcollante
fronte. Non più tardi del 19 luglio [1941] Stalin
scriveva a Churchill suggerendo uno sbarco britannico
nel Nord della Francia per dirottare le truppe di Hitler
dall’Est». Il giorno prima, il 18 luglio
a mezzogiorno, il presidente degli Esteri del governo
cecoslovacco in esilio, Jan Masaryk (figlio del primo
presidente della Repubblica Cecoslovacca, Tomáš
Masaryk), firmava il trattato ceco-sovietico con il
quale Mosca, nel riconoscere il governo in esilio del
presidente Beneš, considerava nulli gli accordi
di Monaco. Questa mossa diplomatica, seppur ben camuffata
dietro lo schermo di un accordo di mutua assistenza
contro la Germania di Hitler, nascondeva un obiettivo
ben più preciso e concreto: stringere i bulloni
della cooperazione politico-militare con l’intelligence
cecoslovacca, fino a quel momento sotto tutela da parte
dei britannici con il SIS
attraverso la catena di comando del Foreign
Office.
Stalin non si fidava affatto del premier britannico
Winston Churchill e del suo servizio segreto. Il SOE,
in questo contesto, era soltanto uno strumento operativo
di un piano molto più articolato. Grazie alle
informazioni ottenute da Paul Thümmel, l’agente
dell’Abwher tedesca,
nome in codice A-54, che da
anni faceva il doppio (o il triplo) gioco tra Germania,
Cecoslovacchia e Regno Unito, Beneš fu in grado
di informare i russi dell’imminenza dell’attacco
tedesco all’Unione Sovietica. Il presidente cecoslovacco,
fin dai primi giorni dal suo arrivo a Londra (il 22
ottobre del 1938), era in ottimi rapporti con l’ambasciatore
sovietico, Ivan Maisky, al quale passava di volta in
volta informazioni utili al Cremlino.
In precedenza, nei primi di marzo del 1939, era stato
sempre Thümmel a mettere in guardia (attraverso
il capitano Fryc) il colonnello Frantisek Moravec, capo
dell’intelligence militare cecoslovacca, dell’imminente
invasione tedesca della Boemia e della Moravia. Grazie
a quell’avvertimento fu possibile per Moravec
mettere in salvo l’archivio del servizio segreto
e della sua rete clandestina e, con l’aiuto del
SIS, imbarcare tutto la sera
del 14 marzo del 1939 su un aereo all’aeroporto
Ruzine di Praga e volare in esilio a Londra. L’accordo
sottoscritto da Beneš con i sovietici sortì
un effetto immediato. Negli uffici di Porchester Gate,
a Londra, dove aveva sede il quartier generale dei cecoslovacchi
in esilio, si presentò un nuovo ospite: un ufficiale
dell’NKVD di nome Cicajev
con l’ordine segreto di mettersi in contatto con
gli uomini del colonnello Moravec per tenere sotto controllo
soprattutto le trasmissioni radio con l’agente
A-54 (Thümmel).
Durante tutta l’estate del 1941, più la
situazione sul fronte orientale diventava critica, più
i sovietici facevano pressioni sui cecoslovacchi per
lanciare operazioni nel Protettorato contro depositi
di carburante, impianti di produzione di benzina per
mezzi corazzati, fabbriche aeronautiche e ferrovie.
Su precise disposizioni di Beneš, così come
ebbe a spiegare a Robert Bruce Lockhart, ufficiale di
collegamento con il Foreign Office,
fino all’avvio dell’Operazione Barbarossa,
l’ordine per il movimento clandestino in Boemia
e Moravia era quello di restare calmi, concentrandosi
soltanto su azioni di sabotaggio della rete di comunicazione
tedesca, resistenza passiva e raccolta informazioni.
Ma con l’inizio dell’assedio di Mosca, lo
scenario mutò di 180 gradi.
Con questa situazione alle spalle e risolti gran parte
dei problemi tecnico-operativi nelle attività
clandestine nel Protettorato, Anthropoid
può finalmente essere lanciata. Obiettivo: uccidere
l’Obergruppenführer SS
Reynhard Heydrich. Tutto è pronto all’aviobase
della RAF di Tangmere, West
Sussex, alle 22 del 28 dicembre 1941. L’Handley
Page Halifax Mk II assegnato al SOE,
dopo il decollo, fece rotta verso la costa francese
sorvolando l’area di Le Crotoy da dove poi puntò
ad Est verso la città tedesca di Darmstadt, a
sud di Francoforte sul Meno, incrociata 42 minuti dopo
la mezzanotte. La navigazione fu resa molto difficile
dalle condizioni del tempo sul Protettorato: quasi tutti
i punti noti come fiumi, piccole città, ferrovie
e strade erano invisibili sotto spessi strati di neve.
Ciò fu la causa una serie di errori di calcolo
nella rotta. Alle 2 e 24 del 29 dicembre, si lanciava
il primi gruppo: i sottufficiali Josef Gabcík,
29 anni, e Jan Kubiš, 28, assegnati ad Anthropoid.
Poi alle 2,37 fu la volta dei due agenti di Silver
A, Alfréd Bartoš e Jirí
Potucek. I lanci terminarono alle 2 e 56 con il lancio
di Jan Zemek e Vladimir Škácha di Silver
B. Secondo il navigatore, i due agenti
incaricati della missione Anthropoid vennero lanciati
a est della cittadina di Cáslav, ma in realtà
atterrarono nei pressi di Nehvisdy, sul villaggio Celákovice,
ad est di Praga, invece che ed est di Pilsen. Gli uomini
di Silver A, invece, atterrarono
tra Podebrady e Mestec Králové e mentre
quelli di Silver B si ritrovarono
paracadutati a nord ovest di dírec. L’Halifax
pilotato da Ron Hockey, dopo i tre lanci, fece una virata
di 180° e, nonostante fosse stato più volte
preso di mira dalla contraerea tedesca, riuscì
ad atterrare intatto a Tangmere alle 8 e 19 del 29 dicembre.
Per Gabcík e Kubiš, iniziava un’avventura
senza vie d’uscita. Nonostante una serie di incidenti
(come l’infortunio al piede sinistro di Gabcík,
toccando il terreno ghiacciato), pericoli e insidie
varie, i due agenti cecoslovacchi venivano soccorsi,
aiutati e protetti da Ladislav Vanék, nome in
codice Jindra, uno dei dirigenti
di Soko”, l’organizzazione
sportiva legata alla causa nazionale cecoslovacca e
messa fuori legge dalle misure repressive di Heydrich
perché coinvolta con la resistenza.
Grazie a Vanék, i due agenti di Anthropoid raggiungono
Praga in treno agli inizi di gennaio 1942 con gran parte
della loro attrezzatura (due pistole Colt 38, sei bombe
a mano caricate con esplosivo al plastico, due scatole
di fusibili, due granate Mills,
un lanciagranate Tree Spigot,
quattro fusibili elettrici, un mitra Sten
Mk II, 32 libbre di esplosivo al plastico,
quattro bombe fumogene, un rotolo di miccia e tre penne
esplosive). A poco più di due mesi dal loro lancio
sulla Cecoslovacchia occupata, il 1° marzo 1942,
Alfréd Bartoš di Silver A
riusciva finalmente a trasmettere alla centrale di Londra
la notizia che i due agenti di Anthropoid erano sani,
salvi e al sicuro.
Con il progredire delle attività di pianificazione
dell’attentato crescevano, tuttavia, anche i rischi
di letali cortocircuiti con altre missioni lanciate
dal SOE nel Protettorato per
non parlare delle gravi preoccupazioni all’interno
del movimento resistenziale per le prevedibili, devastanti
rappresaglie naziste. I due agenti di Anthropoid entrarono
in contatto con il gruppo di Out Distance,
composto da tre sabotatori (Adolf Opálka, Karel
Curda e Ivan Kolarík) paracadutati la notte del
28 marzo 1942 nei pressi del villaggio di Orechov, con
l’incarico di facilitare la RAF nella localizzazione
degli obiettivi da colpire e cioè gli stabilimenti
militari della Skoda di Pilsen. Il bombardamento fu
effettuato la notte del 25 aprile (la missione era denominata
Canonbury), ma nonostante il supporto da terra fu un
completo fallimento. Non una bomba delle centinaia sganciate
dai quadrimotori Short Sterling Mk I del 218° Squadron
della RAF colpì il bersaglio.
Per contro, Gabcík e Kubiš conobbero Karel
Curda di Out Distance. Sarà proprio Curda, nei
giorni seguenti l’attentato ad Heydrich, a costituirsi
alla Gestapo e a fornire i nomi dei responsabili. La
sua scelta di collaborare fu motivata dalla speranza
di evitare uno spaventoso bagno di sangue.
La vigilia dell’attentato fu turbata da un durissimo
scontro interno alla resistenza cecoslovacca, una volta
trapelato il vero obiettivo dei due agenti di Anthropoid:
l’assassinio di Heydrich. Fra i più autorevoli
oppositori furono proprio Ladislav Vanék, gli
uomini della sua rete Jindra
e lo stesso Alfréd Bartoš: proprio coloro
che avevano offerto il maggior supporto a Gabcík
e Kubiš dopo il loro arrivo nel Protettorato.
Ai primi di maggio, Vanék prese contatti con
Arnošt Heidrich, un ex diplomatico cecoslovacco
e membro della rete clandestina Uvod, per inoltrare
un messaggio urgente in codice a Londra con la richiesta
di sospendere Anthropoid. Questo il testo: «L’omicidio
non sarebbe di alcuna utilità per gli Alleati
e avrebbe conseguenze inimmaginabili per la nostra nazione.
Metterebbe a repentaglio non solo gli ostaggi e i prigionieri
politici, ma anche migliaia di altre vite. La nazione
sarebbe oggetto di rappresaglie senza precedenti. Allo
stesso tempo, spazzerebbe via ciò che rimane
delle organizzazioni resistenziali. A quel punto, sarebbe
impossibile da parte della resistenza essere utile alla
causa degli Alleati. Pertanto vi supplichiamo di dare
ordine, attraverso Silver A,
di non portare a termine l’assassinio. Pericoloso
ritardare, dare l’ordine subito.»
Il dispaccio venne quindi passato a Silver
A per essere trasmesso, ma qualcuno decise
di manipolare il contenuto. Il messaggio che venne inoltrato
al presidente Beneš a Londra il 12 maggio è,
infatti, significativamente diverso dall’originale
messo a punto da Vanék. L’ultima frase
venne così alterata da menti raffinatissime:
«Se per ragioni di politica estera l’assassinio
è comunque essenziale, dovrebbe essere scelto
un altro obiettivo.»
Nell’attesa di una risposta da Londra, Vanék
chiese a Gabcík e Kubiš di aspettare, ritardando
l’inizio dell’operazione. L’attesa
fu inutile. Nessuna risposta venne mai trasmessa alla
resistenza cecoslovacca. Beneš scelse il silenzio-assenso.
Sapeva che l’attentato ad Heydrich avrebbe aperto
le porte dell’inferno per la popolazione del Protettorato,
sapeva che i vertici della resistenza erano contrari,
ma – come testimoniò dopo la guerra il
colonnello Moravec – ordinò di non rispondere
alla richiesta ricevuta da Praga. Il resto è
storia.
Alle 10.32 del 27 maggio 1942, Josef Valcik di Silver
A vide arrivare la Mercedes 320 nera di
Reinhard Heydrich guidata dall’Oberscharführer
SS Johannes Klein, e diede immediatamente
il segnale convenzionale a Gabcík e Kubiš.
Il punto prescelto era lungo via Kirchmayer, nel sobborgo
praghese di Holešovice. Al momento di girare a
destra, lungo la curva a gomito in direzione della strada
V Holešovickách, Gabcík uscì
allo scoperto davanti alla Mercedes tirando il grilletto
del suo mitra, ma lo Sten si inceppò. A quel
punto, Kubiš saltò fuori e lanciò
una delle granate verso l’auto. L’ordigno
non centrò l’abitacolo, ma andò
ad esplodere sotto la fiancata destra, vicino al parafango
della ruota posteriore.
Heydrich, seduto sul sedile anteriore destro, venne
investito dall’esplosione da dietro e alcune schegge
e detriti gli penetrarono nella schiena, perforandogli
la milza. Morì otto giorni dopo, alle 4,30 del
4 giugno 1942, nell’ospedale Bulkova di Praga
a causa delle complicazioni provocate da una misteriosa
infezione batterica agli organi interni.
L’omicidio di Reinhard Tristan Heydrich diede
il via ad una delle più vaste ondate di terrore
che la storia della Seconda guerra mondiale ricordi.
La rappresaglia, così come avevano previsto i
capi della resistenza cecoslovacca, fu pesantissima
e si abbatté in primo luogo sui villaggi di Lidice
e Leáky, dati alle fiamme, rasi al suolo
mentre l’intera popolazione veniva eliminata sul
posto o deportata a Mauthausen (gli uomini fucilati,
le donne arrestate e i bambini ritenuti “germanizzabili”
presi in carico dal Reich). In totale, furono oltre
cinquemila le persone arrestate e deportate dai territori
della Boemia e dalla Moravia come vendetta per la morte
del delfino di Hitler.
Gian Paolo Pelizzaro
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